Anche quest’anno, il Rapporto sulla strategia di controllo internazionale dei narcotici (International Narcotics Control Strategy Report), pubblicato annualmente dall’Ufficio per gli affari relativi al traffico internazionale di narcotici e l’applicazione della legge (Bureau for International Narcotics and Law Enforcement Affairs) del Dipartimento di Stato americano – probabilmente il più autorevole in materia – puntualizza il ruolo sempre crescente delle rotte dell’Oceano Indiano meridionale che approdano nei porti dell’Africa orientale, nel traffico internazionale di eroina, anfetamine e altre sostanze illecite.

Nel passato le sostanze, prodotte in Asia centrale soprattutto, venivano trasportate attraverso la rotta balcanica, ora praticamente chiusa a causa del conflitto in Siria e dell’instabilità che caratterizza gran parte dei Paesi del Medio Oriente.

La Tanzania si conferma il Paese più facilmente penetrabile dal sistema criminale del traffico internazionale di droga. La rilevanza del fenomeno è testimoniata dalle grandi quantità di stupefacenti sequestrati nel 2020 (anno cui si riferisce il rapporto) dalle autorità competenti (Drug Control and Enforcement Authority).

In aprile si è trattato di 300 chili di eroina. L’operazione ha portato all’arresto di due cittadini tanzaniani e di un nigeriano. In agosto diversi percorsi investigativi hanno portato al sequestro di 5 tonnellate di marijuana. In settembre la polizia ha arrestato otto sospetti trafficanti in possesso di 51 chili di eroina.

Lo stupefacente – che entra in Tanzania principalmente attraverso il porto di Dar es Salaam – viene poi contrabbandato negli altri Paesi della regione – spesso da piccole imbarcazioni che veleggiano lungo la costa -, da dove può raggiunge il mercato europeo e statunitense.

Altri punti d’approdo, dice infatti l’Unodc – l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine -, sono il Kenya, con il porto di Mombasa e l’aeroporto di Nairobi, e l’Etiopia, con l’aeroporto di Addis Abeba. L’Unodc sottolinea che i traffici sono facilitati da alcuni fattori strutturali, tipici di questi Paesi.

Gli aeroporti internazionali sono importanti hub del traffico aereo internazionale di stupefacenti, anche grazie a controlli ampiamente inadeguati. La corruzione diffusa tra i funzionari della dogana e delle forze di polizia è un altro fattore che facilita il passaggio di sostanze illecite. E infine, l’aumento progressivo del mercato regionale stesso.

In Kenya il fenomeno è particolarmente preoccupante. Secondo le stime dell’Unodc, attraverso il Paese – identificato dai narcotrafficanti come uno dei più stabili della regione e dunque tra i più interessanti per le loro attività criminali – passerebbero circa 42 tonnellate di eroina, destinata inizialmente al mercato internazionale. Nel corso degli anni, una parte sempre maggiore è stata trattenuta per il consumo regionale e interno, come denunciava Nigrizia già nel 2015.

Ora si stima sia stata raggiunta la quota di 5 tonnellate, un affare da circa 125 milioni di euro annuali che interessa soprattutto il Kenya. Lo conferma Victor Okioma, capo dell’ente governativo competente, il Nacada (National Authority for the Campaign Against Alcohol and Drug Abuse). «Prima il Kenya era una rotta di transito, ora sta diventando sempre di più una destinazione per l’eroina».

Secondo uno studio del ministero della sanità condotto in un terzo del paese, nel 2018 c’erano almeno 27mila persone che fumavano o si iniettavano eroina. Ce ne sarebbero ora almeno 55mila secondo un rapporto di Iniziativa globale contro il crimine organizzato internazionale (Global Initiative Against Transnational Organized Crime), una ong con sede a Ginevra, finanziata dall’Unione europea, che ha contato solo i consumatori di eroina in vena.

Il Nacada stima che l’eroina potrebbe essere ormai la seconda sostanza stupefacente consumata nel paese, dopo la cannabis, con un giro d’affari che avrebbe raggiunto i 50 milioni di dollari all’anno. Il consumo di sostanze inizierebbe addirittura durante l’adolescenza, perfino durante la scuola primaria, e interesserebbe l’1% del totale di ragazzi tra i 14 e i 18 anni. La situazione sarebbe stata aggravata dalla pandemia, a causa della depressione, dello stress, della perdita del lavoro e dell’incertezza del futuro.

Secondo un recentissimo rapporto dell’ong svizzera, la situazione sarebbe in rapido aggravamento anche nelle isole dell’Oceano Indiano, pure interessate dalla rotte del traffico, così come in Sudafrica.

Nelle isole Maurizio e nelle Seicelle la domanda di eroina è decisamente alta, ma la situazione più preoccupante si verifica in Madagascar che sta diventando il mercato più importante nella regione – grazie anche alla vicinanza con il Mozambico, un altro Paese di approdo e transito -, aggiungendosi così ad altri problemi che affliggono la popolazione, come la recessione economica e crisi climatiche ricorrenti.

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