68% di affluenza secondo la commissione elettorale. Meno del 10% secondo l’opposizione.
Il risultato del referendum costituzionale in Niger decreta la vittoria del presidente Tandja: grazie al nuovo testo resterà in carica altri 3 anni, e potrà ricandidarsi tutte le volte che vorrà. L’opposizione contesta il dato dell’affluenza alle urne e denuncia il colpo di stato.

Tutto come da copione: il referendum per la modifica della Costituzione nigerina è passato. Secondo i dati diffusi dalla commissione elettorale, non ancora rettificati dalla Corte costituzionale, i nigerini hanno approvato il nuovo testo con una percentuale di sì del 92,50%. Molto discusso il tasso di partecipazione: il 68,26% secondo la commissione, un dato duramente contestato dalle opposizioni che hanno boicottato il voto, e che parlano di un’altissima astensione, superiore al 90%. Ma la diatriba sui dati non interessa al presidente Mamadou Tandja, 71 anni, al potere da due mandati: il referendum non prevedeva un quorum, ed è quindi valido. Tandja era infatti così sicuro di vincere che ha iniziato a ringraziare i suoi cittadini ben prima della fine dello spoglio. La nuova Costituzione gli permette di restare al potere altri 3 anni, e di ripresentarsi per un terzo mandato nel 2012. Rimandate quindi le elezioni presidenziali che avrebbe dovuto tenersi tra novembre e dicembre di quest’anno, ed alle quali Tandja non avrebbe potuto candidarsi: il vecchio testo costituzionale prevedeva un tetto di due mandati per il capo di stato.

La corsa contro il tempo per evitare di essere estromesso dalla politica gli è quindi riuscita, ma a duro prezzo: scioglimento di Parlamento e Corte Costituzionale, maggior controllo di stampa e opposizione, dure critiche di Unione europea, Unione africana, Nazioni Unite, Comunità degli stati dell’Africa occidentale (Cedeao). Tutta la comunità internazionale ha chiesto a Tandja di non forzare la mano e di rispettare la vecchia Costituzione. L’annuncio della vittoria del referendum che gli apre le porte della presidenza a vita è stato accolto con molte riserve. L’opposizione, riunita nella lotta contro il presidente nel Fronte per la difesa della democrazia (Fdd), ha già sollecitato un intervento ufficiale delle organizzazioni internazionali, paragonando il referendum ad un colpo di stato di fatto. L’Unione europea ha già sospeso gli aiuti destinati a Niamey.

I sostenitori di Tandja gli riconoscono di aver contribuito alla crescita economica del paese, una crescita di cui ha giovato solo una parte della popolazione e raggiunta grazie allo sfruttamento dei giacimenti di uranio nel nord del paese. Lo stesso Tandja afferma che sono i suoi stessi cittadini a volerlo al potere: ha bisogno di altro tempo per continuare a gestire gli affari con la società francese Areva. In programma anche una raffineria di petrolio e una diga sul fiume Niger.