Il sistema MDASat è il primo completamente sviluppato in Africa
In orbita tre nanosatelliti made in Sudafrica per controllare le risorse marine
Il progetto rappresenta un passo avanti di grande importanza sul piano scientifico, politico ed economico per il paese e per l’intero continente
26 Gennaio 2022
Articolo di Bruna Sironi (da Nairobi, Kenya)
Tempo di lettura 2 minuti
MDASat

L’Africa ha fatto un altro importante passo avanti nello sviluppo autoctono di tecnologie all’avanguardia.

Il 13 gennaio è stato lanciato da Cape Canaveral, in Florida (Stati Uniti), un gruppo di tre nanosatelliti – così chiamati perché più piccoli e leggeri di quelli tradizionali – denominati MDASat (Marine Domain Awareness – Consapevolezza del dominio marino).

I satelliti, del peso medio di poco più di due chili ciascuno, sono stati sviluppati in Sudafrica, dalla Cape Peninsula University of Technology, e saranno usati per raccogliere dati che permetteranno di rafforzare la sovranità del paese sul proprio mare e di proteggerne le risorse naturali, afferma Nyameko Royi, ingegnere capo del progetto.

In particolare, permetteranno di identificare e monitorare imbarcazioni straniere presenti nelle acque territoriali sudafricane senza autorizzazione e di tracciare operazioni di pesca e di scarico illegali, molto comuni al largo delle coste sudafricane e africane in genere, potenzialmente dannose, se non pericolose, per l’ecosistema marino e per l’economia dei paesi rivieraschi del continente.

Ѐ la prima volta, continua Nyameko Royi, che sono messi in orbita satelliti completamente sviluppati in Africa da ricercatori e istituzioni africane. Anche Kenya, Marocco, Nigeria e Ghana hanno sviluppato satelliti spaziali, ma in partnership con ricercatori, istituzioni e finanziatori stranieri.

I tre nanosatelliti MDASat sono i primi di un gruppo di nove che useranno un sistema radio, l’Automatic Identification System, per tracciare il traffico marino nelle acque territoriali sudafricane. I segnali saranno ricevuti da una stazione di terra presso il campus di un’altra università di Cape Town.

I satelliti sono stati progettati per durare nel tempo e per ricevere da terra altri programmi di raccolta dati, sempre più avanzati e utili a monitorare fenomeni in continua evoluzione.

Il progetto, insomma, rappresenta un passo avanti di grande importanza non solo sul piano scientifico, ma anche sul piano politico ed economico: dati raccolti da strumenti sviluppati in Sudafrica per gestire e proteggere le risorse del paese. Un passo avanti significativo per tutto il continente che si va velocemente affrancando da una dipendenza scientifica e tecnologica che è una buona parte dei suoi problemi di sviluppo.

 

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