Costa d'Avorio / I militari e il potere
L’ennesima ribellione di parte dell’esercito ha messo in luce una preoccupante debolezza delle istituzioni che si stanno rivelando sempre più incapaci di portare avanti un concreto percorso di riconciliazione e di sviluppo nel paese.

Dopo 4 giorni di ammutinamenti che hanno visto il popolo ivoriano ostaggio dei propri militari e le città del paese paralizzate – in particolare Bouaké e Abidjan -, martedì 16 maggio un accordo è stato raggiunto tra ammutinati e governo, e con il rientro in caserma dei militari, la calma è tornata in tutto il paese e la vita ha ripreso a scorrere normalmente.

Il risultato ufficiale di questa ennesima scorribanda dei militari sono 4 morti e 11 feriti. All’origine degli ammutinamenti ci sono gli ex combattenti delle Forze Nuove – che avevano attaccato il paese contro l’allora presidente Laurent Gbagbo, per issare al potere l’attuale, Alassane Ouattara – e che oggi sono integrati, in linea di principio, nell’esercito nazionale.

Che succede dunque nel paese dell’Africa occidentale? È dall’inizio di gennaio che la prima potenza economica dell’Africa occidentale francofona (alle prese con i prezzi in caduta libera del cacao di cui è il primo esportatore africano se non mondiale) deve far fronte ad una serie di ammutinamenti, orchestrati dai militari che reclamano compensi mai versati. Il “miracolo ivoriano” sta rivelando il suo volto fragile. Già il 7 gennaio scorso, c’erano stati ammutinamenti con spari in aria e barricate che avevano creato il panico in diverse città, a cominciare da Bouaké, 350 km a nord della capitale economica Abidjan.

In quell’occasione il governo aveva ceduto alle rivendicazioni di 8.400 militari (sui 22.000 che conta il paese) versando 12 milioni di franchi Cfa (18.000 euro) di premio per ogni soldato. L’accordo prevedeva il versamento di 5 milioni subito, mentre gli altri 7 sarebbero stati versati un po’ per volta, un milione al mese per 7 mesi. Il ritardo accumulato nel versare i 7 milioni restanti, ha provocato l’ammutinamento dei giorni scorsi, al quale è seguito un nuovo accordo.

Rabbia e malcontento

Ma il bel regalo, così velocemente concesso dal potere, non può non risvegliare rivendicazioni simili, e anche maggiori, in altri corpi dell’esercito, poliziotti compresi. E soprattutto nella categoria dei funzionari, che avrebbero di che lamentarsi, ma che non dispongono di kalashnikov per perorare la loro causa.

Questo avviene mentre dal 2011, fine della guerra civile, è al potere Alassane Ouattara, il protetto della Francia e dell’Occidente, per i quali l’ex funzionario internazionale incarna la ripresa economica e la stabilità del paese.

Il problema è che dietro al miraggio della crescita economica della Costa d’Avorio, la povertà e il malessere sociale aumenta. Molto denaro è stato versato nel paese dal 2011, molti investitori sono tornati a investire, ma sono pochi gli ivoriani che hanno potuto beneficiarne. La corruzione e il malgoverno sono a livelli preoccupanti, e suscitano molto scontento. C’è addirittura chi ritiene che le cose vadano peggio che ai tempi di Gbagbo. Perché lo Stato non arriva più nemmeno a pagare fornitori e funzionari.

Nell’aprile 2011, la caduta di Laurent Gbagbo, attualmente processato alla Corte penale internazionale all’Aia, aveva posto fine a 9 anni di guerra civile e permesso l’arrivo al potere di Alassane Ouattara. Ma le piaghe del passato non si sono mai completamente cicatrizzate: non solo la riconciliazione non si concretizza, ma una parte delle Forze Nuove che avevano combattuto per Ouattara, continuano a sentirsi escluse dalla nuova èra che ha permesso solo a pochi di profittare della vittoria, mentre la massa di quanti avevano rischiato la vita per Ouattara vivono nella miseria.

Chi c’è dietro la crisi?

 Non sono pochi quelli che dietro questa nuova crisi vedono l’ombra di Guillaume Soro che aveva comandato le forze ribelli e che fino a marzo 2012 era stato Primo Ministro. Le sue ambizioni a diventare presidente non sono un segreto. L’ex capo della ribellione non ha più fedeli nel nuovo governo, ma resta potente tra gli ex combattenti.

Che ci sia Soro o meno dietro ai soldati ammutinati, resta il fatto che gli ivoriani si chiedono: a quando il prossimo ammutinamento? Perché non è normale che un governo democratico non arrivi a farsi rispettare e che l’esercito semini terrore tra la sua gente, facendone un ostaggio, e che sia il più forte a dettar legge. Ne vedremo ancora di belle.