Da Nigrizia di gennaio 2011: Benedetto XVI in Benin a novembre
Il Papa consegnerà alla chiesa africana la sua esortazione post-sinodale. A due anni dalla conclusione del secondo Sinodo africano.

Benedetto XVI tornerà in Africa. Dal 18 al 20 novembre si recherà in Benin. Sarà il suo secondo viaggio apostolico nel continente. La prima volta, nel marzo 2009, aveva visitato Camerun e Angola, per presentare l’Instrumentum laboris della 2a Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per l’Africa, cioè lo strumento di lavoro che sarebbe servito ai vescovi, attesi in Vaticano dal 4 al 25 ottobre seguente per celebrare il sinodo sul tema: “La chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”.

 

Scopo della visita in Benin sarà la consegna ai vescovi e, attraverso di loro, a tutta la chiesa africana, dell’esortazione apostolica che il Papa sta redigendo come frutto dei lavori del 2° Sinodo africano e che servirà da guida pastorale alla chiesa che è in Africa nei prossimi anni.

 

Benedetto XVI ha deciso di ripetere quanto fece il suo predecessore, dopo il primo Sinodo africano (10 aprile-8 maggio 1994) sul tema “Chiesa, famiglia di Dio”. Dal 14 al 20 settembre 1995, Giovanni Paolo II decise di «riportare il sinodo a casa», con un viaggio apostolico in tre metropoli: Yaoundé (Camerun), Johannesburg (Sudafrica) e Nairobi (Kenya). Quel viaggio aggiunse eloquenza alla sua volontà di celebrare nel continente la fase conclusiva del sinodo, che consisteva nella consegna ai vescovi e nella presentazione alle comunità cattoliche dell’esortazione apostolica Ecclesia in Africa, che raccoglieva quasi tutte le oltre 60 propositiones, cioè le tesi elaborate dai padri sinodali e consegnate al Pontefice alla fine del sinodo. Ecclesia in Africa fu il primo documento pontificio mai firmato lontano da Roma. In calce si legge: «Dato a Yaoundé, in Camerun, il 14 settembre, Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, dell’anno 1995, decimosettimo di Pontificato».

 

 

150 anni di Vangelo

La scelta del piccolo paese dell’Africa Occidentale è legata alle celebrazioni per il 150° anniversario della sua evangelizzazione, iniziata dai missionari della Società delle Missioni Africane di Lione. Era il 18 aprile 1861 quando i padri Francesco Borghero, italiano di 30 anni, e Francisco Fernández, spagnolo di 25 anni, approdarono sulla spiaggia di Ouidah, città da secoli conosciuta da tutti i trafficanti europei di schiavi. Da lì sarebbe partita una delle “avventure” missionarie più avvincenti della storia della chiesa in Africa, che avrebbe portato all’evangelizzazione del regno di Abomey.

 

Giovanni Paolo II aveva visitato il Benin una prima volta nel febbraio 1982 e una seconda nel febbraio 1993. In occasione del suo secondo viaggio, Papa Wojtyla aveva incontrato a Ouidah i sacerdoti del vodù, la religione tradizionale, esprimendo tutta la stima della chiesa cattolica per il loro credo.

 

Il viaggio di Benedetto XVI sarà anche l’occasione per ricordare il suo predecessore come decano del collegio cardinalizio, «l’indimenticabile e caro cardinale beninese Bernardin Gantin», morto il 13 maggio 2008 all’età di 86 anni, e sepolto nella cappella del seminario maggiore di Ouidah: «Con lui ho avuto l’occasione provvidenziale di condividere numerosi anni di servizio alla sede apostolica».

 

Il card. Gantin fu il primo vescovo africano chiamato dal Papa, allora Paolo VI, ad assumere incarichi di responsabilità nella curia romana, in particolare come presidente del Consiglio pontificio per la giustizia e la pace e, in seguito, del Consiglio pontificio “Cor unum”. Nell’aprile 1984 Giovanni Paolo II lo aveva nominato prefetto della Congregazione per i vescovi e presidente della Pontificia commissione per l’America Latina, un posto certamente di prestigio e di grande responsabilità. +

 

Se due anni vi sembrano pochi

Quando Benedetto XVI consegnerà la sua esortazione post-sinodale alla chiesa africana saranno trascorsi esattamente 24 mesi dalla conclusione del 2° Sinodo. Troppi! Nigrizia, nel numero di gennaio 2010, scriveva: «Se è vero che il sinodo è finito, almeno nella sua celebrazione romana, è ancora più vero che il sinodo inizia. Vanno ora affrontate due enormi sfide: quella della trasmissione dei contenuti e quella della loro ricezione da parte delle comunità ecclesiali africane… I fedeli devono conoscere subito ciò che i loro pastori hanno detto e fatto durante l’assise. Servirebbe un compendio dei migliori interventi in aula e nei gruppi di studio, mettendo in luce l’intero processo che ha portato alla formulazione delle proposte finali. Non ci si può limitare ad aspettare la pubblicazione dell’esortazione postsinodale da parte del Papa. Un’attesa di 12-15 mesi sarebbe troppo lunga. E servirà a poco ripetere l’esperienza del primo sinodo, con il viaggio di Giovanni Paolo II in Africa, 17 mesi dopo l’assise, per “portare il sinodo a casa”. Il sinodo potrebbe essere già “a casa sua” oggi stesso. Basterebbe elaborare meglio le propositiones, riordinarle secondo un filo più logico, completarle con il molto materiale tralasciato e aggiungervi chiare indicazioni applicative. Si creerebbe un nuovo genere letterario nell’insegnamento magisteriale della chiesa, che potrebbe diventare tipico dei sinodi continentali».

 

Si è optato per il tradizionale documento pontificio. Che sarà senz’altro ampio e completo, degno di approfondito studio. Ma avrà una grave pecca: quella di arrivare a due anni di distanza dall’evento che dovrebbe averlo generato. Quando la gente, forse, non se ne ricorda nemmeno più. Del resto, anche l’esortazione apostolica post-sinodale Verbum Domini, sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della chiesa, ha visto la luce il 30 settembre 2010, mentre il sinodo celebrato su quell’argomento si era svolto dal 5 al 26 ottobre 2008!





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