INCONTRI E VOLTI – DICEMBRE 2018
Alex Zanotelli

Il 12-13 novembre si è tenuto a Palermo il vertice sulla situazione libica, organizzato dal governo italiano in collaborazione con la Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia. Negli stessi giorni, sempre a Palermo, con lo scopo di far capire ai cittadini che cosa accade davvero nel paese nordafricano, si è svolto un controvertice, organizzato dal Forum antirazzista, dai movimenti che si occupano di migrazioni nel Mediterraneo e dai centri sociali.

Ho ascoltato atroci testimonianze di organizzazioni quali Sea Watch, Sos Mediterranée, Open Arms e Mare Ionio (la nave che si muove alla ricerca di migranti in difficoltà). Sono rimasto impressionato dalla gravità della situazione. E dal fatto che il vertice non ha nemmeno affrontato il tema dei migranti.

Nell’intervenire, ho ricordato che se la Libia oggi non è governata, la ragione va ricercata innanzitutto nella scelta di far cadere nel 2011 il dittatore Gheddafi senza prevederne le conseguenze politiche. Quella scelta, voluta da Parigi e Londra, è stata avallata dall’Italia che pure considerava Gheddafi un “alleato”. Ora quel paese è spaccato in tre aree d’influenza (Tripolitania, Cirenaica e Fezzan) e vi prosperano milizie incontrollabili. E questo caos ha ricadute terribili sul popolo libico e sui migranti.

Altro aspetto. Sia Minniti (con il governo Gentiloni) sia Salvini hanno cercato accordi con Fayez al-Serraj, presidente del Governo di accordo nazionale presieduto dall’Onu,per bloccare i migrant. Peccato che Al-Sarrj controlli a malapena Tripoli e non possa certo garantire il rispetto dei diritti umani delle centinaia di migliaia di migranti dall’Africa subsahariana stipati nei centri di raccolta. Ma al vertice di Palermo non si è parlato delle donne stuprate e degli uomini torturati. Tutta questa sofferenza umana è stata cancellata.

Se vogliamo definire questo vertice del governo Conte, possiamo dire che è stato una finzione perché non ha portato a nulla. Nessuno ha firmato nulla, nessuno si è impegnato su nulla, non c’è stato un comunicato finale né è uscita una data per le elezioni. Si è prospettata una conferenza nazionale, promossa dall’Onu, da tenersi in Libia a data da destinarsi, sempre per preparare la strada al voto. Ci si chiede come sia possibile tenere una conferenza di questo tipo in una nazione in cui tutti sono contro tutti e che è nel mirino dei potentati di mezzo mondo per via dei giacimenti petroliferi e di gas naturale…

Il controvertice ha proposto che l’Italia si faccia carico di trovare una soluzione per la stabilità della Libia e per ripristinarvi il rispetto dei diritti umani. Anche se i libici non si fidano di noi, visto che furono assoggettati con la violenza coloniale. Scrive lo storico Angelo del Boca che durante l’occupazione coloniale (1911-1943) abbiamo ucciso oltre 100mila libici.

L’Italia deve dunque farsi un serio esame di coscienza e chi governa deve smetterla di affidare la politica estera all’Eni, l’azienda del petrolio che di fatto ha gestito il vertice di Palermo. Fondamentale poi che Francia e Italia trovino una linea politica (non petrolifera) comune per far uscire la Libia dal caos, coinvolgendo in questo processo l’Unione Europea che si ostina a non voler guardare al Mediterraneo e al Nordafrica.

Vertice
L’obiettivo era di riunire i principali esponenti politico-militari libici, i rappresentanti delle Nazioni Unite e dell’Ue (presente l’Alto rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini), e le potenze straniere coinvolte. Vi hanno preso parte Fayez al-Serraj, presidente del Governo di accordo nazionale (Gna) riconosciuto dall’Onu; Aguila Saleh Issa presidente del parlamento di Tobruk: Khaled al-Mishri, presidente dell’Alto consiglio di stato libico.
Si è fatto vedere anche il generale Khalifa Haftar, che controlla la Cirenaica e l’esercito nazionale libico, e gode dell’appoggio Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia e Russia. Non erano presenti rappresentanti delle milizie armate. Non hanno partecipato il presidente francese Emmanuel Macron (aveva organizzato un suo vertice sulla Libia lo scorso maggio) e nemmeno la cancelliera tedesca Angela Merkel.