Africa occidentale
Un attentato, sventato, al presidente Condé. Arresti tra gli alti gradi delle forze armate. Il tentativo di censurare la stampa. E ancora non c’è una data per le elezioni politiche.

Dopo soli otto mesi dalla prima elezione presidenziale definita democratica, la Guinea si trova a fronteggiare un tentativo di colpo di stato. Risale infatti al 19 luglio scorso, l’attacco alla casa del presidente Alpha Condé (nella foto), nella capitale Conakry, con razzi e altre armi da fuoco che ha provocato un morto e qualche ferito tra le guardie presidenziali. I sospetti sono subito caduti sulle forze armate e l’ex capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Nouhou Thiam, è stato uno dei primi ad essere arrestato.

L’esercito ha sempre rivestito un ruolo importante nel paese e le recenti riforme del presidente, che controlla personalmente il ministero della difesa, potrebbero aver urtato gli interessi di alcuni gruppi di potere. Il fatto è che la situazione, anche dopo le elezioni, continua ad essere instabile. La Guinea, ex colonia francese e terra ricca di petrolio, oro, diamanti e bauxite, è da sempre nelle mire dei paesi occidentali, preoccupati più delle relazioni commerciali che della situazione politica interna. E anche per questo la democrazia tarda ad arrivare.

L’attacco ad Alpha Condé, nasconde un disagio ben più allarmante del tentativo in sé di prendere il potere. Le elezioni presidenziali del novembre scorso, sembravano l’inizio di una transizione democratica che finalmente, dal 1958, anno dell’indipendenza dalla Francia, avrebbe permesso di ottenere un vero cambio politico. Così purtroppo non è stato e il futuro non lascia ben sperare. Alpha Condé, lungi dall’essere l’uomo delle istituzioni, non ha ancora indetto le elezioni legislative e senza una vera assemblea eletta dal popolo, il suo governo assomiglia ad una dittatura del passato.

Da quando è al potere, gli attacchi anche fisici all’opposizione non sono terminati e gli scontri etnici (in un paese che conta più di trenta etnie) non si sono attenuati. In più Condé non sembra disposto ad un’apertura di tipo politico, tanto che il 26 luglio, tramite il Consiglio nazionale della comunicazione (Cnc), ha vietato ai mezzi di informazione di parlare dell’attentato, che lui definisce semplice attacco alla sua persona. Un’azione di censura che ha fatto a tal punto scalpore a livello internazionale da spingere il Cnc a ritirare la decisione: un segno chiaro della volontà di non mettersi contro le autorità internazionali, specie quelle francesi che hanno alzato particolarmente la voce.

Secondo Bangaly Touré, giornalista della Guinea rifugiato politico in Francia, «l’attentato è il segno della grande instabilità che regna nel mio paese. In una vera democrazia la reazione normale a un tale avvenimento sarebbe stata quella di consentire una maggiore analisi politica dei fatti, il dialogo tra le parti e la discussione pubblica. Alpha Condé non può che rispondere con la censura, da uomo lontano dalla democrazia quale si è rivelato essere. La verità è che nel mio paese lo stato di diritto è ancora un sogno».

La Francia, dopo la notizia dell’attentato e la decisione di censurare la stampa, ha deciso di prendere posizione chiedendo che si svolgano al più presto elezioni legislative, con una prova di forza insolita a fronte di una passato di buone relazioni con il presidente guineano. E a questo riguardo va segnalato che, dallo scorso 5 agosto, il sindacalista Louncény Camara è il nuovo responsabile della Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni) incaricata di organizzare entro fine anno elezioni legislative e amministrative.