Terrorismo / Politica
I terroristi sconfinano nel Camerun. Ieri hanno rapito 80 persone nel nord del paese e 50 di queste sono bambini tra i 10 e i 15 anni. Oggi ne sono state liberate 25 dall’esercito camerunese. Il Ciad è entrato in azione dopo la linea “tiepida” tenuta finora mentre il governo nigeriano appare “volontariamente immobile” e le elezioni si avvicinano.

Violenza e ancora violenza in Nigeria. Non si ferma l’ondata di rapimenti e attacchi suicidi nel nord est del Paese e in Camerun da parte dei miliziani di Boko haram. Ieri sono state rapite circa 80 persone, 50 delle quali bambini tra i 10 e i 15 anni. Sappiamo, inoltre, come spesso vengono utilizzate queste vittime innocenti: imbottite di esplosivo e fatte esplodere nei mercati, come è accaduto la settimana scorsa. L’escalation della violenza di Boko haram sembra essere collegata alle imminenti elezioni in Nigeria, si vota il 14 febbraio, nel tentativo di condizionarle. Ma c’è da aggiungere che l’attuale governo di Abuja ha fatto poco e nulla per contrastare l’avanzata degli islamisti del “califfato nero” che ora controllano circa il 70 per cento dello stato di Borno, secondo stime non ufficiali.

È di oggi, invece, la notizia che parla della liberazione di 25 persone, delle 80 rapite ieri, da parte dell’esercito del Camerun. La notizia viene riferita dal sito panafricano Koaci, che cita fonti proprie e difficili da verificare. L’azione per la liberazione degli ostaggi in mano a Boko haram è condotta dal battaglione camerunense di intervento rapido schierato da settimane al confine con la Nigeria proprio per bloccare le incursioni di Boko haram. Si sta, inoltre, concretizzando l’appoggio dell’esercito del Ciad a quello di Yaoundé per contrastare l’avanzata degli islamisti di Boko haram. Un contingente è, infatti, giunto ieri in Camerun. Prende dunque corpo ciò che aveva annunciato la settimana scorsa il presidente del Ciad, Idriss Déby, dopo un incontro con il ministro camerunense della Difesa, Edgard Alain Mebe Ngo’o, a N’Djamena. Idriss ha offerto un «sostegno attivo» per contrastare Boko haram.
Una nota ufficiale del governo del Ciad recitava così: «Di fronte a questa situazione che minaccia pericolosamente la  sicurezza e la stabilità del Ciad e ai suoi interessi vitali, il governo ciadiano non resterà con le braccia conserte». E questo sembra definire, in via ufficiale, la partecipazione del Ciad all’alleanza contro Boko haram, fino ad ora piuttosto tiepida. Ma le parole più dure arrivano dall’arcivescovo di Abuja, John Olorunfemi Onaiyekan. Intervistato da Radio Vaticana, il presule sostiene che sembra non «ci sia stata una mobilitazione totale di tutte le forze politiche del nostro paese (la Nigeria n.d.r). Se ci fosse questo, non ci servirebbe nemmeno il sostegno dall’estero. La mobilitazione internazionale che c’è stata a Parigi è stata anche e soprattutto una mobilitazione francese. È piuttosto chiaro, invece, che la mobilitazione nigeriana non è così evidente anzi, non c’è. E lo dico con grande rammarico».

L’arcivescovo di Abuja, sempre dai microfoni di Radio Vaticana, prosegue sostenendo che la situazione «è grave. Ci preoccupa che il nostro governo e le nostre autorità nigeriane sembrano non riuscire a vedere chiaramente la situazione. Secondo me si tratta di un’incapacità colpevole. È terribile che il nostro presidente e tutti coloro che ci governano riescano a fare sonni tranquilli, mentre il Paese si trova in questa situazione. Coloro che governano continuano a non fare niente e a vivere come se non fosse accaduto nulla. Non sono i mezzi che mancano: i soldi ci sono, e tanti. Quello che manca è il senso di responsabilità da parte di chi si trova al potere».
Alla domanda dell’intervistatore, che gli chiedeva se la situazione potrebbe cambiare dopo le elezioni, il presule ha risposto così: «Sì, se queste elezioni si svolgeranno in modo corretto. Ma adesso c’è un grande problema. Considerando che queste sono elezioni nazionali e che una grande parte del Paese non sarà in condizione di votare sia fisicamente che liberamente, quale potrà essere la qualità dei risultati? Questo è il grande problema che noi abbiamo, oggi».

La domanda che tutti si pongono è se alla fine Boko haram finirà per favorire il candidato delle opposizioni alle presidenziali, Muhammadu Buhari, musulmano originario del nord, rispetto al presidente uscente Goodluck Jonathan, cristiano del sud.
Domanda che la Misna ha girato a Zacharias Pieri, professore della University of South Florida, animatore del Global Institute on Civil Society Conflict e della rete internazionale Nigeria Security Network. Pieri risponde così: «Sempre di più i nigeriani e in particolare quelli del Nord, vedono in Buhari la speranza migliore per contrastare Boko Haram. Questo ex generale, dittatore militare tra il 1983 e il 1985, è musulmano conservatore. È considerato un uomo dal pugno di ferro, capace di adottare misure forti, mentre in molti ormai non ritengono più credibile Jonathan. Il presidente uscente ha buone possibilità che il sud voti perlopiù a suo favore. Ma Buhari è una scelta che molti prenderanno in considerazione, alla luce della sua esperienza militare, del suo stile di governo e del fatto che è uno dei pochi politici in Nigeria non colpito da scandali di corruzione. C’è chi lo vede come il salvatore della nazione. Anche perché ha dato giudizi netti su Boko haram: Gente senza Dio, rapitori, assassini predoni delle comunità».

Nella foto in alto un particolare della manifestazione a Ndjamena a sostegno dell’intervento del Ciad in Camerun contro Boko haram (Fonte: Repubblica.it/Reuters). Sotto truppe ciadiane in arrivo nel Camerun.