Al via la campagna referendaria a Roma
Nella giornata mondiale dell’acqua il Forum italiano dei movimenti per l’acqua rilancia l’appello per il “si” al referendum contro la privatizzazione, ricordando la manifestazione indetta a Roma il 26 marzo. Una mobilitazione, ricorda il segretario, Paolo Carsetti, aperta a tutti, ma senza mistificazioni.

22 marzo 2011: giornata mondiale dell’acqua. Una celebrazione che quest’anno l’Onu ha deciso di dedicare all’ “Acqua nelle città” per “rispondere alla sfida urbana”. Se ne parla a Cape Town, in Sudafrica, per cercare risposte ai dati allarmanti che riguardano in particolare la crescita costante delle popolazioni che, nell’Africa sub-sahariana, affollano le città. Una crescita che avanza, inesorabile, al ritmo di 2 persone al secondo.

 

Di acqua si parla anche in Italia, perché tra pochi giorni (sabato 26 marzo) ‘il popolo dell’acqua pubblica’ torna in piazza, a Roma, a sostegno del privatizzazione dell’acqua. Una manifestazione nazionale che lancia il programma referendario su acqua e nucleare, che accoglie anche il mondo pacifista che si mobilita per la Libia. Ma, avverte Paolo Carsetti, segretario del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, “attenti alle mistificazioni dei media e a coloro che pensano di passare sopra alle teste delle tante persone da anni lavorano per i temi dell’acqua”. La manifestazione, precisa Carsetti, rimane per l’acqua. Il sottotitolo riguarda un aspetto da non dimenticare che è quello del nucleare, ma ovviamente è anche uno spazio aperto a tutti quelli che vogliono partecipare, anche se rimane una manifestazione per l’acqua… non trasformiamola in qualcosa di diverso sull’onda dell’emotività del momento”.

 

Dopo aver raccolto più di un milione e quattrocentomila firme, dopo aver ottenuto il via libera dalla Corte Costituzionale per due dei tre quesiti referendari proposti, è arrivata però la bocciatura alla Camera, il 16 marzo scorso, delle tre mozioni dell’opposizione che chiedevano l’accorpamento del referendum alle elezioni amministrative.

 

“Un fatto grave”, sostiene Carsetti, perché in questo modo “non si vuol permettere alle cittadine e ai cittadini di decidere liberamente su un tema così importante, ma anzi portarli a votare per tre volte nel giro di un mese, cosa che crediamo non favorisca assolutamente la partecipazione al voto senza contare la questione economica: votare in questo modo comporterà una spesa pubblica di oltre 350milioni di euro”.

 

Prendiamo atto, fa notare ancora Carsetti, che il ministro degli Interni Roberto Maroni ha cambiato posizione rispetto al 2009 quando fu proprio lui a proporre l’accorpamento con le amministrative. “Si vede – conclude il segretario – che un governo che si dice legittimato dal popolo a governare, poi ha paura del popolo quando deve decidere su temi così importanti”. In ballo, ovviamente, c’è il raggiungimento del quorum che renderebbe valido l’esito del voto popolare.

 

I movimenti per l’acqua pubblica attendono ora che il Consiglio dei Ministri fissi la data in cui gli italiani saranno chiamati ad esprimersi ai referendum (sull’acqua, ma anche su nucleare e legittimo impedimento). Nel frattempo si attende anche il pronunciamento del Tar del Lazio al quale hanno fatto ricorso, il 18 marzo, Codacons e Comitato promotore dei referendum ambientali, chiedendo l’accorpamento delle due consultazioni, amministrative e referendum. Maroni – contrario, come la maggioranza di governo, all'”election Day” – ha proposto la data di domenica 12 giugno per i referendum, e quella del 15 e 16 maggio per le amministrative.

 

(In audio Paolo Carsetti, segretario del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, intervistato da Michela Trevisan nel programma radiofonico Focus)