Katanga / R.D.Congo
L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati con un comunicato lancia l'allarme dal nord del Katanga. Violenze, saccheggi, torture, lavori forzati e scontri etnico-secessionisti continuano a generare sfollati e rifugiati. Negli ultimi tre mesi ne sono stati registrati più di 71 mila. Una crisi dimenticata.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha lanciato l’allarme per la catastrofe umanitaria che sta affliggendo la regione del Katanga nella Repubblica Democratica del Congo.
In un comunicato pubblicato martedì, l’agenzia delle Nazioni Unite ha dichiarato dalla fine del 2012, le violenze e gli scontri hanno costretto circa 400 mila persone ad abbandonare le proprie case, portando il numero totale degli sfollati presenti nella provincia a circa 600 mila.

Nel comunicato l’Unhcr afferma che solo negli ultimi tre mesi sono stati registrati più di 71 mila nuovi sfollati. Cifre realistiche se si pensa che nel solo mese di ottobre, l’agenzia ha registrato 1.737 episodi di violenza, tra saccheggi, case date alle fiamme, torture, lavori forzati e reclutamento forzato nei gruppi armati e violenze sessuali nei territori di Kalemie e nella zona compresa tra i comuni di Manono, Mitwaba e Pweto nel nord Katanga. Una zona che porta ormai il soprannome di “triangolo della morte”.

Tutto ciò sta avvenendo perché nella parte settentrionale del Katanga, una delle province più ricche di risorse minerarie della R. D. Congo, le tensioni etniche di lunga durata tra le due comunità Luba (Bantu) e la Twa (Pigmei), si sono di nuovo trasformate in conflitto aperto dagli inizi di quest’anno. A ciò vanno aggiunti gli attacchi delle milizie Mai Mai Bataka Katanga (un gruppo che lotta per la secessione del Katanga dal resto del Congo), che sono tornate all’azione scontrandosi con l’esercito congolese specialmente dopo il 2011, quando il loro leader, Gédéon Kyungu Mutanga, è riuscito a evadere dalla prigione dov’era detenuto nella città di Lubumbashi.

Il portavoce Unhcr a Ginevra, Karin de Gruijl teme che il numero degli atti di violenza possa aumentare significativamente «a causa dell’insicurezza e delle difficoltà logistiche che impediscono ai nostri operatori l’accesso in alcune aree per svolgere attività di monitoraggio». «Durante i primi dieci mesi del 2014 – continua la de Gruijl – sono stati riportati 15.873 episodi di violenza, di cui oltre l’88% (14.057) si è verificato in questi quattro territori.»

La violenza sessuale rappresenta il problema più serio per l’agenzia delle Nazioni Unite. Tra gennaio e ottobre, i monitor di protezione dell’Unhcr ha aiutato 1.564 persone sopravvissute alle violenze sessuali grazie all’aiuto dei medici. «Tuttavia, a causa della mancanza di accesso alle aree in cui vivono i superstiti e la paura di molti di loro di denunciare la violenza sessuale, ci rendiamo conto che molti altri casi sono segnalati.» afferma sempre Karin de Gruijl che prosegue dicendo che «a causa della mancanza di fondi e della limitata capacità delle organizzazioni nell’assistere vittime di stupri nel Katanga, solo un numero limitato di casi riescono a ricevere cure sanitarie, sostegno psicologico e assistenza legale».

L’Unhcr ha lanciato un appello da Ginevra alle autorità congolesi e alla missione di peacekeeping in Congo (Monusco), affinché raddoppino i loro sforzi e intervengano nel triangolo della morte per proteggere meglio la popolazione civile e prevenire ulteriori violazioni dei diritti umani.

«Ciò che ci fa maggiormente preoccupare – afferma con rammarico Cecilia Schmitt, portavoce del Unhcr nella R.D.C., all’emittente radiofonica francese Rfi – è che gli sfollati hanno ben poco sostegno non solo perché non si riesce a raggiungerle, ma anche per la mancanza di fondi a disposizione. Il Nord Katanga non è una priorità».

Un grido d’allarme forte che arriva da una delle zone più martoriate dell’Africa e maggiormente dimenticate. Per ora la l’unica reazione è arrivata dalla Monusco che ha annunciato il dispiegamento e l’apertura di una nuova base operativa temporanea a Mitwaba, come riporta l’emittente congolese Radio Okapi. Ma forse è troppo poco.

Nella foto in alto due sfollati a causa delle violenze nel nord della regione del Katanga sotto uriparo improvvisato che ora è la loro casa. (Fonte: UNHCR/B.Sokol

Sono circa 2.6 milioni le persone sfollate nella Repubblica Democratica del Congo. Con 600.000 sfollati, il Katanga è la terza provincia del paese per numero di sfollati, dopo il nord e sud del Kivu, nella zona più ad est del Paese.