Uno sguardo alla vita di ogni giorno

La famiglia è perno dell’evangelizzazione e soggetto di inculturazione del messaggio. Necessario quindi che le diocesi puntino sulla formazione, diano solidità alla vita spirituale e rinnovino il senso di appartenenza alla comunità ecclesiale.

Dal 4 al 19 ottobre 2014, si è tenuta in Vaticano la prima sessione del Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Un sinodo a lungo atteso e sperato. Alcuni mesi prima (6-13 luglio 2014), l’Associazione delle conferenze episcopali della regione dell’Africa centrale (Acerac) aveva fatto della famiglia il tema della sua decima assemblea plenaria a Brazzaville. Il 15 agosto 2014, solennità dell’Assunzione, il Simposio delle conferenze episcopali d’Africa e Madagascar (Secam) metteva a disposizione del popolo di Dio un documento, di cui purtroppo non si è parlato molto, che formulava importanti raccomandazioni sulla famiglia.

Il tema è profondamente coinvolgente. All’assise episcopale in Vaticano si respirava un certo clima di tensione. Il sinodo romano, nonostante le formule rassicuranti, si è concluso in un brusio mediatico che, come troppo spesso avviene, rende difficile l’ascolto e la comprensione dei problemi sollevati dalle Chiese di altri continenti.

Vorrei qui farmi eco di alcune questioni delle coppie e delle famiglie d’Africa, come le comprendo nella quotidianità e come sono state espresse all’assemblea dell’Acerac e in altre Chiese d’Africa.

Non chiudere gli occhi
In Africa più che altrove, la famiglia, tanto quella nucleare che quella allargata, è la base della società. Ecco perché la famiglia è sempre stata uno dei settori privilegiati della pastorale. Già alla Vª Assemblea plenaria del Secam, (Nairobi, 24-30 luglio 1978) i vescovi avevano sottolineato il legame tra famiglia ed evangelizzazione: «Raccomandiamo con viva insistenza che si prenda a cuore la vita spirituale delle famiglie. Questa vita spirituale si nutrirà della lettura della Bibbia in casa, durante le messe e gli uffici locali, nelle visite alle famiglie e nella preghiera in comune. A questo scopo, ci si servirà delle associazioni e delle devozioni antiche e ben conosciute così come delle nuove. Soprattutto, la preghiera sarà accompagnata da un impegno e da una testimonianza attivi. Alle comunità cristiane raccomandiamo di celebrare i vari giubilei delle famiglie e altre feste famigliari importanti» (n° 8).

Conviene dunque investire nella pastorale delle famiglie, primo luogo di evangelizzazione, di preghiera, di apprendimento dei valori cristiani. Di qui l’importanza dell’accompagnamento dei genitori, l’iniziazione alla loro missione, la formazione delle giovani coppie. Si tratta di difendere la dignità delle donne, chiamate ad assumere un ruolo importante nella Chiesa e nella società; di investire nell’educazione umana e spirituale dei giovani. In una parola, evangelizzare la famiglia è evangelizzare l’Africa.

Non si possono però chiudere gli occhi di fronte alla crisi della famiglia. Anche in Africa, la famiglia è influenzata da una “civilizzazione” segnata dall’utilitarismo, l’individualismo e la cupidigia. La gratuità, cuore dell’amore, sta sparendo in favore della ricerca del profitto. I valori famigliari tradizionali sono messi in questione. Nel loro contributo al sinodo della famiglia, i vescovi del Secam scrivevano: «Di fronte ai diversi mutamenti sociali e alle numerose pesantezze relative al matrimonio e alla famiglia in Africa e nel mondo di oggi, la Chiesa africana ha preso la misura delle sfide che ne derivano, decisa a reagire in maniera appropriata. Ciò passa dall’impegno per la consolidazione delle famiglie cristiane affinché riscoprano ancor più la loro identità e realizzino la loro missione nel senso della civilizzazione dell’amore e della cultura della vita, alla luce dell’ordine della creazione e tenendo conto dei valori delle nostre culture» (n° 6).

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