L'intervista
Parla Omar Jibril esponente del direttivo del Caim. "Gli attentatori di Parigi si sono formati attraverso le predicazioni di fanatici via Web. Quindi non solo è inutile criminalizzare le moschee, ma è anche controproducente". Il Caim riunisce diverse realtà di musulmani sunniti non sufi. I dirigenti sono vicini idealmente alla Fratellanza musulmana.

Come giudica la legge regionale approvata il 27 febbraio?

A nostro parere, spiega Omar Jibril, ingegnere edile, responsabile dei Servizi edilizi e valorizzazione del territorio del Caim, contiene profili di incostituzionalità perché tende a ostacolare la creazione di luoghi di culto e quindi limita il diritto a praticare i culti religiosi non cattolici e, in particolar modo, le fede islamica. Uno degli elementi più controversi è quello della distanza minima tra luoghi di culto, come se i fedeli di religioni diverse non fossero persone civili, ma tifoserie di squadre di calcio che vanno tenute distanti per non creare incidenti. Anche la questione dei parcheggi è paradossale perché non è detto che tutti quelli che si recano al luogo di culto lo facciano in auto (molti islamici sono così giovani che non hanno neppure la patente).

Quali azioni intendete assumere per contrastare questa legge?

Stiamo studiando la materia e, se non lo faranno i Comuni, faremo ricorso al Consiglio di Stato. Speriamo, che in breve tempo questa legge venga rivista. In questo senso, il Caim cercherà la collaborazione delle altre confessioni e di tutti coloro che ritengono questa normativa inadatta a governare la gestione dei luoghi di culto non cattolici.

Il Comune di Milano ha presentato un bando per la destinazione a luoghi di culto e la gestione di tre aree del suo territorio. Che cosa prevede?

Il bando prevede che tre aree siano destinate a luoghi di culto: Palasharp, ex Bagni Pubblici (zona via Padova) e via Marignano. C’è un limite: non tutte le tre aree possono essere destinate a una sola fede. Molte organizzazioni religiose, iscritte a un apposito albo delle associazioni religiose, presenteranno i propri progetti. Il Comune poi deciderà sia in base al progetto stesso, sia in base ad altri parametri previsti dal bando: sostenibilità economica, legame al territorio, collaborazione con organizzazioni religiose di altra natura, ecc. Purtroppo si dà poco peso alla rappresentatività delle associazioni (con il rischio che gruppi con pochi membri gestiscano strutture importanti come potrebbe essere la prima moschea di Milano) e alla forma architettonica dell’edificio.

Entro quando deciderà il Comune?

I progetti dovranno essere presentati entro il 28 febbraio e Palazzo Marino dovrà decidere nelle settimane successive. Ovviamente non si riuscirà ad avere pronta una moschea per l’inizio dell’Expo. Il cantiere per la costruzione della moschea rimarrà aperto tre-quattro anni. Però è il principio che conta. Se verrà costruita una grande moschea, Milano si metterà sullo stesso piano delle altre grandi città europee dove strutture di questo tipo già esistono.

Invece di costruire una grande moschea non converrebbe costruirne molte piccole?

Per i 120mila musulmani di Milano serve una rete di luoghi di culto. Il Caim da tempo sostiene la necessità di costruire molti piccoli centri sparsi sul territorio, ma ciò non esclude la costruzione di una grande moschea che avrebbe un valore simbolico e di rappresentanza.

La legge regionale ostacola il progetto del Comune di Milano?

Direi di sì. Pensiamo all’area del Palasharp: lì attualmente c’è un luogo di culto musulmano che confina con un convento di suore cattoliche. Secondo la legge regionale questo sarebbe impossibile perché non rispetterebbe le distanze minime previste. Si sta creando una situazione generale di conflitto tra la Regione e i Comuni. Il Comune di Monza, per esempio, ha già annunciato che non applicherà la legge regionale.

Non ritiene che, dopo i tragici fatti di Parigi, le istituzioni occidentali abbiano ragione a tenere sotto controllo i luoghi di culto musulmani?

Le moschee non sono luoghi in cui si alimenta il terrorismo. Al contrario, sono istituzioni in cui si formano i giovani e la comunità ai valori islamici. Gli attentatori di Parigi non si sono formati nelle moschee, ma attraverso le predicazioni di fanatici via Web. Quindi non solo è inutile criminalizzare le moschee, ma è anche controproducente. 

Nella foto sopra  l’esponente del direttivo del Caim, Omar Jibril.

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