Cittadini di seconda classe

Una minoranza nel mirino del regime. È la condizione delle Chiese cristiane, specie dopo l’indipendenza del Sud Sudan.

Lo spazio di libertà dei cristiani in Sudan si è molto ristretto dopo l’indipendenza del Sud Sudan. Infatti la maggioranza, che era sudsudanese, ha lasciato il paese, quasi portandosi con sé i diritti che faticosamente aveva difeso negli anni del governo del Partito del congresso nazionale. I cristiani, in generale, si sentono emarginati e stranieri a casa loro.

Il reverendo Kori Elramla Kori Kuku, pastore protestante e segretario generale del Consiglio delle Chiese sudanesi (Scc), cui aderisce anche la Chiesa cattolica, più volte ha ribadito che questo è un periodo molto critico nella storia della cristianità in Sudan. Il governo, infatti, sostiene che ormai i cristiani sono una minoranza così esigua che si devono adattare alla realtà di uno stato islamico in cui la base della legislazione è la shari’a. Va anche osservato che parecchi dei cristiani rimasti in Sudan appartengono a gruppi etnici minoritari, originari di zone in conflitto, come i Monti Nuba, alcune zone del Nilo Azzurro, il nord dove ci sono tensioni per la costruzione di dighe sul corso del Nilo, e questo aumenta l’emarginazione e il sospetto.

Le piccole comunità cristiane rimaste, però, ricordano che il cristianesimo è arrivato in Sudan, espandendosi lungo la valle del Nilo, molto prima dell’islam, fa parte della cultura tradizionale del paese e dunque non hanno nessuna intenzione di lasciarsi intimidire. Sottolineano che i cristiani sono a tutti gli effetti cittadini sudanesi, che i loro diritti sono garantiti dalla Costituzione e che nessuno riuscirà a costringerli al silenzio.

Tuttavia il governo ha fatto dichiarazioni e preso provvedimenti che limitano fortemente i diritti dei cristiani. Nel luglio dell’anno scorso, ad esempio, il ministro degli affari religiosi ha dichiarato che non saranno più date licenze per costruire nuove chiese, perché sono già fin troppe in relazione al numero dei fedeli. Ma, fa notare il reverendo Kori, portando un esempio di attualità in questi giorni, stanno sorgendo nuovi quartieri attorno a Khartoum dove gli amministratori locali pensano di rilocare popolazione cristiana da aree degradate nei pressi di Omdurman. Se non si potranno costruire nuove chiese, sarà violata la loro libertà di religione.

Il governo, inoltre, è più volte intervenuto per demolire chiese ed altre strutture cristiane, prendendo l’occasione, talvolta, di conflitti nella comunità o di un po’ di pressapochismo amministrativo-burocratico, come la non chiarezza sui titoli di proprietà del terreno. (…) 

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