Commercio armi / Le rivelazioni
Un’inchiesta della pubblicazione statunitense The Intercept mette alla luce le intenzioni di un famoso mercenario e trafficante d’armi americano che, perseguendo il suo delirio e la sua sete di ricchezza, non esita a cercare di armare dittatori e lobby imperialiste nei conflitti. Ultimo tentativo? Aerei d'attacco a buon mercato nei conflitti africani.

Quando nel mondo scoppiano crisi, guerre internazionali o conflitti civili dove è la popolazione a pagare il prezzo più alto, esistono sempre gruppi di persone che ne traggono vantaggio. C’è chi ottiene profitto in maniera chiara, diretta e deducibile, come le élite politiche. Chi ne beneficia indirettamente attraverso i legami dell’economia globale, come il mondo della finanza con i suoi speculatori e le multinazionali. E poi esiste un terzo gruppo di individui che proprio di guerra vivono e che, se possono, agendo nell’ombra, lavorano per creare i presupposti affinché i conflitti continuino. Un esempio? I mercenari e i mercanti d’armi.
La vicenda che racconteremo, riguarda uno dei più noti esponenti di quest’ultimo gruppo e il suo sogno di guerra privatizzata legato a doppio filo con il continente africano. Si tratta dell’46enne americano Erik Prince, ex Navy Seal dell’esercito Usa, divenuto famoso per aver fondato un’impresa militare privata, la Blackwater, con ruoli di primo piano come security contractor in Iraq per conto dell’amministrazione statunitense. Questa compagnia di mercenari negli anni ha subito pesanti critiche a causa dei metodi operativi estremamente aggressivi tenuti dai propri agenti in Iraq cui seguirono una serie di scandali per crimini commessi dai suoi uomini sul campo. Scandali tacitati nel 2013 da un patteggiamento da 42 milioni di dollari, dalla liquidazione della società e dall’allontanamento di Prince.


L’uomo d’affari, Erik Prince

Un nuovo progetto
Erik Prince, oltre ad essere un mitomane guerrafondaio è, però, anche estremamente carismatico. Dotato di fascino, ha buoni contatti e un notevole fiuto per gli affari quando si tratta di conflitti. I suoi progetti in questo settore infatti  non si sono esauriti con la Blackwater, ma hanno anzi trovato nuova linfa. Una recente inchiesta di due giornalisti, Jeremy Scahill e Mattew Cole, della pubblicazione americana The Intercept, ha rivelato che tra il 2013 e il 2015 Prince ha cercato di organizzare una forza aerea militare mercenaria a basso costo ma ad alto potenziale tecnologico-militare. In particolare ha trasformato piccoli aeroplani civili in velivoli da guerra con l’intento di venderli o affittarli ad alcuni paesi africani aggirando le leggi internazionali sul commercio d’armi. Tra i paesi con cui ha cercato di fare a affari compaiono Mali, Niger e in particolare il Sud Sudan, sconvolto da un conflitto civile scoppiato nel 2013 e sul quale vige un embargo sugli armamenti. Secondo The Intercept, Prince ha intuito che in contesti dove la scarsità di mezzi militari delle parti coinvolte genera lunghe e sanguinose guerre di logoramento, la disponibilità di piccoli aerei d’attacco a costi relativamente accessibili, si rivela “efficace” e di conseguenza può portare ingenti guadagni aprendo un nuovo mercato.

L’idea
Tutto è iniziato nell’estate del 2013 quando Prince con i suoi collaboratori, durante una visita al confine tra Burkina Faso e Niger, studiavano a come proteggere una miniera di magnesio nella quale il “mastro mercenario” Prince pensava di investire. Essi giunsero alla conclusione che un aereo leggero dotato di potenti telecamere di ricognizione, come quelle di cui sono equipaggiati i famosi droni militari, sarebbe stata una buona soluzione per proteggere e allertare preventivamente chi gestisce attività estrattive in zone di conflitto.
In un anno Prince organizza una squadra di fedelissimi e fonda la Frontier Services Group (FSG). Una società che ufficialmente si occupa della fornitura di servizi logistici e di trasporto aereo in “zone sensibili”, quotata in borsa e con sede ad Hong Kong.
Da questo momento, secondo The Intercept, Prince per conto di FSG firma ufficialmente contratti di logistica per alcuni governi africani, ma in realtà, assieme a un team di fedelissimi inizia a sviluppare progetti segreti per attività paramilitari con quegli stessi governi. Fa tutto ciò tenendo all’oscuro i dirigenti e il consiglio di amministrazione della società.


Uno degli hangar della Airborne a Wiener Neustadt, in Austria.

La trasformazione degli aerei
Nel 2014 Prince inizia quindi il piano per la creazione di una forza aerea privata. Un’idea che diviene “un’ossessione”, secondo le fonti intervistate da The Intercept. Come prima cosa fa acquistare dalla FSG due piccoli aerei Thrush 510G negli Usa. Successivamente, rileva in segreto il 25 % di una società austriaca, la Airborne Technologies (AT), in grado di effettuare modifiche agli apparecchi.
Gli aerei volano in Austria negli hangar della AT nell’aeroporto di Wiener Neustadt East, a sud di Vienna. Gli ingegneri iniziano la trasformazione dei velivoli progettati per l’agricoltura in mezzi militari.
Alla FSG credevano che le modifiche dovessero servire a missioni di ricognizione e sorveglianza e che quindi i velivoli sarebbero stati equipaggiati di fotocamere e rinforzati con scudi e vetri blindati. In realtà in quegli hangar Prince fa predisporre gli aerei per poterli equipaggiare anche con sistemi d’arma, come razzi, bombe, mitragliatrici e tecnologie di puntamento laser.  


