Iniziativa "Insieme senza muri"
Centomila in piazza il 20 maggio a Milano in nome dell’accoglienza, per vincere la logica della paura e dell’esclusione, per rigettare la retorica del “prima gli italiani” e per chiedere chiare riforme politiche: superare la Bossi-Fini, abolire il reato di clandestinità, approvare una nuova legge sulla cittadinanza.

“Nessuno è illegale”: è questo il messaggio più forte che arriva dalla grande manifestazione antirazzista che lo scorso 20 maggio ha invaso Milano, con un corteo gioioso, rumoroso e colorato.

Le tante comunità straniere hanno sfilato attraverso la città, ognuna a modo suo: in abiti tradizionali, cantando, ballando e suonando al ritmo della propria musica; cinesi vicino a latinos, indiani a fianco di bengalesi, brasiliani con senegalesi. Con loro hanno marciato i richiedenti asilo dei centri di Milano, le tante realtà che si occupano di diritti e di immigrazione (da Emergency ad Amnesty, dall’Asgi alla Croce Rossa), il mondo Lgbt e quello cattolico con le Acli e la Caritas, l’Anpi, i sindacati, i centri sociali milanesi. E tanti cittadini: giovani coppie con passeggini al seguito, tanti bambini, giovani e anziani.

In 100mila, secondo gli organizzatori, hanno risposto alla chiamata dell’assessore Pierfrancesco Majorino, che, all’indomani della manifestazione pro accoglienza di Barcellona, ha lanciato la sfida a Milano. Il sindaco Beppe Sala ha creduto in questa iniziativa e l’ha sostenuta, nonostante la freddezza del suo partito, il Pd.
Eppure i soliti distinguo della sinistra italiana stavolta non hanno rovinato la festa: è vero che i cartelli contro il decreto Minniti-Orlando hanno letteralmente invaso il corteo, ed è vero che alcuni esponenti del Pd presenti sono stati contestati (anche il sindaco Sala), ma nemmeno gli stessi contestatori volevano far distogliere l’attenzione dalla marcia pacifica.

La sfida è stata vinta: la manifestazione di sabato scorso non è stata solo un’operazione culturale, comunque urgente, per ribadire che “nessuno è illegale”, che la società plurale è “un’occasione di crescita”, che “integrazione e convivenza” vinceranno “la logica dei muri e la paura” (dal manifesto dell’iniziativa). Da quei 100mila è arrivata una richiesta chiara: superare la Bossi-Fini, abolire il reato di clandestinità, approvare una nuova legge sulla cittadinanza.

“Chi nasce e studia in Italia è italiano” ha chiaramente detto il presidente del Senato Piero Grasso dal palco, allestito da Radio Popolare, in Piazza del Cannone, dove il corteo si è concluso. “Sono qui per difendere la Costituzione”, ha aggiunto ancora, ricordando che la Carta prevede l’accoglienza di chi non ha diritti garantiti nel suo paese d’origine.

A ribadire l’importanza di costruire ponti e non muri, sul palco si sono poi alternati, tra gli altri, Carlotta Sami, portavoce dell’Unchr, Carlo Petrini di SlowFood, Cecilia Strada di Emergency e don Virginio Colmegna della Casa della Carità, promotore, come anche Emma Bonino, della campagna #EroStraniero, raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare per il superamento della Bossi-Fini.

“Firmate per dare un senso al domani” ha detto l’ex ministro dal palco “mettete la firma, per voi, per il vostro futuro. Di queste persone abbiamo bisogno: lavorano nelle nostre case, i loro figli vanno a scuola con i nostri figli”, ha continuato Bonino che ha concluso ricordando che “insulti e bugie non finiranno, fatevene una ragione. Ma vivere insieme si può”.