Al-Kantara – febbraio 2015
Mostafa El Ayoubi

L’attentato del 7 gennaio a Parigi segnerà per sempre la vita dei cittadini francesi e di quelli di altri paesi europei, siano essi credenti o no, siano essi cristiani, ebrei, musulmani o di altri credi. Due terroristi autoproclamati “difensori” dell’islam e del suo profeta hanno fatto irruzione nella redazione di Charlie Hebdo e ammazzato 12 civili.

Con il loro atto criminale questi jihadisti hanno offeso anche il Corano e il profeta Mohammed più di quanto ha fatto, in questi anni, Charlie Hebdo. È un atto che danneggerà ulteriormente l’immagine dell’islam: “Questo è l’islam” (il quotidiano Libero, 8 gennaio).

La religione islamica prescrive che all’offesa non si risponde con la violenza: “E quando incontri coloro che speculano sui Nostri segni gira alla larga da loro” (Corano, VI: 68). E il profeta Mohammed ha raccomandato: “Il vero musulmano è colui del quale i fedeli non temono né la sua lingua né la sua mano”. Ma con gli attentati di Parigi – compreso quello a danno del negozio ebreo – quei terroristi hanno contribuito ad alimentare l’islamofobia in Occidente.

Occorre andare oltre la ferma condanna, analizzare il contesto e le cause per evitare che ciò si ripeta. Perché è proprio Charlie Hebdo ad essere preso in mira? È possibile parlare di responsabilità etica relativa alla linea editoriale di questo giornale o invece il dibattito si esaurisce intorno alla sola dimensione del sacrosanto principio della libertà di informazione?

Nel 2008 la direzione di Charlie Hebdo aveva licenziato Maurice Sinet con l’accusa di antisemitismo: aveva preso in giro il figlio del presidente Sarkozy che stava per sposare una donna ebrea. All’epoca il direttore del giornale era Philippe Val, noto per la sua poca simpatia per i musulmani, come ammette Olivier Cyran, un ex collaboratore di Charlie. Val, che nel 2005 consentì la re-pubblicazione delle vignette danesi (anti-islam), nel 2009 passò alla guida di Tf1 e Radio France, servizio pubblico. Il suo successore, Charb, è stato ancora più duro con la religione islamica: il profeta raffigurato nudo a quattro zampe con una stella che copre il suo ano, con la dicitura “una stella è nata”; la copertina con lo strillo “il Corano è una merda, non ferma le pallottole” ecc.

Il 10 gennaio scorso, sul suo sito web, l’Union Juive pour la Paix ha preso le distanze dalla linea editoriale di Charlie Hebdo: «Criticare le religioni è legato ad un preciso contesto e avviene in un momento politico per nulla neutro nei confronti dei musulmani. Gli atti di Charlie Hebdo hanno contribuito al diffondersi dell’islamofobia». Nel contesto di oggi i musulmani sono un bersaglio facile, come lo furono gli ebrei in Europa in passato. Lo storico ebreo Shlomo Sand, in un articolo su Le Grand Soir del 14 gennaio, ha ricordato che nel 1886 Edouard Drumont, giornalista e deputato francese, pubblicò un libro antisemita intitolato La France Juive. E lo ha paragonato ad un libro di Michel Houellebecq uscito all’inizio di gennaio 2015, Soumission. L’autore di questa “opera” è stato ospite al telegiornale delle 20 di un canale pubblico per raccontare come lui immagina la Francia governata da un presidente musulmano nel futuro.

L’islamofobia è «un vento brutto – scrive Sand – un vento fetido di razzismo pericoloso che ondeggia sull’Europa: esiste una differenza fondamentale tra il fatto di prendersela con una religione dominante in una società e quello di attaccare la religione di una minoranza dominata».

L’islamofobia, anche quella istituzionale – vedi la legge contro il velo –, è uno dei fattori interni che alimenta la fantasia omicida e suicida dei jihadisti. L’altro fattore è quello dell’esclusione e dell’ingiustizia sociale a danno delle masse dei giovani confinati nelle periferie delle grandi città francesi.

Vi è anche un fattore esterno correlato a quelli interni, ovvero la politica internazionale francese. Il sociologo Edgar Morin, su Le Monde (8 gennaio), richiama alla necessità di «contestualizzare l’immondo attentato». Per Morin esso è una «irruzione, nel cuore della Francia, della guerra del Medio Oriente, guerre civili e guerre internazionali dove la Francia è intervenuta accanto agli Usa».
Come reagirà l’establishment francese? Ha imparato dai sui “errori”?

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(Fonte della foto in alto: Ridzdesign)

Dopo le uccisioni nella redazione di Charlie Hebdo, bisogna fare attenzione a non dare la stura all’islamofobia. Creerebbe esclusione e alimenterebbe il jihadismo.