In Namibia la prima Giornata del ricordo del genocidio coloniale - Nigrizia
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Windhoek ricorda oggi le decine di migliaia di persone nama e herero uccise dai tedeschi fra 1904 e 1908
In Namibia la prima Giornata del ricordo del genocidio coloniale
Non sono mancate le polemiche, per le comunità eredi delle vittime poca inclusione
28 Maggio 2025
Articolo di Brando Ricci
Tempo di lettura 5 minuti
La presidente Netumbo Nandi-Ndaitwah accende una candela durante la cerimonia in memoria del genocidio nei giardini del Parlamento. Crediti: profflo X della presidente

L’accensione di quattro candele bianche da parte della presidente Netumbo Nandi-Ndaitwah è stata uno dei momenti salienti della prima Giornata del ricordo del genocidio che si è celebrata oggi in Namibia. Questa commemorazione  è stata indetta per ricordare le decine di migliaia di persone delle comunità herero e nama che sono state uccise dai coloni tedeschi fra il 1904 e il 1908, nel pieno del dominio coloniale della Germania sull’odierna Namibia (1884-1915), all’epoca denominata Africa tedesca del Sud-Ovest. Le stragi sono ritenute dalle Nazioni Unite il primo genocidio del ‘900. Alcuni dei crimini commessi in Namibia sono stati poi replicati su più larga scala durante la Shoah. 

L’iniziativa di oggi ha diviso il paese africano: se una parte della politica e della società namibiane hanno onorato con soddisfazione la giornata, diversi leader delle comunità native hanno contestato sia la data scelta che la più generale mancanza di giustizia riparativa e di inclusione dei popoli originari namibiani nei processi relativi all’eredità del genocidio. 

I negoziati con Berlino 

La celebrazione avviene inoltre nel contesto dei negoziati fra Namibia e Germania per un accordo sulle riparazioni per gli eccidi. Nel 2021, dopo sei anni di colloqui e 15 di discussioni sul tema, Windhoek e Berlino sono arrivati alla firma di una dichiarazione congiunta con la quale la Germania riconosceva «la responsabilità morale» e porgeva le sue scuse per crimini che «secondo la prospettiva odierna verrebbero definite un genocidio». Il governo tedesco si è quindi impegnato a erogare in 30 anni 1,1 miliardi di fondi di cooperazione destinati alle comunità di eredi delle vittime. 

L’intesa fra i due esecutivi è stata fortemente criticata dalle autorità tradizionali e le principali organizzazioni di rappresentanza di herero e nama, che hanno anche presentato ricorso contro il patto presso l’Alta corte del paese lamentando la mancata inclusione nei negoziati che hanno portato alla dichiarazione. Anche le Nazioni Unite si sono espresse a favore delle richieste delle due comunità, le uniche a rappresentare effettivamente gli eredi delle vittime dell’olocausto che si è consumato in Namibia.

Nella dichiarazione la Germania non si esprimeva inoltre nei termini di “riparazione”, come richiesto invece dagli eredi delle persone colpite dal genocidio. Uno dei nodi centrali in questo senso è quello della terra. Secondo parte della società civile e delle autorità nama e herero, la Germania dovrebbe acquistare i terreni in possesso degli eredi dei coloni tedeschi per ridistribuirla alle popolazioni che ne erano gli originari proprietari. A oggi, in Namibia il 70% della terra appartiene a persone bianche, compresi i namibiani di origine tedesca che ne sono a loro volta una componente minoritaria, nonostante questi rappresentino meno del 5% della popolazione (2% secondo alcune stime). 

Il patto non è stato quindi firmato. Il governo namibiano ha annunciato nei mesi scorsi una roadmap che prevede una serie di consultazioni con organismi delle comunità nama ed herero e la contemporanea preparazione di scuse ufficiali alle vittime del genocidio da parte della Germania. Anche la proposta economica di 1,1 miliardi potrebbe essere modificata con l’aggiunta di alcune decine di milioni di euro. L’obiettivo di Windhoek è arrivare a una firma entro quest’anno. 

Il genocidio 

Il 28 maggio è stato scelto in quanto giorno in cui nel 1907 l’allora governo imperiale tedesco decideva, a causa delle pressioni internazionali, di chiudere i campi di concentramento che erano stati organizzati durante il genocidio. Le stragi erano cominciate il 2 ottobre 1904 con l’esecuzione di un ordine di sterminio degli herero da parte del generale tedesco Lothar von Trotha. L’anno successivo ne sarebbe stato spiccato uno identico contro i nama. Le autorità coloniali tedesche avviarono così la campagna di stragi nonostante fossero già in buona parte riusciti ad arginare la resistenza delle due comunità contro l’invasione coloniale, che aveva toccato il picco proprio fra il 1903 e 1904. 

I tedeschi non si limitarono a uccidere, ma costrinsero molti nama e herero a morire di fame e sete nel deserto. I sopravvissuti vennero chiusi in campi di sterminio. Diverse persone vennero portate in Germania per condurre su di loro esperimenti di eugenetica per dimostrare la presunta superiorità della razza bianca. Donne e ragazze furono vittime di violenza di genere in modo diffuso. Secondo le stime ritenute più affidabili, a morire furono almeno 65mila herero e 10mila nama, rispettivamente l’80 e il 65% del totale delle due comunità all’epoca dei fatti.

«Uniti» per guarire le cicatrici 

Cicatrici «emotive, psicologiche, economiche e culturali» che sono ancora impresse nella società namibiana, ha dichiarato la presidente Nandi-Ndaitwah nel suo discorso di oggi. Le parole della presidente sono state pronunciate nel giardini noti come Parliament Gardens, sede della cerimonia ufficiale del governo. La capa di stato ha anche chiamato ad accogliere questa giornata del ricordo e a «evitare divisioni», in riferimento alle già citate critiche. Il capo supremo dell’autorità tradizionale herero, Hoze Riruako, pur presente alla celebrazione, ha affermato che la sua comunità «si confronterà col governo» su come rendere la giornata più inclusiva degli eredi delle vittime del genocidio, poco rappresentate nel calendario degli eventi di ricordo. 

Nel corso dell’evento, esponenti anziani delle comunità nama e herero hanno cantato degli inni ed eseguito delle danze tradizionali. La giornata di oggi si celebrerà ogni anno in Namibia nell’ottica di un «cammino di guarigione» dalle violenze coloniali. 

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