Sudan: giro di vite
Bianca Saini

Sadiq Al-Mahdi, presidente del National Umma Party (Nup), il principale partito di opposizione al regime di Omar El-Bashir, è stato arrestato sabato notte, 18 maggio, a Khartoum. L’uomo politico con una lunga storia alle spalle – era primo ministro in carica nel 1989, al momento del colpo di stato che ha portato al potere El-Bashir – è detenuto nella prigione di Kober, gestita dai servizi di sicurezza e ben conosciuta per le camere di tortura. L’anziano politico è stato accusato di minare l’ordine costituzionale e usare la forza contro il governo, accuse che prevedono l’ergastolo e la pena di morte.

Al-Mahdi era già stato convocato la scorsa settimana dai servizi di sicurezza per render conto delle sue ripetute e circostanziate denunce dell’operato delle Rapid Support Forzes (Rfs), milizie organizzate nello scorso agosto, gestite dagli apparati di sicurezza e dispiegate nelle zone di conflitto (Darfur, Sud Kordofan e Blue Nile) per contrastare i movimenti armati di opposizione, riuniti nelle Sudanese Revolutionary Forces. Queste milizie, praticamente nate dall’inquadramento di milizie private note come janjaweed, sono state accusate anche da istituzioni come il governo del Sud Kordofan, di abusi contro la popolazione civile, razzie, stupri e violenze. Su questo Al-Mahdi aveva chiesto un’inchiesta.

Vista l’unanime condanna dell’arresto, ieri il presidente El-Bashir ha diffidato gli organi di stampa dall’occuparsi di questioni sensibili per la sicurezza nazionale, e ha ordinato di astenersi da giudizi e commenti su provvedimenti degli organi di sicurezza, rimarcando che il paese sta combattendo diverse ribellioni e che ogni informazione in proposito mette a rischio la sicurezza nazionale. Contemporaneamente si diffondeva la notizia che tre brigate delle Rfs erano state dispiegate attorno a Khartoum, forse in risposta alla minaccia dell’Umma Party di convocare manifestazioni di protesta dei propri aderenti.

L’arresto di Sadiq Al-Mahdi e il discorso del presidente alla stampa bloccano di fatto il processo di dialogo nazionale voluto dal partito al potere, il National Congress Party, a cui Al-Mahdi e pochi altri partiti di opposizione, tra cui il Popular Congress Party di Hassan Al-Turabi, dopo molte esitazioni avevano aderito con l’obiettivo di riformare l’attuale regime e ampliare la base della compagine governativa. L’adesione al dialogo aveva di fatto rotto e indebolito il fronte dell’opposizione politica, che in gran parte ritiene non riformabile il regime di Khartoum.