Scarcerato il leader dell'opposizione
I giudici della Corte Suprema di Lusaka hanno archiviato le accuse di tradimento contro il leader dell’opposizione zambiana Hakainde Hichilema, in carcere da aprile. Dopo l’intervento del segretario generale del Commonwealth, la situazione politica in Zambia sembra essersi rasserenata, ma la crescente deriva autoritaria manifestata negli ultimi mesi dal presidente Edgar Lungu non va sottovalutata.

Dopo quasi quattro mesi di carcere, il leader del principale partito di opposizione in Zambia, lo United party for national development (Upnd), è tornato in libertà il 16 agosto scorso. Hakainde Hichilema era stato arrestato ad aprile con l’accusa di tradimento per aver ostacolato il passaggio del corteo presidenziale. Il Procuratore di Stato ha deciso di archiviare l’accusa ricorrendo alla procedura del nolle prosequi, di fatto sospendendo l’azione legale.

Il processo contro l’uomo d’affari, conosciuto in patria come “HH”, e altri 5 oppositori arrestati con lui, sarebbe dovuto iniziare mercoledì, ma già nei giorni precedenti grazie all’intervento del segretario generale del Commonwealth, Patricia Scotland, la situazione in Zambia sembrava essersi distesa: il presidente Edgar Lungu si è detto disposto a intavolare un dialogo costruttivo con il leader dell’Upnd e con le restanti forze dell’opposizione, dopo un periodo di restrizioni che aveva allarmato la comunità internazionale.

Prove di dialogo

La stabilità democratica in Zambia ha iniziato ad incrinarsi in concomitanza con le elezioni di agosto 2016. Il risultato del voto presidenziale ha sancito la riconferma di Lungu, presidente del Patriotic Front (Pf), che ha superato Hichilema di appena 100.000 voti. Le proteste degli oppositori che contestavano i risultati hanno dato vita ad una serie di violenti scontri che coinvolsero i sostenitori di entrambi gli schieramenti.

Il nuovo approccio intrapreso dal segretario generale del Commonwealth, apre uno spiraglio di luce in una situazione che negli ultimi mesi era peggiorata ulteriormente, e rappresenta un lungo piano di assestamento democratico in vista delle elezioni del 2021. La prima mossa di Patricia Scotland è stata infatti quella di provare a mettere intorno allo stesso tavolo il Patriotic Front di Lungu, lo Upnd di Hichilema, i partiti minori dell’opposizione e tutte le altre parti interessate, per avviare un dialogo.

L’intervento del segretario generale, condotto anche con l’ausilio dei vescovi cattolici, sarebbe stato accettato dai due leader politici e, secondo quanto dichiarato domenica da Reuters in seguito all’intervista di una fonte governativa anonima, “il leader dell’opposizione e il capo di stato si sarebbero impegnati a seppellire il passato e avviare un dialogo allo scopo di affrontare alcune delle questioni sollevate dall’opposizione dopo le elezioni del 2016, cosicché quelle del 2021 possano essere gestite meglio”.

Sempre secondo la fonte citata da Reuters, il presidente Lungu si sarebbe impegnato nella promozione della pace, della stabilità e del bene pubblico.

Deriva autoritaria

Gli ultimi mesi in Zambia hanno messo in luce una netta evoluzione nella politica intrapresa dal presidente Lungu. La frase utilizzata durante la campagna elettorale dal leader del Patriotic Front, “se messo con le spalle al muro, sacrificherò la democrazia per la pace” ha trovato, infatti, piena applicazione in una serie di azioni contro membri dell’opposizione e organi di stampa privati. Già prima delle elezioni del 2016 il governo aveva chiuso il quotidiano indipendente The Post, accusato di minare l’ordine pubblico. Dopo le elezioni di agosto l’azione di censura e indebolimento dell’opposizione si era estesa anche alla più grande Tv privata dello Zambia, Muvi Tv, e a due radio, Komboni Radio e Radio Itezhi Tezhi, anch’esse private. Dopo l’arresto di Hichilema, l’alibi perfetto per assestare il colpo di grazia all’opposizione si è presentato il 4 luglio, quando in seguito a un incendio il principale mercato di Lusaka è andato distrutto. Il presidente Lungu ha prontamente accusato l’opposizione dell’accaduto, invocando poteri straordinari. Il parlamento ha dunque imposto lo stato d’emergenza per tre mesi.  In seguito alla decisione presa dal parlamento, con 48 membri del Upnd impossibilitati a votare, la situazione in Zambia è ulteriormente peggiorata, come testimoniano l’arresto di uno studente 35enne accusato di aver insultato il capo di stato su Facebook, e l’arresto del leader del United progressive people (Upp) Saviour Chishimba, colpevole di aver parlato male del presidente in un programma tv.

Economia in difficoltà

Alla difficile situazione politica che sta vivendo il paese si aggiunge anche il rallentamento dell’economia. La crescita del Pil è infatti ai minimi storici, anche se in breve ripresa rispetto al 2015. La crescente inflazione, ora scesa al 6.6% ma che ha quasi raggiunto il 23% a febbraio, e la riduzione dei consumi, fanno di questo periodo il peggiore degli ultimi 10 anni, in cui l’economia dello Zambia era cresciuta in media del 7.4%.

In questo cotesto di crisi economica e politica, il ritorno di Hichilema rappresenta una buona notizia per la democrazia di un paese conosciuto per la sua stabilità, tuttavia non segna la fine di una crisi politica enfatizzata dalla paura del presidente Lungu di perdere consenso in vista delle elezioni del 2021. Quest’ultimo, infatti, ha dato prova di esser disposto a tutto pur di consolidare il proprio potere, e il pericolo è che la retorica intrapresa dal leader del Pf crei delle divisioni politiche a livello etnico, soprattutto tra i Bemba, sostenitori del presidente e principale gruppo etnico dello Zambia (21%), e i Tonga, sostenitori di Hichilema e secondo gruppo etnico del paese (13.6%); come già avvenuto in occasione delle elezioni del 2016.

Inoltre, il rischio è quello che uno stato stabile come lo Zambia cada vittima di un’economia neoliberista incentrata solo sui profitti: la continua privatizzazione che sta avendo luogo nel paese potrebbe portare infatti a una serie di squilibri interni, dovuti soprattutto allo sfruttamento del rame e dell’uranio. In questo scenario minaccioso, il dialogo tra maggioranza e opposizione rappresenta l’unica soluzione per far sì che il paese non venga ulteriormente danneggiato dalla pressione di interessi esterni, Cina in testa, e lotte di potere interne.