Parla Mohamed Abdelaziz, segretario del Fronte Polisario

Il massimo responsabile politico sahrawi, e presidente della Rasd, respinge la possibilità di infiltrazioni terroristiche ed esalta il ruolo della donna nella politica del Fronte.

Agenzie di stampa informano che dal Mali ci sono infiltrazioni di gruppi terroristici nei campi sahrawi. È così?

Assicuro che non c’è alcun terrorista, dal Mali o da altre regioni, che sia arrivato negli accampamenti di rifugiati, o nei territori liberati della Repubblica sahrawi. Si tratta di propaganda dei servizi segreti marocchini.

 

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha votato per il rinnovo del mandato della missione Minurso nel Sahara Occidentale. Gli Stati Uniti hanno proposto, senza successo, che il mandato sia esteso al monitoraggio dei diritti umani. Cosa ne pensa?

Il rispetto dei diritti umani è un punto fondamentale per il popolo sahrawi. Questa mozione degli Usa è comunque importante. Il Marocco ha sempre affermato di rispettare i diritti umani del popolo sahrawi; se ci fosse il monitoraggio si potrebbe dimostrare effettivamente la veridicità o meno delle sue affermazioni.

 

Alla donna sahrawi è riconosciuto un ruolo di responsabilità a tutti i livelli, cosa non evidente negli altri paesi musulmani. Scelta politica o evoluzione della vostra storia?

Noi siamo una società diversa da quella degli altri paesi arabi, siamo una società di tradizione nomade e alla donna è sempre stato riconosciuto un ruolo strategico. In questi anni, l’azione del Fronte Polisario, il ruolo del movimento politico, le responsabilità affidate alle donne ci hanno permesso di arrivare a questi risultati.

 

Come avete saputo mantenere l’equilibrio sociale in una situazione così complessa?

Abbiamo orientato la nostra azione di sensibilizzazione, di politicizzazione e di mobilitazione verso tutta la società, donne e uomini. Siamo il risultato della nostra storia. Il confronto diretto fin dall’inizio tra il popolo sahrawi e la Spagna, paese colonizzatore, le guerre con la Mauritania e il Marocco, l’occupazione da parte del Marocco e in seguito il governo in esilio nei campi e la vita dei sahrawi nei Territori occupati: tutto questo ci ha facilitato il compito.

Siamo stati tutti aggrediti, minacciati, vittime, e questo ha reso l’uomo consapevole di aver bisogno del sostegno e dell’azione della donna. La sofferenza ci ha unito. Da quando è nata la scuola nazionale sahrawi, abbiamo subito reso obbligatoria l’educazione per tutti, maschi e femmine, creando per entrambi la possibilità di accesso all’università. Oggi la donna sahrawi ricopre incarichi di alto profilo in ambito politico, amministrativo e sociale. Abbiamo raggiunto un alto livello di alfabetizzazione, soprattutto per gli uomini e le donne che vivono all’interno dei campi rifugiati, che sono gestiti direttamente dall’amministrazione del governo sahrawi.

La donna è sempre stata rispettata nella tradizione sahrawi, non c’è violenza contro la donna. Devo aggiungere che in questi anni, la donna ha lavorato e agito bene ed è riuscita a conquistare il rispetto, l’ammirazione e la riconoscenza per il suo ruolo nella società.

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