Tanzania / Zanzibar
Dopo aver dovuto ripetere le elezioni annullate lo scorso ottobre per presunte irregolarità, l'arcipelago semi-autonomo di Zanzibar, in Tanzania, vive con preoccupazione una situazione di stallo politico. Non manca la paura che tale clima possa sfociare in qualcosa di ben più grave. Intanto l'oscura vicenda legata al rapimento di una giornalista zanzibarese fa ulteriormente discutere.

Quiete per il momento, ma anche tanta incertezza sul futuro. È il clima che si sta vivendo in questi giorni sulle isole che compongono l’arcipelago semi-autonomo tanzaniano di Zanzibar, in seguito alle elezioni dello scorso 20 marzo 2016 che hanno riconfermato al potere il presidente uscente, Ali Mohamed Shein, del partito Chama cha Mapinduzi (Ccm).
Shein ha vinto con un risultato schiacciante, il 94,1% dei voti, grazie al fatto che il principale partito d’opposizione, il Fronte Unito Civico (Cuf), ha boicottato il voto. Il motivo? La chiamata alle urne del 20 marzo è una ripetizione delle elezioni che si erano svolte lo scorso 25 ottobre 2015, in concomitanza di quelle nazionali. Uno scrutinio che era stato annullato dalla Commissione elettorale di Zanzibar (Zec) per presunte irregolarità riscontrate durante lo spoglio. La decisione ha quindi suscitato le proteste del Cuf e del suo leader Seif Sharif Hamad, che ha accusato il governo d’aver invalidato i risultati perché avversi al partito di maggioranza Ccm. Gli osservatori internazionali in quell’occasione avevano dichiarato che le elezioni si erano svolte in maniera regolare, criticando un’eventuale ripetizione dello scrutinio.

Ali Mohamed Shein, del partito Ccm, rieletto presidente a Zanzibar.

Tutto fermo
Da quel momento Zanzibar vive una situazione di impasse politica e di completa assenza di dialogo tra governo e opposizione. Quest’ultima ha già annunciato di non riconoscere questo voto che considera “illegale”.
Esperti politici tanzaniani ritengono che lasciare il Cuf fuori dalla politica del paese potrebbe avere gravi ripercussioni sulla democrazia e la pace. Questo partito è stato una potente forza di opposizione negli ultimi 20 anni, in special modo a Pemba e nel centro urbano di Zanzibar. Ha sempre perso le elezioni, ma con piccoli margini, tanto è vero che nella scorsa legislatura ha costretto il Ccm a comporre un esecutivo d’unità nazionale per poter governare.
Zanzibar è stato sempre un focolaio di instabilità per la Tanzania a causa delle mire secessioniste di una buona parte della sua popolazione, che spesso hanno portato a scontri e violenze. Non si dimentichi che il Cuf rappresenta l’ala più moderata di questa corrente separatista che vorrebbe più autonomia dal continente, e la sua integrazione nel governo e nella politica ha in un certo senso “tenuto a bada” i gruppi politici più estremisti, che nel contesto attuale potrebbero rinvigorirsi.
Per questo, nei mesi che hanno preceduto le nuove elezioni, il neo-presidente tanzaniano John Magufuli ha tentato più volte di riaprire il dialogo con il Cuf per renderlo partecipe dello scrutinio, senza ottenere l’effetto sperato.

