Economia in bianco e nero – maggio 2015
Riccardo Barlaam

Gli attentati terroristici dei fondamentalisti islamici, il loro proselitismo, la loro avanzata mediatica e l’orribile scia di sangue. Dietro a tutto questo c’è un lungo fiume di dollari che, con la complicità del sistema bancario, arriva dall’Occidente, dai musulmani radicali che vivono in Occidente e nei paesi arabi, dalle fondazioni islamiche, cosiddette caritative, che sostengono lo sviluppo dell’islam nel mondo.

Il Corano è molto chiaro sull’argomento terrorismo. L’islam non consente il terrorismo. Ma questo è vero in teoria. Manca però una presa di posizione forte, chiara e unitaria a livello mondiale del mondo musulmano rispetto ai portatori di violenza. Chi uccide in nome di un dio, qualunque esso sia, è un assassino. Ed è fuori dall’islam. Punto. Fino a che non si arriverà a una presa di coscienza collettiva continueranno i proselitismi e le fughe di ragazzi verso la “guerra santa”. Aiutati da un fiume di soldi grondanti sangue.

Dopo il massacro del 2 aprile al campus universitario di Garissa, il governo del Kenya ha ordinato la chiusura di una dozzina di agenzie di money transfer e di sportelli bancari per il trasferimento di denaro in Somalia. Il sospetto è che queste operazioni, che ormai si effettuano anche da lì con il telefonino, finanzino le attività degli estremisti al-Shabaab. Sono stati bloccati, nel solo Kenya, 85 conti correnti di persone e organizzazioni ritenuti sospetti.

Negli ultimi anni la legislazione bancaria è diventata più rigida sull’argomento. Molti istituti bancari internazionali rifiutano di effettuare transazioni con organizzazioni non governative sospette, senza una autorizzazione governativa che garantisca la provenienza e la destinazione dei fondi.

Un recente rapporto di Overseas Development Institute, un think-tank britannico, sostiene che un «numero crescente di banche internazionali, incluso Hsbc, Ubs, e NatWest hanno chiuso conti bancari, bloccato o ritardato la concessione di trasferimenti da conti correnti detenuti da ong e charities musulmane registrate in Gran Bretagna». Nella maggior parte dei casi solo per prudenza davanti al rischio di finanziare attività terroristiche, al rischio che le rimesse fatte da africani della diaspora possano finire in mani sbagliate. Lo studio, finanziato dal Forum delle charities musulmane Uk, chiede un intervento regolatore da parte della Banca d’Inghilterra in modo che banche e ong possano avere norme chiare.

Il problema delle rimesse dall’Occidente verso paesi africani e mediorientali è stato discusso per la prima volta lo scorso anno al vertice del G 20 a Brisbane, tra ministri finanziari e tecnici dei primi 20 paesi del mondo: diverse banche e in alcuni casi anche i governi hanno accusato le banche centrali – in particolare quella Usa – di un eccessivo zelo nei controlli sulle transazioni finanziarie. In nome dei soldi.

Nel dicembre 2013 il Tesoro Usa ha imposto sanzioni contro due cittadini di Qatar e Yemen accusati di finanziare la rete internazionale di al-Qaida e vietato alle banche americane di effettuare transazioni per conto di questi due signori e delle loro associazioni caritative. Abd al-Wahhab al-Rahman (detto al-Humayqani), capo di una ong yemenita, avrebbe finanziato attentati terroristici in Yemen. Abd al-Rahman bin ‘Umayr (detto Nu’aymi), del Qatar, è invece un terrorista finanziario accusato di avere inviato soldi e comunicazioni agli affiliati della rete di al-Qaida in Siria (600mila dollari inviati nel 2013, secondo gli americani), Iraq (2 milioni di dollari al mese per un lungo periodo di tempo), Yemen e Somalia (250mila dollari versati al capo di al-Shabaab nel 2012).

Queste operazioni sono messe in atto da criminali, ma sono permesse dal sistema finanziario, con un semplice clic di un telefonino collegato a Internet. Grazie alla complicità o alla connivenza di banche e agenzie di money transfer assetate di commissioni. Più alte per chi invia i soldi nel Sud del mondo. Percentuali più alte con i trasferimenti elevati e i rischi maggiori per le transazioni vietate o in zone di guerra. Un esempio? La francese Bnp Paribas lo scorso anno ha pagato una multa di 8,9 miliardi di dollari agli Stati Uniti per avere aggirato l’embargo finanziario verso Sudan, Cuba e Iran per molti anni. In nome dei soldi si fa tutto.

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Nella foto in alto un money changer somalo di fronte a una pila di banconote nel Somaliland. (Fonte: The Guardian – Simon Maina/AFP/Getty Images)

 

Dietro gli attentati terroristici di marca islamista c’è una lunga scia di dollari che arriva dall’Occidente e dai paesi arabi, con la complicità di banche e società di money transfer.