IO NON SONO RAZZISTA MA – OTTOBRE 2018
Marco Aime

«Si dice che la cosa più tremenda del nazismo sia il suo lato disumano. Sì. Ma ci si deve arrendere all’evidenza: questo lato disumano fa parte dell’umano. Fintantoché non si riconoscerà che la disumanità è cosa umana, si resterà in una pietosa bugia». Fa molto male rileggere queste parole di Romain Gary, ma occorre farlo, se non si vuole davvero rimanere nella bugia. Parole che mi sono tornate in mente ascoltando le litanie arroganti di Salvini e dei suoi corifei a proposito dei migranti.

Nessun paragone (per ora, anche se siamo sulla strada giusta) con il nazismo, sarebbe davvero eccessivo, ma è il senso del ragionamento di Gary che va ripreso. Non basta indignarsi per l’atteggiamento e i toni sprezzanti del ministro dell’interno: lui fa il suo sporco lavoro, quello di distrarre l’opinione pubblica dai problemi reali. Fa propaganda sulla pelle degli altri.

Quello che spaventa è il sempre maggiore consenso che questa linea riscuote tra quegli “italiani brava gente”, che per decenni si sono cullati su questo mito della bontà, dimenticando peraltro un ventennio di dittatura con tanto di leggi razziali.

Il razzismo non è rimasto confinato sui polverosi scaffali della storia. È qui tra noi, in noi e non ha il volto arcigno che ci si attende. Non ha neppure una falsa teoria della razza o della superiorità “bianca” a cui appoggiarsi, semmai si aggrappa a un neo-tribalismo che assegna diritti sulla base del luogo di nascita. Nella migliore tradizione della nota “banalità del male”, il neo-razzismo indossa la maschera del buonsenso, del sentire comune.

Primo Levi si chiedeva se era possibile condannare un intero popolo per ciò che era accaduto, conscio del fatto che non tutti avevano partecipato a certe nefandezze. La risposta fu “sì”, perché troppi erano stati in silenzio. Ora pensiamo, senza minimizzare per favore, a cosa sta accadendo oggi in Italia, Ungheria, Polonia, Austria e Francia. Proviamo a farlo perché quelle parole di Levi non ci cadano addosso come pietre, quando sarà troppo tardi.

Forse, spero, Orbán, Le Pen, Salvini, Strache passeranno, ma quando non ci saranno più loro, non avremo più scuse. Dovremo guardarci in faccia e non sarà una cosa facile.

Primo Levi
“Since then, at an uncertain hour,
Dopo di allora, ad ora incerta,
Quella pena ritorna,
E se non trova chi lo ascolti
Gli brucia in petto il cuore…”

(Alcuni versi de Il superstite, tratti dal libro di poesie Ad ora incerta, Garzanti, 1984).