Trafigura paga vittime del disastro
Si è conclusa con un patteggiamento di 1500 dollari la vicenda di smaltimento di rifiuti tossici che vedeva protagonista l’azienda inglese Trafigura. La cifra, irrisoria secondo alcune associazioni delle vittime, assicura l’impresa da eventuali nuove azioni giudiziarie. Continua il processo in Olanda.

C’è chi lo ha definito il più grave scandalo di smaltimento di rifiuti tossici del XXI secolo. Migliaia di persone ammalate, 17 morti e 16 distretti di Abidjan, capitale della Costa d’Avorio, contaminati. A tre anni dai fatti, la multinazionale anglo-olandese Trafigura, specializzata nel trasporto di prodotti petroliferi, ha deciso di patteggiare un risarcimento di circa 1500 dollari statunitensi per ognuna delle 31.000 vittime ivoriane che hanno intentato causa contro la società a Londra, in Gran Bretagna. L’accordo, che frutta alle vittime una somma di circa 46 milioni di dollari, assicura la compagnia da eventuali nuove azioni giudiziarie.
Dura la reazione delle associazioni delle vittime, che ritengono la cifra insufficiente a compensare i danni provocati dalla società. «Il costo delle cure mediche sostenute durante questi tre anni, superano di gran lunga l’ammontare della cifra offerta» ha commentato Ouattara Aboubabacar, presidente dell’associazione “Toxic Waste Victims”.

Era la notte tra il 19 e il 20 agosto 2006, quando la nave cargo ‘Probo Koala’, noleggiata dalla multinazionale Trafigura, scaricava nel porto di Abidjan il suo carico di 528 tonnellate di soda caustica, scarto altamente tossico della lavorazione del greggio. I rifiuti sono stati in seguito riversati in 16 distretti della capitale, causando gravi danni alla popolazione. Vomito, tosse e difficoltà respiratorie sono i sintomi che si sono diffusi rapidamente, a causa delle inalazioni di acido solfidrico, un gas letale.

Nel 2007 la Trafigura ha patteggiato in un processo avviato in Costa d’Avorio, il pagamento di 200 milioni di dollari al governo di Abidjan, in cambio dell’immunità. Un accordo che non avrebbe favorito le vittime, che hanno avviato un’azione in Gran Bretagna.

L’intesa giunge in seguito alla pubblicazione, sulle principali testate britanniche, delle mail scambiate tra i dirigenti della Trafigura, dalle quali emergono le prove che evidenziano le responsabilità della società. Lo stesso presidente della multinazionale, Claude Dauphin, avrebbe invitato i propri collaboratori a trattare con “creatività” la questione ‘Probo Koala’.

Ad aggravare la posizione della società ci ha pensato anche l’Onu. In un rapporto pubblicato il 16 settembre, il relatore speciale delle Nazioni Unite, Okechukwu Ibeanu, responsabile delle indagine sul caso, ha dichiarato di essere in possesso di prove concrete che indicano la violazione di diritti umani. Pur non disponendo di prove scientifiche, in grado di legare le malattie, allo sversamento dei rifiuti, Ibeanu ha definito l’episodio una violazione del diritto alla vita.
Tutta aperta, invece, la partita in Olanda, dove il processo contro la multinazionale continua.