In annullamento il debito congolese
La Rd Congo ha raggiunto il “punto di completamento” dell’Iniziativa per la riduzione del debito dei paesi poveri molto indebitati lanciata dall’FMI. Il paese potrà beneficiare della riduzione di 12,3 miliardi dei 13 miliardi del suo debito, contratto dal regime dittatoriale di Mobutu.

In un comunicato emesso il 1 luglio, un giorno dopo la celebrazione del cinquantenario dell’indipendenza congolese, il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e la Banca Mondiale (Bm) stimano che, in linea di massima, la Repubblica Democratica de Congo abbia soddisfatto tutti i requisiti necessari per l’annullamento irrevocabile della maggior parte del suo debito.

 

La Repubblica Democratica del Congo ha quindi raggiunto, dopo il suo vicino, la Repubblica del Congo (gennaio 2010), il cosiddetto “punto di completamento” dell’Iniziativa dei paesi poveri molto indebitati (Hipc) lanciata nel 1996 dal Fmi, e dell’Iniziativa per la riduzione del debito multilaterale (Mdri) introdotta nel 2005 dalla stessa istituzione finanziaria internazionale.

 

Il paese potrà quindi vedere ridotto fino a 12,3 miliardi di dollari il suo debito che, ad oggi, supera di poco i 13 miliardi di dollari. Un debito contratto, per la maggior parte, durante l’epoca in cui il paese era sotto la guida del dittatore Mobutu Sese Seko, rimasto al potere per 32 anni, dal 1965 al 1997, anno della conquista del paese da parte delle forze ribelli Afdl (Alliance des forces démocratiques pour la libération du Congo), guidati da Laurend Désiré Kabila.

 

Nel gergo giuridico adottato dalle Ong che si occupano di questi temi, un debito del genere, contratto da un dittatore e di cui è quasi impossibile giustificare l’uso a beneficio della popolazione congolese, è chiamato “debito odioso”. Secondo gli stessi organismi che lottano per la cancellazione dei “debiti odiosi”, tra cui la Cadtm, la cancellazione dovrebbe avvenire senza il pagamento del servizio del debito (interessi annuali) che, per la Repubblica Democratica del Congo, si aggirava attorno a circa 300 milioni di dollari l’anno (secondo i dati forniti dalle autorità congolesi). Soldi, questi, che potevano essere indirizzati al finanziamento della spesa sociale, in un paese dove, da mesi, i funzionari pubblici non sono remunerati e dove la gran parte della popolazione non ha accesso ai servizi sanitari pubblici.

 

Nonostante il carattere “odioso” del debito, il governo congolese aveva accettato di mettersi sotto il commissariamento finanziario del Fmi che ha, in questi ultimi anni, dettato (e continuerà ancora a farlo nel quadro dell’evoluzione del “punto di completamento”) le sue regole di budget a Kinshasa. Tutto questo per garantire “sane” finanze al paese, e la possibilità, quindi, di soddisfare il pagamento degli interessi sul debito, fino al raggiungimento del “punto di completamento”.

 

Lo stesso meccanismo ha permesso, poi, all’istituzione finanziaria internazionale, di imporre al governo di Kinshasa la revisione al ribasso del contratto multi-miliardario siglato con un consorzio di società cinesi che, in cambio di materie prime quali cobalto e rame, si sono impegnate a costruire infrastrutture sociali (strade, ponti, ospedali) in tutto il paese.

 

Per raggiungere il “punto di completamento”, oltre all’accettare il commissariamento internazionale e il ridimensionamento del contratto RdC-Cina, la Repubblica Democratica del Congo ha dovuto anche far fronte all’ostilità del governo del Canada che, richiamando il cattivo stato del clima degli affari in Congo, il 18 novembre scorso in occasione di un incontro dei paesi membri del “club de Paris”, ha posto il suo veto sulle istanze di annullamento del debito congolese.

 

Secondo analisti a Kinshasa, la reazione del Canada sarebbe legata alla decisione delle autorità congolesi che, ad agosto 2009, avevano annullato un contratto minerario alla canadese First Quantum Minerals, che avrebbe investito molto denaro in Congo.La notizia del raggiungimento del “punto di completamento” ha suscitato molto entusiasmo nella classe politica al potere in Congo. La considerano un grande risultato, dopo la “fine della guerra”. Joseph Kabila, attuale presidente della Repubblica, ne ha anche lungamente parlato durante un recente discorso alla nazione.

 

Infatti, il paese può ora, compatibilmente con gli impegni assunti con l’Fmi e la Bm, contrarre altri prestiti presso le stesse istituzioni finanziarie e altri creditori pubblici o privati, per finanziare la crescita e lo sviluppo. Tutte belle parole. Tuttavia, il più grande augurio da fare al popolo congolese è che si realizzi, nei prossimi mesi, il dichiarato obiettivo perseguito da questo processo di annullamento del debito: il trasferimento delle risorse liberate dal pagamento del servizio del debito, verso investimenti sociali. Cosa, questa, che andrebbe a beneficio del governo, visto che il paese andrà alle urne l’anno prossimo per le elezioni legislative e presidenziali, anche se la situazione all’Est del paese risulta ancora instabile.

 

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