Media d’Africa
Molteplici le reazioni dei quotidiani (telematici e non) del continente, all'elezione del tycoon newyorkese alla presidenza degli Stati Uniti. Ma ai timori si alternano anche tante rassicurazioni sul futuro sostegno di Washinghton al continente.

Sorpresa, inquietudine, paura addirittura, è quanto traspare dai media dell’Africa. «Trump sorprende il mondo», scrive La Tribune di Dakar. «Tutti si aspettavano di vedere Hillary Clinton alla Casa Bianca, Donald Trump ha sovvertito i pronostici e vinto. Sorpresa e delusione sono i sentimenti più condivisi. L’inquietudine si sta impadronendo dei cuori, per quanto riguarda i nostri rapporti e l’avvenire degli stranieri che si sono stabiliti nel paese dello zio Sam». Sempre per La Tribune, da Trump non ci si deve aspettare nulla: «La sola lezione che possiamo tirare da queste elezioni è che dobbiamo imparare a contare su noi stessi».

Il giornalista della Radiotelevisione senegalese, Mamadou Thior, risponde così al quotidiano Enquête: «Le relazioni afroamericane dovrebbero seguire la logica della realpolitik come è sempre stato. Non cambierà nulla. Non è successo negli otto anni di Barack Obama, come del resto non era successo con i suoi predecessori. I presidenti americani si occupano dei problemi americani».

Non si poteva far «peggio per l’Africa», sospira Ledjely.com in Guinea. «Per l’Africa dei popoli, grandi sono la preoccupazione e l’incertezza. Soprattutto per quanto riguarda la politica d’immigrazione del nuovo presidente, che tenderà non solo a restringere l’arrivo di nuovi migranti sul suolo americano, ma anche a cacciarne alcuni di quelli che sono già là. (…) Nella stessa ottica ci si può chiedere in che misura gli aiuti americani, tramite le agenzie umanitarie e di sviluppo, verranno ridotti. Per il continente africano dove le sfide in materia di sviluppo socioeconomico sono immense, questa prospettiva mette solo paura».

I soli a essere felici dell’elezioni di Trump, denuncia ancora Ledjely, sono alcuni capi di stato africani… in particolare il congolese «Kabila che ha ben donde di sorridere. (….) Infatti, il presidente, la cui volontà di truccare la Costituzione, in questi ultimi mesi, si è scontrata con una feroce opposizione degli Stati Uniti, con l’arrivo di Donal Trump può respirare. Soprattutto dopo che quest’ultimo ha già lasciato chiaramente intendere che le preoccupazioni economiche interne agli Stati Uniti sono la sua priorità». A generalizzare il ragionamento, continua il sito guineano, si può ritenere che i piccoli dittatori d’Africa avranno meno preoccupazioni».

Trump mette paura, rincara Le Pays in Burkina Faso. Innanzitutto perché, «in nome della lotta contro il terrorismo, l’uomo potrebbe essere tentato di venire a patti con il diavolo. E qui il diavolo, è l’insieme degli uomini forti che saccheggiano il mondo e che si nascondono dietro la lotta contro i “barbuti” per soffocare la democrazia nei rispettivi paesi. (…) Donald Trump non ha avuto alcun ritegno a esternare le sue simpatie per lo zar russo, Vladimir Putin, che presenta come un campione della crociata contro i jihadisti. La cricca dei dittatori d’Africa e di altre parti del mondo può benissimo ammazzare il vitello grasso, e dare così il benvenuto a Trump».

«Che gli Nkurunziza, Kabila e Museveni, che si sono fatti subito avanti a magnificare il nuovo eletto, non facciano festa troppo in fretta!» ribatte Aujourd’hui, sempre a Ouagadougou, «Obama o Trump, le regole elementari della democrazia hanno la pelle dura per gli americani, e questo per il rispetto che ognuno di loro deve alla più vecchia Costituzione del mondo».

Le 22 Septembre, infine, è più allarmista: «Trump è pericoloso per il mondo intero perché ha atteggiamenti razzisti, xenofobi, protezionisti e arroganti», scrive il quotidiano di Bamako (Mali).