Un Thrush 510G durante le modifiche in uno degli hangar della Airborne.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, i dipendenti della AT, che avevano già lavorato su progetti sensibili per vari governi, erano stati indotti a credere d’essere impegnati in un contratto segreto, ma legittimo. Non sapevano che il cliente fosse Prince (a cui si riferivano con il nome in codice “Echo Papa”), né che Prince fosse azionista della loro compagnia.
Il piano segreto incontra però un primo ostacolo: la rigida legislazione austriaca sull’esportazione di armamenti. Erik Prince, deve eludere queste norme e così costituisce tramite contatti una società di copertura, la LASA Engineering Ltd in Bulgaria, un paese noto per le sue norme lassiste sull’esportazione di strumenti di difesa e assurta a ruolo di hub per i trafficanti internazionali di armi. La soluzione per aggirare le norme consiste nel far acquistare da LASA gli aerei pre-modificati dalla Airborne per poi armarli a Sofia e venderli successivamente ai paesi africani interessati. La LASA, quindi, sarebbe stata “utilizzata per il marketing e la vendita di aerei leggeri armati”.

Il cliente Sud Sudan
All’inizio la destinazione di questi “carri armati” volanti sembrava essere il Mali, successivamente questa pista si è sgonfiata e l’affarista americano decide di rispolverare un suo vecchio contatto già conosciuto ai tempi della Blackwater: il presidente Sud sudanese, Salva Kiir.  Nell’estate del 2014, il giovane Sud Sudan ricco di petrolio era piombato di nuovo da alcuni mesi in una sanguinosa guerra civile.  Kiir aveva bisogno del sostegno di Prince.
Ufficialmente la FSG firmò con il Sud Sudan un contratto di 12 mesi per un valore di 150 mln di dollari per la fornitura al Ministero del Petrolio e delle Miniere Sudanese di servizi logistici per contribuire a riportare sotto controllo i campi e le raffinerie di petrolio del paese. In pratica si trattava di sorvegliare l’area dei giacimenti e di altre mansioni logistiche. Non si parlava di assistenza militare.
Ma questo era scritto sulla carta, perché i servizi che stava offrendo Prince erano ben altri. Dall’inchiesta si scopre che il mercenario aveva promesso ai sud sudanesi una flotta di aerei d’attacco e una forza  di contractors stranieri di 4.000 unità da impiegare sul campo. Trattò anche un’operazione segreta denominata “Iron Fist” che sarebbe stata pagata ben 300 mln di dollari. Si prevedevano azioni d’assalto a terra e aeree a fianco dell’esercito governativo contro obiettivi ribelli.


Il presidente sud sudanese Salva Kiir.

Fallimento
Tante promesse fasulle che ovviamente FSG non era in grado di mantenere date le grosse difficoltà che stava incontrando nella logistica e nel trasporto degli unici due aerei in produzione al momento. Ovviamente il Sud Sudan smette di pagare la FSG quando si rende conto che Prince non stava rispettando la parola data. Gli aerei non arrivavano.
I dirigenti della FSG, ignari di tutto, cominciano a rendersi conto della reale natura del contratto e nel 2015 l’annullano. Dopo un’ispezione sugli aerei capiscono di aver violato le norme USA sull’esportazione di armi, ordinano di smantellarli e cercano di disfarsene. Contemporaneamente a Ottobre 2015 Prince viene messo sotto accusa dal consiglio d’Amministrazione di FSG, tenuto a Hong Kong, per aver mentito sul contenuto dei contratti e sulla natura degli aerei. Viene spogliato temporaneamente di ogni potere operativo, chiusa la Divisione Trasporti aerei di FSG e licenziati i componenti del team di Prince.

Non è finita
Il sogno bellico di Prince però non tramonta qui. Incurante di queste misure, sembra persistere ancora nelle sue attività illegali.
Secondo le indagini di The Intercept nei primi mesi del 2016, “non mancando di potenziali acquirenti in Medio Oriente e Africa”, la Airborne ha addirittura presentato i suoi velivoli “personalizzati” ad una manifestazione di aerei di difesa a Singapore e sembra che abbia recentemente ottenuto “un certo numero di ordini significativi da “forze internazionali di polizia e militari”.
Com’è possibile? Prince gode dell’appoggio degli azionisti cinesi della FSG, che, nonostante tutto, lo tengono in gioco. Fonti interne alla società hanno rivelato al The Intercept che negli ultimi giorni di Marzo 2016, ancora a Hong Kong, si è svolta l’Assemblea degli Azionisti di FSG che avrebbe dovuto essere la resa dei conti fra i soci americani, che pretendevano un cambio delle attività e di strategia, e Prince. Con il sostegno dei cinesi Prince non ha avuto alcun problema ad avere la meglio sui suoi avversari, tanto è vero che non non si è nemmeno giunti al voto. La maggioranza era assoluta.  
Prince, l’affarista guerrafondaio, è tornato al comando e può quindi continuare a perseguire i suoi piani che, anche se assurdi, non possono che far preoccupare. Come preoccupa il fatto che tutto questo si svolga sotto gli occhi indifferenti delle autorità internazionali.