L’11 agosto prevista una manifestazione nazionale
Manifestazioni in tutte le principali città: dipendenti pubblici, autisti, ferrovieri e netturbini. Chiedono un aumento adeguato dei salari all’inflazione, causato dalla grave recessione economica. Scongiurato per ora lo sciopero dei minatori. L’Intervista a padre Efrem Tresoldi, da Pretoria.

Un’ondata di scioperi sta invadendo il Sudafrica: dopo le violente manifestazioni della settimana scorsa, che hanno portato all’arresto di 200 persone in tutto il paese, da lunedì oltre 160mila lavoratori hanno incrociato le braccia, denunciando la grave crisi economica e chiedendo un aumento salariale. Le manifestazioni, organizzate e sostenute dai principali sindacati sudafricani (South African Municipal Workers Union, Samwu, e l’Independent Municipal and Allied Trade Union, Imatu ), si sono risolte in diversi casi in scontri con la polizia, in particolare nei centri della provincia del Limpopo, regione nordorientale del paese. Nel capoluogo Polokwane la polizia ha disperso la folla sparando proiettili di gomma.

Nelle principali città del paese come Pretoria, Cape Town, Port Elizabeth, Sol Plaatjie gli scioperanti hanno bloccato le strade con barricate e immondizia. Anche la capitale Johannesburg è paralizzata dai cortei e dal fermo dei mezzi pubblici; bloccata anche la metropolitana, con la polizia che si è schierata al fianco dei manifestanti.

L’astensione del lavoro di dipendenti statali, autisti, ferrovieri, netturbini sta mettendo in crisi il funzionamento dei trasporti pubblici e la raccolta dei rifiuti in molte città. Fermi anche diversi uffici degli enti pubblici locali. Falliti finora tutti i tentativi di mediazione tra governo e parti sociali: i sindacati chiedono un aumento del 15% degli stipendi e hanno rifiutato l’offerta dell’11,5% in più in busta paga.

La popolazione è stremata a causa della recessione economica che ha colpito il paese, la prima dalla fine dell’apartheid, e che ha causato un aumento vertiginoso della disoccupazione, costringendo molte aziende alla chiusura. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è il continuo aumento del costo della vita e il mancato adeguamento degli stipendi. Non è un caso infatti che le manifestazioni siano partite dalle township più povere, dove la situazione è aggravata anche dalla mancanza di servizi come l’accesso all’acqua potabile e all’elettricità.

Le avvisaglie della crisi sono però evidenti da mesi, ed i sindacati accusano il governo di non aver preso le dovute precauzioni per tutelare i lavoratori. Recentemente gli scioperi hanno messo a rischio anche la costruzione degli stadi in vista dei nuovo presidente Jacob Zuma, insediatosi circa 2 mesi fa, è già stata ritrattata. Zuma aveva fatto della lotta alla povertà la sua priorità.

Per ora è stato scongiurato il rischio dello sciopero nell’industria mineraria: l’Unione nazionale dei minatori (Num) ha raggiunto un accordo per l’aumento dei salari tra il 9 e il 10,5%. Si tratta di un settore cruciale per l’economia del paese, che dà lavoro a 150.000 persone. Il governo è ora al lavoro per trovare un compromesso anche per il settore pubblico.

Intanto il calendario delle proteste si infittisce di nuovi appuntamenti: l’11 agosto è prevista una manifestazione nazionale, mentre anche i giornalisti e i lavoratori nel settore delle comunicazioni stanno minacciando di scendere in piazza.

Padre Efrem Tresoldi, direttore del World Wide media center di Pretoria, ci parla delle proteste scoppiate nei quoartieri dormitorio delle grandi città sudafricane.
(L’intervista a cura di Ismail Ali Farah è tratta dal programma radiofonico Africa Oggi, è stata realizzata il 24 luglio)