E adesso?
Nelle isole di Unguja e Penba ci si chiede quale sarà la prossima mossa del Cuf e quale sarà quella del rieletto Shein. Nel suo discorso al Bwawani Hotel, poco dopo essere stato dichiarato vincitore, Shein ha promesso di voler usare tutti i suoi poteri per risolvere l’impasse politica prevalente a Zanzibar. Ma non ha detto nulla su cosa farà di preciso.
Dopo questo voto il neo-parlamento dell’arcipelago potrebbe avere tutti e 54 i deputati del partito Ccm. La Costituzione di Zanzibar permette però al presidente di nominare 10 deputati. Shein probabilmente assegnerà quei seggi ai contendenti dei partiti d’opposizione (oltre al Cuf ci sono altri sette partiti minori che hanno anch’essi boicottato le urne). Ma il gesto non può bastare. Molti pensano alla formazione di un nuovo esecutivo di unità, ma esperti come Benson Bana, politologo presso l’Università di Dar es Salaam, intervistati da The East African, restano molto scettici in proposito.
Il Cuf intanto ha dichiarato di non riconoscere il neo-presidente eletto, Ali Mohamed Shein. Inoltre, alcuni rappresentanti hanno annunciato che il partito «continuerà ad essere e a fare politica in ogni modo, perché i suoi sostenitori sanno chi ha vinto le elezioni». Per il momento il partito ha comunque chiesto ai suoi sostenitori di adottare un atteggiamento di “resistenza passiva”. Staremo a vedere.
Nel frattempo, l’ente americano Millenium Challenge Corporation (Mcc), un fondo utilizzato per lo sviluppo e la riduzione della povertà dei paesi che rispettano determinati standard di democrazia e di protezione dei diritti fondamentali, ha deciso di sospendere gli aiuti al governo tanzaniano, proprio a causa della mala gestione delle elezioni presidenziali nelle isole. Si tratta di ben 422 milioni di euro. Un salasso per l’arcipelago.

Il caso Salma Said
Enigmatico poi il caso scoppiato alla vigilia della ripetizione del voto sulle isole. Il 18 marzo la giornalista del quotidiano tanzaniano The Citizen, Salma Said, è scomparsa in circostanze non ancora chiarite.  Salma Said è una giornalista nota nell’arcipelago per i suoi articoli che esortano alla tolleranza, come fondamento di una società democratica, in cui modi di pensare e punti di vista opposti possono coesistere. La stessa reporter poco prima dei fatti aveva ripetutamente sporto denuncia alla polizia per le minacce ricevute da parte di ignoti.

La giornalista del quotidiano tanzaniano The Citizen, Salma Said

Secondo quanto è stato raccontato dal marito della Said, Ali Salim Khamis, membro del parlamento, con la tessera del Cuf, il giorno del rapimento, la giornalista doveva partire alla volta della capitale economica tanzaniana, Dar es Salaam, per ragioni di salute. Arrivata in città, Salma sarebbe stata trattenuta da uomini della sicurezza dell’aeroporto e trasferita in un luogo sconosciuto. Il marito, allertato da un sms, avrebbe immediatamente contattato diversi commissariati di polizia per sapere dove si trovasse la moglie, da chi fosse trattenuta e per quali ragioni. Ma non ha ricevuto alcuna risposta chiara in proposito.

Ritrovamento
Il 21 marzo, il giorno dopo il voto, la Said è stata ritrovata in un ospedale di Dar es Salaam. Come raccontato dal quotidiano The Citizen, la giornalista è stata gravemente malmenata, a tal punto che il suo stato di salute, indebolito anche dal trauma psicologico prodotto dalle violenze subite, ha richiesto un ricovero in ospedale. Salma ha raccontato che i suoi sequestratori non avevano intenzione di ucciderla, ma di “tenerla lontana dalle elezioni in corso”.
Sin dal giorno della scomparsa è scoppiato un caso mediatico nelle isole che poi si è amplificato. Numerose associazioni giornalistiche insieme a quelle di diritti umani hanno immediatamente chiesto al governo di far luce sulla vicenda, ma fino ad ora le istituzioni non hanno fornito elementi sufficienti.
Quanto è accaduto alla giornalista Salma Said è di certo un grave attentato alla vita e una violazione della libertà d’espressione. Sono in molti a pensare che sia stata rapita perché da anni i suoi articoli denunciano le violazioni dei diritti umani sulle isole e le dinamiche politiche che lasciano poco spazio alla trasparenza dei principi democratici. Con un tale percorso, alla vigilia delle nuove elezioni, e dopo l’annullamento del primo turno, la presenza della giornalista a Zanzibar costituiva forse uno scomodo ostacolo per il Ccm?

Nella foto in alto una vista aerea della città di Zanzibar city.

 

Marco Simoncelli è giornalista di Nigrizia.

Ignazio Torres è fotografo freelance.

 

Le foto nella gallery fanno parte del reportage di Ignazio Torres 

(© 2016 Ignazio Torres All Rights Reserved).

 

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