Secondo l‘Africa Industrialisation Index 2025, pubblicato dalla Banca africana di sviluppo (AfDB) in collaborazione con l’Unione Africana e l’UNIDO – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale, che ha il mandato di promuovere la crescita produttiva nei paesi in via di sviluppo – il Marocco ha conquistato il primo posto tra le economie industriali del continente. Ha scavalcato per la prima volta dal 2010 il Sudafrica. Il risultato è frutto di un percorso avviato da oltre un decennio, fondato su politiche industriali strutturate e una progressiva diversificazione delle esportazioni.
Un progresso diffuso ma moderato
Il rapporto, presentato a Brazzaville in occasione delle riunioni annuali dell’AfDB, valuta lo sviluppo industriale di 54 paesi africani nel periodo 2010-2024. Il quadro complessivo è di un avanzamento moderato ma diffuso: 41 paesi su 54 hanno migliorato il proprio punteggio di industrializzazione, con una crescita media dell’indice del 6% a livello continentale. I progressi più marcati si registrano tra i paesi che partivano dalle posizioni più arretrate, segnale di una convergenza graduale.
La geografia dell’industria africana
La capacità industriale rimane però fortemente concentrata. Nordafrica e Africa Australe continuano a dominare, con i quattro principali poli industriali del continente – Marocco, Sudafrica, Egitto e Tunisia – tutti collocati in queste due aree. Il Sudafrica, pur avendo ceduto la vetta, mantiene un ruolo di rilievo. Le regioni dell’Africa orientale, occidentale e centrale mostrano segnali di miglioramento ma restano significativamente distaccate.
I paesi che guadagnano terreno
Tra i paesi che hanno guadagnato più posizioni in classifica, il rapporto cita Gibuti e il Gabon, avanzati rispettivamente di 13 e 11 posizioni, grazie soprattutto all’espansione della capacità produttiva e a un miglioramento del contesto per gli investimenti privati.
Le sfide ancora aperte
Permangono tuttavia nodi strutturali. La performance manifatturiera è indicata come la dimensione più critica dell’intero indice, con carenze che riguardano sia la competitività sia il livello di sofisticazione delle esportazioni. Sul fronte dell’integrazione regionale, il dato più emblematico è che il commercio intra-africano si ferma al 14,4% del totale, un valore che si confronta con il 60% dell’Asia e il 57% dell’Europa.
Le leve per il futuro
Per affrontare queste debolezze, il rapporto individua nell’AfCFTA e nelle Zone Economiche Speciali gli strumenti principali su cui puntare. Le ZES sono descritte come piattaforme utili a stimolare l’innovazione e a favorire l’inserimento delle piccole e medie imprese nelle catene del valore regionali. Ousmane Fall, direttore per lo sviluppo industriale e commerciale dell’AfDB, ha sottolineato che la trasformazione industriale richiede infrastrutture solide, energia affidabile, competenze tecniche e standard armonizzati, oltre a finanziamenti strutturati in funzione delle specificità africane.
L’obiettivo di fondo, secondo il rapporto, è passare da sistemi produttivi nazionali frammentati a ecosistemi industriali regionali in grado di competere su scala globale.