GIUFA' – gennaio 2012
Gad Lerner

Era un pazzoide isolato Gianluca Casseri, il frequentatore di CasaPound, cultore di fumetti e fantascienza, romanziere e saggista, detentore «per uso sportivo» di una pistola 357 Magnum con cui martedì 13 dicembre 2011 ha ammazzato in una piazza fiorentina Samb Modou e Diop Mor, colpevoli solo di avere la pelle nera?

Nel suo caso non potrà esserci una perizia psichiatrica come quella che in Norvegia ha dichiarato incapace di intendere e di volere Anders Behring Breivik, settantasette volte assassino con motivazioni analoghe a quelle di Casseri. Il killer dei senegalesi si è suicidato, infatti, prima della cattura. Ma credo sia necessario ugualmente rispondere a questa domanda – sono pazzoidi isolati i Breivik e i Casseri che hanno funestato il 2011? – per sfuggire al pericolo della minimizzazione.

Poco m’interessa la vicenda dei malesseri personali retrostante a scelte criminali meditate, pianificate, e condivise in ambiti comunitari (social network o manifestazioni militanti che fossero). Gianluca Casseri ha agito in piena coscienza ed è stato riconosciuto come interlocutore valido, sul piano culturale, da più di un esponente dell’intellighenzia di destra italiana. Mi ha particolarmente impressionato scoprire che Gianfranco De Turris, fino al 2009 vicecaporedattore dei servizi culturali per il Giornale Radio della Rai (poi è andato in pensione) ha scritto un’introduzione elogiativa al pamphlet I protocolli del Savio di Alessandria (Solfanelli editore), in cui, nel maggio 2011, Casseri se la prendeva con Umberto Eco. Le tesi dell’autore e del prefatore coincidevano nel rivendicare contro Eco il valore dei famigerati Protocolli dei Savi di Sion, sostenendo che, se anche si trattò di un falso, ugualmente anticipavano verità storicamente comprovate in seguito.

Mi guardo bene dall’attribuire a De Turris qualsivoglia responsabilità nel delitto perpetrato da Casseri (di cui aveva già introdotto un romanzo l’anno scorso). Anche se non oso immaginare quale campagna propagandistica si sarebbe scatenata se, all’inverso, un intellettuale di sinistra avesse mai presentato elogiativamente l’opera di un futuro killer. Ma rilevo che nella destra italiana, sia post-fascista che leghista, gli stilemi dell’ideologia razzista hanno continuato a trovare benevola legittimazione. Del resto, politici e giornalisti spregiudicati vi hanno costruito fortune recenti, pur senza cadere nella trappola di un Mario Borghezio che definiva «condivisibili » le idee di Breivik nel mentre ne condannava il crimine.

Anche Gianluca Casseri ha goduto (post-mortem) di un consenso sconcertante per estensione sul web, così come prima riscuoteva credito in una destra revisionista dedita al culto del filosofo fascista e razzista Julius Evola. Se di pazzoide si tratta, almeno riconosciamo che non è poi così isolato.