Le incognite del gas sul futuro energetico dell’Africa - Nigrizia
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La Nigeria è il crocevia di due importanti progetti di gasdotto su cui Algeri e Rabat puntano per affermare la propria centralità nelle rotte che uniscono il continente all’Europa
Le incognite del gas sul futuro energetico dell’Africa
Per i prossimi anni il combustibile fossile resterà al centro delle politiche di molti dei paesi africani, come dimostrano i piani di Algeria, Marocco e Nigeria. Su cui pesano però molti interrogativi, dal nodo della sicurezza alle reali disponibilità economiche
02 Gennaio 2026
Articolo di Rocco Bellantone
Tempo di lettura 8 minuti
Lavori in corso per il realizzo della Trans-Saharan gas pipeline

Il futuro energetico dell’Africa sarà ancora per anni nel segno del gas naturale. A confermarlo è l’outlook report 2026 della Camera Africana dell’Energia “The State of African Energy” secondo cui entro il 2050 la domanda di gas nel continente aumenterà del 60% arrivando a oltre 90 miliardi di metri cubi.

Allo stato attuale due terzi della produzione di gas del continente è in Nordafrica, con in testa l’Algeria seguita da Egitto e Libia. Entro il 2035 la produzione della regione scenderà però sotto il 40% in parallelo al graduale aumento della produzione dei paesi dell’Africa subsahariana dove è concentrato più del 70% delle riserve continentali del combustibile fossile.

A guidare la risalita dell’Africa subsahariana sarà la Nigeria a cui si accoderanno una serie di produttori emergenti come Mozambico, forte in particolare del progetto Coral South per la produzione di GNL (gas naturale liquefatto), Tanzania, Senegal e Mauritania (progetto GNL Greater Tortue Ahmeyim), Angola e Repubblica del Congo.

La competizione tra Algeria e Marocco

La Nigeria è il crocevia di due importanti progetti di gasdotto su cui Algeria e Marocco puntano per affermare la propria centralità energetica nelle rotte che uniscono l’Africa all’Europa.

Il Trans-Saharan gas pipeline (TSGP), a guida algerina, ha una lunghezza di 4.128 km. Pomperà gas dai giacimenti nigeriani di Wari facendolo arrivare in Niger e poi in Algeria, con snodi ad Hassi R’Mel e al porto di Béni Saf.

Attraverso il gasdotto sottomarino Medgaz il gas proseguirà la sua corsa fino ad Almeria, in Spagna. Il gasdotto dovrebbe trasportare fino a 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno. L’infrastruttura costerà nel complesso attorno ai 13 miliardi di dollari, l’entrata in servizio è prevista per il 2027.

In risposta alle ambizioni algerine nel 2023 il Marocco ha rispolverato il Nigeria-Morocco Gas Pipeline (NMGP) nell’ambito della Royal Atlantic Initiative attraverso cui re Mohammed VI promette di avvicinare all’Oceano Atlantico i paesi saheliani privi di sbocco sul mare.

Per 5.600 chilometri NMGP dalla Nigeria risalirà la costa atlantica settentrionale dell’Africa passando per Benin, Togo, Ghana, Costa d’Avorio, Liberia, Sierra Leone, Guinea Conakry, Guinea Bissau, Gambia, Senegal e Mauritania, prima di raggiungere il Marocco e da qui l’Europa attraverso il gasdotto Maghreb-Europa.

L’infrastruttura trasporterà fino a 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno e garantirà l’accesso all’elettricità a oltre 500 milioni di africani. Al momento l’inizio dei lavori è stato annunciato per un primo tratto in territorio marocchino, tra Nador e Dakhla.

«Il Tran-Saharan gas pipeline è un progetto di vecchia data, risalente a oltre trent’anni fa – spiega Jean-Pierre Favennec, esperto di oil & gas – Il gas proveniente dalla Nigeria potrebbe raggiungere l’Europa attraverso gasdotti esistenti come il Medgaz, oppure venendo prima trattato negli impianti di liquefazione algerini. L’impatto del gasdotto sugli altri paesi africani sarà molto limitato».

«L’Europa, invece, può accogliere con favore la possibilità di ulteriori forniture dall’Algeria che è già un suo importante partner energetico. Tuttavia, poiché le forniture russe sono praticamente cessate a seguito della guerra in Ucraina, l’Europa si è adattata a questa situazione riducendo i propri consumi, importando grandi quantità di GNL americano e investendo di più nelle fonti rinnovabili».

La fortuna di entrambi i progetti è dunque legata direttamente al trend della domanda di gas del Vecchio Continente. Una strada a senso unico che può comportare dei rischi per Algeria e Marocco e per gli altri paesi africani coinvolti nella realizzazione dei due gasdotti.

«La guerra in Ucraina ha sostanzialmente limitato le forniture tradizionali dalla Russia, anche se non tutte considerato che il GNL russo continua ad arrivare dai giacimenti di Mosca nell’Artico», commenta Henri Beaussant, senior energy economist di ADEA (Association for the Development of Energy in Africa).

«La domanda di gas dell’Europa dovrebbe però diminuire con il proseguimento della sua politica di transizione energetica. Man mano che l’Europa diversifica le sue fonti di approvvigionamento energetico e investe nelle energie rinnovabili, diminuisce la certezza che il gas pompato dalla Nigeria garantisca (a Nigeria, Algeria e Marocco, ndr) un mercato affidabile e impegni di acquisto a lungo termine».

«Tra il 2022 e il 2023 – prosegue Beaussant – la domanda di gas naturale è diminuita del 10% in Italia e dell’11,7% in Francia. Complessivamente nell’UE si è registrato un calo dell’8% del consumo di gas dovuto all’aumento dei prezzi, a una politica più attiva sul fronte del risparmio energetico e a una riduzione della domanda da parte delle industrie. Inoltre, in Senegal e Mauritania c’è abbondanza di gas che potrebbe essere trasportato in Europa a un costo molto inferiore».

