L’infinita bellezza dell’interagire - Nigrizia
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Uno spettacolo teatrale che vede il pubblico diventare attore sui temi del razzismo e violenza di genere
L’infinita bellezza dell’interagire
Diventare protagonisti a teatro, interagendo con l’attrice e l’attore sul palco con un libretto a far da tramite. Una forma sperimentale per far emergere pregiudizi e stereotipi spesso inconsapevoli
10 Settembre 2026
Articolo di Jessica Cugini
Tempo di lettura 3 minuti
Claudia Manuelli e Aron Tewelde in scena con "Infinita bellezza"

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Salire sul palco pur rimanendo in platea. Non in modo figurato ma attivo, divenendo protagonisti dello spettacolo. Attrici e attori terzi, che accompagnano il duo sulla scena. Attrici e attori che potrebbero sembrare telecomandati dai libretti che si trovano ad attenderli sulle sedie, ma così non sarà, anche quando la risposta da dare è suggerita, sollecitata.

Perché spiazza Infinita bellezza, lo spettacolo della compagnia teatrale Fondamenta Zero in programma domenica 13 settembre alle 21 al teatro Camploy di Verona, ideato e diretto da Claudia Manuelli, in scena con Marcos Piacentini, che sostituisce occasionalmente Aron Tewelde. Spiazza chi lo ha ideato e lo recita, così come chi vi assiste e partecipa.

Il canovaccio è ben definito, ma ogni replica è diversa. Perché cambia il pubblico in sala, le reazioni, il portato personale di chi interagisce con l’attrice e l’attore che stanno sul palco. E quindi ogni replica è opera unica, che modifica le successive.

Merito anche del confronto che spesso avviene quando le luci si spengono e Claudio e Aron o Marcos rimangono a scambiare impressioni con il pubblico. Sono momenti in cui il dialogo continua e arricchisce tutte le persone che hanno partecipato recitando e interagendo.

«Era quel che volevamo quando abbiamo intrecciato le nostre storie e pensato a questa interazione con il pubblico che ogni volta cambia. Perché è vero che c’è un libretto da seguire, ma poi le reazioni mutano – racconta l’attore Aron Tewelde, la cui passione inonda come un fiume in piena –. Tocchiamo due temi, razzismo e violenza di genere, che sono accompagnati da stereotipi, pregiudizi, bias che spesso si hanno senza averne consapevolezza. E questa interazione che si mette in scena ogni sera, in cui il pubblico diventa parte fondamentale dello spettacolo, come se fosse un terzo attore, una presenza sul palco, è ciò che fornisce una linfa sempre nuova, che interroga tutte le parti che si mettono in gioco».

La sorpresa del pubblico giovane

Perché mentre chi è sul palco recita il proprio copione e chi sta sotto interagisce in sala accade qualcosa: una presa di coscienza dei linguaggi, di quanto entra a far parte del proprio sentire quel che si ascolta e si interiorizza, spesso senza neanche chiedersi se sia giusto o sbagliato.

«L’obiettivo – continua Tewelde – è decostruire il linguaggio, dare spunti di riflessione sull’utilizzo che se ne fa, sulle azioni che nascono di conseguenza. Devo dire che spesso le reazioni stupiscono e che quelle che più mi hanno colpito sono state quelle del pubblico più giovane, che abbiamo trovato più attrezzato anche rispetto a delle linee rosse che si ha consapevolezza che non si devono sorpassare».

Così, Infinita bellezza diventa una sorta di esperimento sociale ed esperienza educativa, in cui ci si trova senza magari esserne coscienti, ma che poi rimane a esortarla quella coscienza.

«Senza voler spoilerare troppo lo spettacolo: c’è un momento in cui viene chiesta un’azione e l’eseguirla o meno, in qualche modo, traccia una differenza, fa riflettere. È qualcosa che invece magari si vede fare di continuo e quindi si è normalizzata. Ma cosa significa?».

Nessuna parola è neutra, così come nessuna azione, anche quei termini e gesti di cui si è persa consapevolezza. E uno spettacolo come questo può portare a riflettere su questo. A volte ciò accade alla fine con l’attrice e l’attore che hanno innescato le domande.

Insomma se si vuol comprendere in cosa consista l’Infinita bellezza occorre proprio esserci tra il pubblico domenica 13 e farsi coinvolgere su due temi urgenti e necessari in cui parole e gesti no, non sono mai neutri. Ed è importante averne consapevolezza.

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