Commercio Armi
Raggiunte le 50 ratifiche necessarie per far partire il processo di entrata in vigore dell’Arms Trade Treaty (Att). Da Natale ci saranno nuove regole internazionali sul trasferimento e il commercio di armi.

Ieri a New York, in coincidenza con la sessantanovesima sessione dell’Assemblea generale dell’Onu, è stato raggiunto e superato il numero di 50 adesioni al Trattato sugli Armamenti, necessario per la sua entrata in vigore che è stata fissata per il giorno di Natale.
L’accordo fisserà per la prima volta delle regole internazionali sui trasferimenti di armi e diventerà vincolante per gli Stati aderenti.
Grazie ai nuovi otto paesi che ieri hanno ratificato il testo del Trattato “Arms Trade Treaty”, noto anche con l’acronimo inglese “Att”, (Argentina, Bosnia Erzegovina, Bahamas, Repubblica ceca, Senegal, Uruguay, Saint Lucia e Portogallo) che era stato adottato in sede Onu nell’Aprile del 2013 e già sottoscritto da 121 Stati, dal 25 dicembre entreranno finalmente in vigore le norme riguardanti un settore, quello delle armi convenzionali, con un volume di affari stimato in oltre 80 miliardi di dollari l’anno. Queste norme avranno valore internazionale e diverranno vincolanti per tutti gli Stati che avranno completato il processo di ratifica.
La nuova legislazione su questa materia prevede maggiori controlli su munizioni e componenti d’arma e vieta agli Stati contraenti di garantire forniture a paesi colpiti da embargo o responsabili a vario titolo di crimini contro l’umanità.
È un grande regalo per chiunque creda nella necessità di controllare strettamente i percorsi degli armamenti in giro per il mondo e lo è ancor di più se si pensa che già cinque dei primi 11 esportatori mondiali di armi (Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito) hanno ratificato l’Att.
Certo è che all’appello mancano ancora gli Stati Uniti (paese chiave anche in questo ambito) hanno finora solo firmato il testo, e altri grandi produttori di armi come la Cina, il Canada, Israele e la Russia nei quali permane una forte resistenza.
Ciò non toglie, però, che l’avvenimento di ieri a New York rappresenti un «enorme passo in avanti per la protezione di milioni di persone, le cui vite sono devastate ogni giorno a causa di un commercio globale di armi oggi quasi per nulla regolamentato», come annunciato in un comunicato stampa dalla Rete Italiana per il Disarmo e dalle realtà italiane che sono da sempre in prima linea nel sostegno alla campagna mondiale Control Arms, che ha praticamente fatto partire l’iniziativa e fortemente voluto questo accordo e lo considerano come «una pietra miliare su cui costruire un percorso solido nella lotta per porre fine alla sofferenza umana causata dal flusso irresponsabile di armi».
Secondo Anna Macdonald, coordinatrice di Control Arms, intervenuta ieri sull’argomento, «l’imminente entrata in vigore del Trattato Att, apre la possibilità di trasformare davvero il commercio di armi…è l’occasione, soprattutto, di cambiare la cultura diffusa che fa dire a molti “se queste armi non le vendiamo noi, lo farà qualcun altro”…»
Ma l’impegno in questa direzione non si esaurisce qui. Ora bisogna fare in modo che tutti gli stati che hanno aderito s’impegnino a mettere in pratica concretamente tali norme e principi come ha ribadito Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo, affermando che  «se i leader politici intendono sul serio porre fine al flusso di armi utilizzate per commettere crimini contro l’umanità, crimini di guerra…, allora i Governi di tutto il mondo devono non solo ratificare l’Att, ma iniziare ad attuarlo in maniera efficace».
La Rete Italiana per il Disarmo ha affermato che il suo contributo in questo senso continuerà a essere forte, anche utilizzando l’esperienza maturata nel nostro paese sul controllo dell’export di armi, da sempre sotto la lente d’ingrandimento di Nigrizia.
La trasparenza è un elemento fondamentale in quest’ambito per costruire un serio e preciso meccanismo di rendicontazione a livello internazionale sotto l’egida del Trattato Att. In Italia si può iniziare migliorando l’attuazione della legge n. 185 del 1990 ad esempio. Altro tema molto trattato da Nigrizia.