Il nodo del Niger per Algeri

Per quanto concerne il Tran-Saharan gas pipeline, secondo Jean-Pierre Favennec la sua entrata in funzione nel 2027 sarà posticipata. Per le autorità algerine il 70% del progetto è già stato realizzato. Il pezzo del tracciato che rimane da completare è quello che attraversa il Niger. Dopo il colpo di stato che a fine luglio 2023 ha portato al potere a Niamey la giunta militare guidata dal generale Abdourahamane Tchiani, Niger, Algeria e Nigeria hanno firmato un nuovo accordo.

A fine marzo un drone decollato dal territorio maliano e abbattuto dall’Algeria, ha però innescato tensioni diplomatiche tra Algeri e l’Alleanza del Sahel, di cui il Mali fa parte insieme a Niger e Burkina Faso. L’episodio ha fatto ventilare l’ipotesi di una possibile uscita del governo nigerino dal progetto. C’è però un interesse economico rilevante che spinge il Niger a non mollare la presa sull’opera, ovvero la riscossione delle royalties sul transito del gasdotto lungo 841 km del suo territorio.

«Secondo un collega nigerino che lavora presso il ministero dell’Energia di Niamey il governo continua a sostenere il progetto», riprende Henri Beaussant. «Semmai, questo gasdotto non rappresenta una priorità per il Niger: hanno le loro riserve di gas nell’Agadem, sebbene non abbiano ancora deciso di sfruttarle, in parte perché i cinesi non sono disposti a farlo, e non sono più vincolati dagli impegni presi nell’ambito della CEDEAO», la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale da cui Niger, Mali e Burkina Faso si sono ritirati nel gennaio 2024.

Gli ostacoli per il Marocco

Sulla carta il Nigeria-Morocco Gas Pipeline potrebbe rifornire di gas naturale tutti i paesi che attraversa lungo le coste dell’Africa occidentale e, in alcuni casi, attingere anche combustibile da alcuni di essi, come Ghana, Costa d’Avorio, Senegal e Mauritania.

Questi ultimi due paesi, in particolare, dispongono di ingenti riserve di gas naturale finora sfruttate solo parzialmente: Yakaar-Teranga e Greater Tortue Ahmeyim in Senegal, BirAllah in Mauritania. «I paesi coinvolti hanno approvato il progetto definitivo che sarà realizzato in più fasi e potrebbe essere completato tra il 2027 e il 2040», sottolinea Favennec.

«Il primo ostacolo a questo progetto è il suo costo (stimato attorno ai 25 miliardi di dollari, ndr) anche se gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la loro intenzione di partecipare al suo finanziamento. Un altro ostacolo è rappresentato dal Fronte Polisario che rivendica il controllo di territori del Sahara attraversati dal gasdotto e che ha il sostegno dell’Algeria. Inoltre la tenuta economica del progetto si basa su una sua estensione all’Europa che però importa attualmente ingenti quantità di GNL dagli Stati Uniti, importazioni che potrebbero aumentare ulteriormente».

Le altre criticità

A questi ostacoli tanto per il progetto algerino quanto per quello marocchino si sommano poi almeno altre tre criticità. I gasdotti passeranno per vaste aree controllate da movimenti jihadisti, il che implicherà il rischio permanente di attacchi alle infrastrutture.

Resta un’incognita da decifrare la capacità della Nigeria di alimentare entrambi i tracciati. Nonostante le sue enormi riserve di gas stimate in 5,94 trilioni di metri cubi, per Jean Pierre Favennec «è improbabile che la Nigeria sia in grado di fornire quantità sufficienti di gas per entrambi i progetti».

Cosa che invece il paese è in grado di fare per Henri Beaussant. «La Nigeria detiene abbastanza gas per alimentare i due progetti, con oltre 200 trilioni di piedi cubi di riserve accertate secondo il suo dipartimento delle Risorse petrolifere, corrispondenti a oltre 130 anni di produzione attuale», dice.

Infine, non è chiaro se Algeria, Marocco e Nigeria avranno a disposizione le risorse economiche necessarie per far fronte alle spese di realizzazione e gestione che si prospettano da qui ai prossimi anni. «Francamente per me nessuno di questi due progetti ha la minima possibilità di concretizzarsi», conclude Henri Beaussant.

«Al contrario, i contro sono molteplici e piuttosto consistenti, anche nel lungo termine. Entrambi i progetti richiedono un elevato impiego di capitale. Né l’Algeria né il Marocco né la Nigeria hanno la capacità di finanziare i progetti con fondi propri, per non parlare di entrambi nel caso della Nigeria. Dovranno quindi ricorrere a finanziamenti dall’estero. C’è poco da aspettarsi dai donatori istituzionali come le agenzie per lo sviluppo o le banche che sono ostili al finanziamento di progetti incentrati sui combustibili fossili».

«Molte banche private – prosegue – stanno seguendo la stessa strada per evitare il rischio di essere escluse da progetti più politicamente corretti. Molti grandi operatori privati, come le compagnie petrolifere internazionali, stanno mostrando la stessa riluttanza per evitare il rischio di un boicottaggio delle loro attività, in particolare nella distribuzione di prodotti petroliferi».

«Non sono a conoscenza di operatori privati che abbiano espresso pubblicamente il loro interesse per uno dei due progetti», conclude Beaussant. «La maggior parte dei paesi dell’Africa occidentale trarrebbe beneficio dall’approvvigionamento di gas. Ma finché questi progetti saranno pensati per essere destinati in via prioritaria a rifornire l’Europa, di fatto non se ne avrà una reale necessità».

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