Il caso
La Corte di giustizia africana per i Diritti umani è già “monca” prima ancora di nascere. Al 23° vertice dei capi di Stato dell’Unione Africana della settimana scorsa, è stato votato un emendamento che concede l’immunità ai membri dell’assemblea dai procedimenti giudiziari del nuovo organo di giustizia. Azione contestata da Amnesty International.

La “questione immunità” per i politici non accende polemiche solo in Italia. Una settimana fa l’Assemblea dell’Unione Africana (Ua), riunita per il 23° vertice dei capi di stato a Malabo in Guinea Equatoriale, ha votato un emendamento che concede ai leader africani che ne fanno parte l’immunità da procedimenti giudiziari della Corte di giustizia africana per i Diritti Umani, appena istituita e non ancora operativa.
Ciò significa che saranno esentati da procedimenti giudiziari per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.
La votazione ha avuto luogo venerdì scorso, durante una sessione dalla quale era stata esclusa la stampa. Ecco perché la notizia è stata appresa solo lunedì attraverso un comunicato ufficiale che riassumeva l’esito del vertice del 26 e 27 giugno, secondo quanto è stato riferito da Amnesty International.
Tutto ciò è avvenuto sotto gli occhi del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon che con la sua presenza intendeva rendere omaggio all’Unione Africana e non si è invece accorto di nulla.

Le reazioni
L’emendamento è stato subito contestato da quarantadue gruppi della società civile africani e internazionali. «In un momento in cui il continente africano sta lottando per assicurarsi che ci sia giustizia per le violazioni e gli abusi dei diritti umani, è impossibile giustificare questa decisione che mina l’integrità della Corte africana di giustizia per i diritti umani» ha commentato il direttore di Amnesty International per la ricerca la giustizia in Africa, Netsanet Belay. «Questa decisione contrasta con l’atto costitutivo dell’Unione africana” ha poi continuato il rappresentante di Amnesty International, «i responsabili delle violazioni dei diritti umani devono affrontare la giustizia a prescindere dalle loro posizioni ufficiali, e l’adozione di questo emendamento è un passo indietro nella lunga battaglia per il rispetto di tali diritti in Africa».
I critici sostengono che questo strumento elimini ogni incentivo a dimettersi alla fine del mandato costituzionale, e incoraggi chi è al potere ad utilizzare strumenti illegali, come i classici brogli elettorali pur di rimanere il potere ed evitare azioni legali.

I contenuti
Tra la serie di strumenti giuridici concordati nel corso della riunione, compare quello denominato “Protocollo sulle modifiche allo Statuto della Corte africana di giustizia e dei diritti umani.” E’al suo interno che si legge: “Nessun indagine deve essere avviata o portata avanti dinanzi alla Corte contro qualsiasi capo di Stato o di governo dell’Ua, o altri funzionari statali di alto livello, durante la loro permanenza in carica”, come ha riportato Amnesty International.
Inoltre il riferimento agli “altri funzionari statali di alto livello”, fa sorgere ulteriori dubbi sull’identità di coloro che godranno realmente dell’immunità oltre ai capi di stato.
Va comunque detto che questa immunità non proteggerà però i membri dell’assemblea dalla Corte Penale Internazionale dell’Aja (Cpi), che manterrà il suo diritto a perseguirli in caso di crimini contro l’umanità.
Dove non c’è immunità infatti, i capi rischiano. Attualmente ci sono due  presidenti, Uhuru Kenyatta del Kenya e Omar al Bashir del Sudan; l’ex presidente, Laurent Gbagbo della Costa d’Avorio; e un vice presidente, William Ruto del Kenya, che stanno affrontando dei processi alla Cpi dell’Aja.