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Fermoposta Alex / Settembre 2026
L’intelligenza artificiale sia un bene universale
L’ultima enciclica di papa Leone XIV, "Magnifica humanitas", segna la via: o redistribuiamo la conoscenza o ci condanniamo alla Babele delle disuguaglianze
04 Settembre 2026
Articolo di Alex Zanotelli
Tempo di lettura 4 minuti

Questo articolo è uscito nel numero di Nigrizia di settembre 2026.

Caro Alex,
hai letto la prima enciclica di papa Leone dedicata all’intelligenza artificiale? Cosa ne pensi? (Elena Cordiale)


Prima di tutto, mi sento di ringraziare papa Leone XIV per questo splendido documento, la Magnifica humanitas. Un testo legato al nome che ha scelto, quello di Leone, in memoria di Leone XIII, il papa della enciclica Rerum novarum (1891). Così come il suo ideale predecessore ha accolto le “cose nuove” del suo tempo, anche l’attuale papa ha voluto mettere al cuore dell’enciclica le cose nuove della sua epoca.

Prima di risponderti, Elena, serve un’altra premessa: l’intelligenza artificiale non esiste. Esiste invece l’intelligenza umana che offre gli elementi alle macchine che li rielaboreranno. Non esiste un’intelligenza oltre quella umana e questo il papa lo chiarisce in diversi passaggi dell’enciclica, in modo particolare ai numeri 99 e 100.

A quest’ultimo punto afferma: «L’impressione di oggettività che le risposte e le proposte di questi sistemi possono suscitare rischia di farci dimenticare che esse riflettono i parametri culturali di chi li ha progettati e addestrati, con tutti i loro pregi e difetti». È l’intelligenza umana che è dietro a tutto.

Un altro degli aspetti chiave sollevati dal papa è quello di “disarmarla”, questa tecnologia. Questi sistemi vengono infatti impiegati attivamente per condurre operazioni di guerra, come ha mostrato l’esercito israeliano nel suo genocidio a Gaza: un’assurdità. Emerge poi in diversi passaggi l’urgenza della questione del lavoro umano, che non potrà che vedersi fortemente ridimensionato dall’ascesa dei sistemi di Ia. Anche questo è qualcosa di estremamente grave.

Il papa non dimentica di toccare poi il tema dell’acqua, necessaria in quantità enormi al funzionamento dei data center che permettono all’intelligenza artificiale di funzionare. Il tutto nel pieno della crisi climatica, segnata da una drammatica quanto sempre crescente carenza d’acqua.

Leone XIV dice: «Gli attuali sistemi di IA richiedono grandi quantità di energia e acqua, incidono in modo significativo sulle emissioni di anidride carbonica e consumano risorse in maniera intensiva. Con l’aumento di complessità, soprattutto nei grandi modelli linguistici, crescono anche i bisogni di potenza di calcolo e capacità di archiviazione, che si appoggiano su un insieme di macchine, cavi, centri dati e infrastrutture energivore. Per questo è essenziale sviluppare soluzioni tecnologiche più sostenibili per ridurre l’impatto sull’ambiente e custodire la nostra Casa comune» (101).

L’enciclica per me è uno splendido inno all’umanità, con la consapevolezza profonda che il problema non è la tecnologia in sé quanto l’utilizzo che ne facciamo.

La grande domanda che soggiace a tutto il ragionamento è il vero regalo di questa enciclica: cosa amiamo davvero? È qui che il papa chiama in causa due immagini bibliche, quando scrive che due amori fecero due città: da una parte Babele, con la sua lingua unica espressione del potere centralizzato e dell’uniformità; dall’altro Gerusalemme distrutta, dove gli ebrei tornano dopo l’esilio babilonese.

Lì Neemia convoca le famiglie e affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire. Una città che rinasce allora per “responsabilità condivisa”, come scrive papa Leone. La scelta, vuole dirci il santo padre, non è tra tecnologia sì e tecnologia no, ma tra le due logiche di potere: concentrarlo nelle mani di qualcuno o ridistribuirlo.

Lasciare che i vari Elon Musk e Peter Thiel e i miliardari vicini al presidente statunitense Donald Trump diventino ancora più ricchi. O andare verso la destinazione universale dei beni, che deve essere applicata ai brevetti, agli algoritmi, ai dati. Quando questi beni rimangono in poche mani, la disuguaglianza si struttura. E allora condividiamoli tra tutti noi: costruiamo l’opposto della torre di Babele, è questo l’invito che ci sta facendo papa Leone XIV.

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