L’analisi / Attacchi a Cabo Delgado
Da mesi il nord del paese lusofono dell’Africa australe affronta attacchi da parte di un gruppo estremista islamico che sembra apparso dal nulla e i cui reali obiettivi non sono ancora chiari. Uno studio di accademici mozambicani attribuisce la sua nascita all’emarginazione sociale e politica di alcune zone del paese, mentre altre congetture fanno addirittura emergere la figura del mercenario americano Erik Prince.

«Com’è possibile che dei musulmani uccidano dei loro fratelli nel periodo di digiuno? Questo non è islam. Non possiamo confondere le azioni di certe persone con l’islam». L’incredulità emerge dalle parole degli abitanti di Pemba intervistati dai media nel giorno dell’Id al-Fitr, la fine del mese del Ramadan. L’islam in Mozambico ha radici profonde che risalgono al VII secolo, ancor prima della colonizzazione portoghese, e oggi più del 17% della popolazione è musulmana e vive per lo più sulle coste e nelle regioni meridionali. Mai nella storia recente c’erano state violenze e sentori di estremismo, ma ora la paura aleggia pesante nell’aria. 

Nelle ultime settimane un’improvvisa recrudescenza di brutalità ha colpito la provincia di Cabo Delgado, nell’estremo nord. Miliziani jihadisti armati hanno assaltato villaggi e postazioni militari provocando decine di morti e incendiando centinaia di abitazioni. Quella che sembrava un’azione contro le autorità da parte di una frangia estremista – manifestatasi per la prima volta lo scorso 5 ottobre nella località di Mocímboa da Praia, allorché 30 uomini attaccarono simultaneamente tre stazioni di polizia -, ora si è trasformata in una presenza ostile e tangibile di cui si conosce il nome: al-Sunnah.

Il gruppo ha continuato a compiere attacchi di moderata gravità ai danni di villaggi nella zona che va da Palma a Pemba, per lo più indirizzati contro le autorità. Mentre il governo di Maputo minimizzava e soffocava la diffusione di informazioni, la polizia arrestava più di 200 persone sospettate di essere legate alla setta e chiudeva alcune moschee della provincia.

Proprio mentre le istituzioni si vantavano di aver “indebolito” il gruppo di “criminali”, il 27 maggio dei miliziani hanno attaccato il villaggio di Monjane, nel distretto di Macomia, decapitando dieci civili tra cui alcune donne e due minori. Per la prima volta al-Sunnah ha preso di mira civili disarmati. Ciò ha fatto pensare a un’evoluzione ancor più oscura della setta, confermata dai fatti avvenuti nei giorni successivi. Almeno sette attacchi in diverse zone in meno di tre settimane hanno fatto più di 50 vittime, con centinaia di abitazioni date alle fiamme.

Una situazione grave che ha causato la fuga di centinaia di persone e la paralisi economica della regione. L’Ambasciata Usa ha chiesto ai suoi cittadini di lasciare la regione per possibili “attacchi imminenti”, seguita da Regno Unito, Portogallo e Canada, mentre dipendenti di Nazioni Unite e Banca Mondiale hanno ricevuto email che invitano alla cautela. Anche la compagnia petrolifera statunitense Anadarko, che assieme all’italiana Eni è impegnata nello sfruttamento delle riserve di gas naturale nelle acque di fronte a Cabo Delgado, sta evacuando i dipendenti dal suo campo nella penisola di Afungi, vicino Palma.

Chi è al-Sunnah?

Chiamati comunemente al-Shabaab (“i ragazzi” in arabo), non hanno alcun legame con i jihadisti sunniti somali. Il vero nome del gruppo è Ahlu Sunnah Wa-Jammá (ASWJ), che significa “aderenti alla tradizione profetica”, abbreviato in “al-Sunnah”. L’identità della setta è stata svelata due settimane fa da una ricerca condotta da religiosi e accademici mozambicani. È nata nel 2014 sotto forma di setta che pratica una versione ultraconservatrice del wahhabismo sunnita e solo un anno dopo ha iniziato a sviluppare cellule armate. I leader del gruppo si sarebbero radicalizzati all’estero, probabilmente in Tanzania, Somalia e nella regione dei Grandi Laghi.

I ricercatori sostengono che al-Sunnah sia formata da cellule di 10-20 individui sparse sul territorio, per un totale di un migliaio di affiliati. I combattenti sono giovani emarginati con scarsa conoscenza del Corano e sarebbero per lo più di etnia Kimwani, che da sempre si sente marginalizzata a favore di quella Makonde. Politicamente ed economicamente abbandonati dalle istituzioni, vedrebbero nel movimento un’occasione di rivalsa contro lo Stato. Al-Sunnah avrebbe gioco facile nell’attrarre i giovani con lauti compensi, derivanti da traffici illegali di legno, rubini, carbone e avorio, di cui è ricca la regione.

Gli studiosi però sottolineano che la setta non avrebbe come obiettivo quello di creare uno Stato islamico nel nord del Mozambico, ma che voglia invece destabilizzare la zona per favorire il commercio illegale di materie prime, di cui si nutre.

L’ombra del mercenario
Questo è ciò che ad oggi si conosce sul gruppo, ma non mancano i retroscena e le illazioni. Una fra queste è la singolare ricomparsa del mercenario statunitense Erik Prince, famoso per i suoi sogni bellici, di cui Nigrizia ha già riportato, e recentemente implicato negli Stati Uniti, nello scandalo Russiagate. 
Da qualche mese in Mozambico si parla proprio di lui, il fondatore della società di sicurezza privata Blackwater, coinvolta in alcune stragi in Iraq, e fratello di Betsy DeVos, discussa segretaria all’Istruzione statunitense.  

La società Frontier Services Group (FSG) che Prince detiene in comproprietà con dei cinesi, ha rilevato in dicembre una parte della società mozambicana Ematum, coinvolta nello scandalo del debito nascosto di Maputo scoperto nel 2016. Un mese dopo, un’altra sua società basata a Dubai, la Lancaster 6 Group (L6G), avrebbe formato una joint-venture con l’altra azienda mozambicana coinvolta nello scandalo del debito, la Pro Indicus. L’obiettivo, secondo quanto rivelato da Africa Monitor Intelligence sarebbe quello di ottenere un appalto per la sicurezza delle zone dei già citati giacimenti di gas di Cabo Delgado.

Stando allo scoop (smentito da L6G e dalle multinazionali del gas), il progetto varrebbe 750 milioni di dollari ma, non avendo Maputo una tale somma, la L6G finanzierebbe il progetto ripagandosi con una riduzione delle tasse e con i dividendi derivanti dalla vendita delle materie prime della regione.

Sarebbe un vero e proprio jackpot per Prince che, secondo le indiscrezioni trapelate, avrebbe detto di essere in grado di eliminare la minaccia jihadista da Cabo Delgado in 90 giorni. Ora, dal momento che fino qualche mese fa al-Sunnah nemmeno esisteva, molti maliziosi a Maputo si chiedono se queste violenze non siano ordite da forze economiche esterne.

Nigrizia ha parlato dell’argomento nel numero di gennaio 2018 con il reportage dal titolo “Islamismo ci cova”.

Nella foto: persone lasciano uno dei villaggi attaccati nel distretto di Macomia (Ricardo Machava – OPais).