Crisi Burkinabé
Dopo una giornata di trattative a Ouagadougou, è stato raggiunto un accordo sulla formazione di un governo civile e l’avvio di una transizione che si concluda entro un anno. Un risultato frutto anche della forte pressione internazionale e delle sanzioni minacciate se il potere non tornerà ai civili.

È stato raggiunto un accordo in Burkina Faso per un governo di transizione di un anno, fino alle elezioni che dovranno tenersi nel novembre del 2015. E’ quanto emerso dai colloqui tra l’esercito – che ha preso il potere – i parlamentari e i leader della società civile, mediati dai presidenti di tre Paesi africani (Ghana, Senegal e Nigeria).
Nel corso dei negoziati, ai quali hanno preso parte vertici religiosi e  tribali del Paese africano, non è stata trovata un’intesa sul nome del nuovo presidente che dovrà guidare la transizione. Nel comunicato finale si sottolinea tuttavia che le parti hanno concordato su una “eminente personalità civile”.
Il presidente del Ghana, John Dramani Mahama, che ha condotto la mediazione assieme al nigeriano Goodluck Jonathan e al senegalese Macky Sall, ha spiegato di non essere preoccupato di una  possibile impasse sul leader: «Credo che a giorni, piuttosto che a  settimane, saremo in grado di raggiungere un accordo e insediare un  governo di transizione», ha spiegato Mahama, «la nostra intenzione è di  non portare nomi sostenuti dal summit dell’Ecowas (la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale), è una scelta dei  cittadini del Burkina Faso, devono essere loro a decidere».
Il governo  di transizione dovrà riportare la calma nel Paese, dopo la deposizione  del presidente Blaise Compaorè – al potere da 27 anni – e la presa del  potere da parte dell’esercito, con il colonnello Isaac Zida nominato capo dello Stato.
Compaorè è stato costretto a fuggire in Costa d’Avorio, dopo che decine di migliaia d persone sono scese nelle strade  e hanno invaso e incendiato il Parlamento. Il risultato dei mediatori è frutto, anche, della pressione internazionale e continentale, e delle sanzioni minacciate se il potere non fosse stato restituito ai civili.
Il Canada, infatti, ha sospeso gli aiuti e la cooperazione umanitaria con  il Burkina Faso. Tra il 2012 e il 2013 il governo di Ottawa ha versato aiuti al paese africano per circa 35,6 milioni di dollari. Una minaccia di sanzioni presa sul serio a Ouagadougou per il potenziale rischio di isolamento sulla scena continentale e internazionale e per le possibili ripercussioni negative in termini economici e di aiuti allo sviluppo da  parte dei “donors”, il cui contributo è cruciale a sostegno di uno dei  paesi meno sviluppati del pianeta.

Nella foto in alto il colonnello Isaac Zida. (Fonte: Afp)