I migranti e la nostra ipocrisia
Giù la maschera. A molti italiani (e cristiani) di quello che accade a Lampedusa dura lo spazio di un’emozione. Prendiamone atto e continuiamo a batterci. Per noi e per i migranti.
(foto Ugo Borga)

Ci siamo anche noi su quei barconi che puntuali scaricano migranti nel Mediterraneo. Rendersene conto è un esercizio di dignità per noi. Di rispetto e di pietà per loro.

Se noi siamo quelli che sbuffano ogni volta che un migrante ci chiede qualcosa per strada o che guardano i fatti di Lampedusa su l’iPhone pensando che certi particolari si vedrebbero meglio sull’ultimo modello o che non distinguono la Somalia dall’Eritrea ma sussultano ogni volta che lo spread s’impenna o che si stufano a cogliere la differenza tra il migrante per lavoro e il rifugiato o che non hanno mai trovato il tempo di capire come funziona la legge Bossi-Fini sull’immigrazione o che vanno alla messa domenicale ma il prossimo non lo incontrano mai…

Ecco se noi siamo questo, di fronte ai barconi non dobbiamo far finta di indignarci, piangere, pregare. Dobbiamo ribadire, fieri, che i barconi sono il prezzo del nostro benessere e che il Mediterraneo è abbastanza grande da ingoiare milioni di migranti. In questo di modo gli interessi in ballo sono espliciti e non dobbiamo nemmeno mascherarci a lutto.

Se invece noi siamo quelli che hanno una qualche idea di come gira (male) il mondo non dobbiamo stancarci di ribadire che sono le disuguaglianze che muovono quei barconi. E ogni scelta politica ed economica dell’Italia e dell’Europa da lì deve partire. I morti di Lampedusa sono in grande prevalenza eritrei e somali: i primi fuggono da un regime dittatoriale, i secondi si allontanano da un nazione in guerra e priva di istituzioni da oltre vent’anni. Che cos sta facendo l’Europa per queste realtà?

Le migrazioni, fenomeno fisiologico, vanno governate. Le emergenze, come quelle causate da conflitti e fame, vanno affrontate.

Cominciamo subito con il sottoscrivere l’appello, proposto da Progetto Melting Pot Europa, per l’apertura di un canale umanitario per il diritto d’asilo europeo. Appello rivolto ai ministri del governo italiano, ai presidenti di Camera e Senato e alle istituzioni europee.