Pubblicato il XV Rapporto sulle migrazioni
Sono soprattutto donne, persone con legami familiari stabili e un reddito alto. Questo è il profilo dell’immigrato che ha una maggiore propensione ad integrarsi nel paese, secondo il XV rapporto sulle migrazioni pubblicato dalla Fondazione Ismu. Gli immigrati costano meno degli italiani e versano più tasse, ma senza le voci legate alla previdenza pubblica, il quadro cambia.

Sono oltre 4,8 milioni i cittadini stranieri in Italia. La conferma arriva dall’ultimo rapporto sulle migrazioni pubblicato dalla Fondazione Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità).
Un milione e 200mila sono musulmani mentre 860mila cattolici. Diminuiscono anche gli irregolari ma aumentano le cosiddette seconde generazioni: nel biennio 2007/2008 in Italia c’erano 200 mila studenti senza cittadinanza, ma nati nel nostro paese, il 35% di tutti gli studenti stranieri.

Come ogni anno, l’Ismu presenta una novità, tra gli studi contenuti nel suo rapporto. Per la prima volta compare una ricerca effettuata attraverso la somministrazione di un questionario a oltre 12 mila immigrati, che risiedono in 32 realtà rappresentative dell’intero territorio nazionale, tra la fine del 2008 e i primi mesi del 2009. Quattro i fattori di cui l’indagine a tenuto conto: economico, sociale, politico e culturale.

Dallo studio è emerso che sono le donne ad essere più integrate, insieme alle persone, più in generale, sposate (soprattutto con italiani), che hanno figli. Oltre al tempo di permanenza, a favorire l’integrazione di uno straniero, contribuiscono un’istruzione elevata e redditi abbastanza alti. Inoltre, secondo l’Ismu, a fronte di una maggiore integrazione, lo straniero tende ad allentare i legami e le relazioni con i paesi di origine, con un conseguente calo delle rimesse.

Il profilo di chi invece è meno integrato corrisponde a quello dell’uomo, normalmente con un reddito contenuto e scarsi legami familiari in Italia. Giunto da poco nel nostro paese, avrebbe anche un livello di istruzione relativamente modesto.
Un’altra novità, contenuta in questo XV rapporto dell’Ismu, riguarda invece i costi dell’immigrazione per la finanza pubblica. In particolare, lo studio analizza i contributi e i benefici rispettivamente versati e goduti dalla popolazione immigrata.

Dall’elaborazione dei dati ne emerge un quadro nettamente in favore dei cittadini italiani. Gli immigrati ricevono dunque in media circa 100 euro in più all’anno per gli assegni di disoccupazione e circa 110 euro in più per quelli familiari. Per gli italiani lo Stato spende invece oltre 2.770 euro in più all’anno, per voci di spesa legate all’anzianità, 94 euro in più per pensioni ai superstiti e 160 euro in più per pensioni di inabilità. Sommando tutti i benefici, gli italiani ricevono quindi in media importi di 2800 euro in più rispetto agli stranieri.

«Stiamo parlando di una popolazione relativamente giovane – spiega Gian Carlo Blangiardo, docente dell’Università Bicocca di Milano, tra gli autori del rapporto – È evidente che questi contributi verranno poi assorbiti dalla popolazione immigrata. Essendo una popolazione molto giovane, anche dal punto di vista della sanità, ad esempio, è una popolazione che consuma poche risorse. Quando facciamo un bilancio bisogna tenere conto, poi, anche degli effetti dell’invecchiamento della popolazione immigrata».

La novità del rapporto, sta infatti nella nuova voce: “anzianità”. Al netto, di benefici ed imposte legate all'”anzianità”, il quadro è nettamente diverso. Ecco che in media, dunque, il beneficio fiscale netto annuo per gli italiani è di 969 euro inferiore a quello degli immigrati.

(L’intervista a Gian Carlo Blangiardo, docente dell’Università Bicocca di Milano, è stata estratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)