PAROLE DEL SUD – APRILE 2017
Comboniani Brasile

Ne volevano parlare anche in senato. Raramente un carnevale è stato così polemico. E non s’erano mai visti capi indigeni – 17 in tutto, delle più diverse etnie – sfilare nel Sambodromo di Rio de Janeiro con orgoglio e con tanto sostegno popolare.

Quest’anno la scuola carnevalesca Imperatriz Leopoldinense ha scelto come tema della sua spettacolare sfilata “Il grido che viene dalla foresta”. Il tema indigeno, che spesso decora in modo folkloristico e inoffensivo costumi e colori delle notti carioca, questa volta ha diviso l’opinione pubblica, perché ha toccato la ferita aperta delle contraddizioni brasiliane.

Il testo scelto per il samba che ritmava la danza della scuola Leopoldinense trattava delle minacce che questi popoli soffrono fin dalla colonizzazione europea del paese e mostrava quanto il “progresso” anche oggi provoca ferite incurabili nelle terre indigene e nell’ambiente. Si faceva riferimento alla polemica diga idroelettrica di Belo Monte, nel cuore dell’Amazzonia, costruita passando come un bulldozer sui diritti delle popolazioni tradizionali che vivono nella regione e sulle decine di processi giudiziari che ne dimostravano l’illegalità. Un’ala intera della sfilata trattava il tema degli agro-tossici, tema urgentissimo e grave, considerato che il Brasile è il paese al mondo in cui se ne fa il maggior consumo.

I senatori legati all’agrobusiness sono andati su tutte le furie. Spaventati dal carnevale, hanno dimostrato quanto il loro modello economico-politico è insostenibile e ha bisogno di difendere a tutti i costi un’immagine positiva per camuffare i suoi veri impatti.

I media, confermando la loro sudditanza ai grandi capitali finanziari e alla forza politica dei latifondisti, hanno soffiato sul fuoco. Una televisione nazionale è giunta ad affermare che se i popoli indigeni non accettano le condizioni del progresso brasiliano, dovrebbero per coerenza non prendere le medicine dei bianchi e «morire di malaria».

Il governo installatosi dopo il golpe parlamentare dell’anno scorso (impeachment della presidente Dilma Roussef) infragilisce sempre più gli organi istituzionali e le leggi che dovrebbero difendere i diritti indigeni, diminuendo le possibilità di riconoscimento della proprietà delle loro terre e minacciando di aprirle allo sfruttamento minerario.

La leader indigena Sonia Guajajara riconosce che «questo carnevale può politicizzare il dibattito e così rafforzare la lotta dei nostri popoli». «Lottare non è un verbo intransitivo», dice il Movimento dei lavoratori rurali Sem Terra. Ogni denuncia deve avere il coraggio di fare nomi e indicare responsabilità.

Quest’anno anche il carnevale l’ha fatto, confermando che il grande responsabile per il massacro dei popoli indigeni in Brasile è l’agribusiness.

I movimenti social o i canali alternativi di comunicazione non avranno mai la forza per comunicare con tale intensità l’emozione e l’indignazione che ci ha trasmesso una scuola di samba nella notte del carnevale più famoso del mondo.

Ancora una volta, quindi, l’arte e l’organizzazione popolare si sono alleate per mostrare, con bellezza e dignità, che il Brasile può suonare nuovi ritmi nel samba della vita. Il carnevale, ironia delle contraddizioni di ogni società, ci aiuta a sognare strade nuove, in cui sicuramente anche Dio starà danzando!

I leader indigeni sfilano con la scuola samba di Imperatriz Leopoldinense la prima serata del Carnevale di Rio, il 27 febbraio 2017 (AFP Photo/Yasuyoshi Chiba)

 

Belo Monte

La diga è in via di costruzione sul fiume Xingu nel nord Pará. I lavori, iniziati nel 2011, sono stati interrotti più volte a causa delle proteste dei movimenti indigeni e ambientalisti: affermano, anche attraverso un rapporto, che è un impianto non sostenibile perché, modificando il flusso del fiume e causando inondazioni, avrà pesanti ricadute sociali e ambientali. L’opera è uno dei progetti infrastrutturali previsti dal Programma di accelerazione della crescita del governo.

Sem Terra

Movimento contadino sorto negli anni ’80 in seguito alle occupazioni di terra nel sud del paese. Oggi è diffuso in tutto il Brasile, coinvolge centinaia di migliaia di persone e si batte per una riforma agraria che consenta una ridistribuzione della terra oggi per gran parte in mano ai latifondisti. Una partita ancora tutta da giocare, considerato che nemmeno il presidente Lula, che l’aveva promessa nel 2003, è riuscito ad attuarla.