Kenya / Scuola
In Kenya il sistema scolastico, specie nelle regioni del nord vicine al confine con la Somalia, è messo a dura prova dalla paura di nuovi attacchi terroristici di Al Shabaab. I docenti si rifiutano di insegnare e le scuole chiudono. Il governo di Nairobi non ha ancora trovato delle soluzioni adeguate, mentre il futuro di molti studenti è compromesso.

La minaccia terrorista in Kenya sta compromettendo il già precario sistema educativo pubblico, in particolare nelle regioni del nord, lungo il confine con la Somalia. Più di 100 scuole hanno chiuso negli ultimi due mesi perchè gli insegnanti – molti dei quali cristiani – si rifiutano di riprendere il lavoro per timore di nuovi attacchi di Al Shabaab. Oltre 1.000 docenti, provenienti da altre regioni del paese, non sono rientrati a scuola all’apertura del secondo trimestre, il 4 maggio, ha dichiarato l’Unione Nazionale degli Insegnanti kenyani (Kenyan National Union of Teachers).

Il sistema educativo in Kenya soffre già per la mancanza di adeguati finanziamenti governativi e a farne le spese sono insegnanti ed allievi, spesso costretti in classi fatiscenti e sovraffollate. Ma nel nord-est poter studiare, per chi non ha denaro per pagare scuole private, sta diventando ora quasi impossibile. La provincia più colpita è quella di Mandera che confina anche con l’Etiopia, dove mancano 600 insegnanti qualificati. Il risultato è che solo il 10-15% degli studenti delle Secondarie di questa zona, raggiunge il punteggio che gli permette di accedere all’Università. Molti giovani studenti sostengono che gli jihadisti stanno distruggendo il loro futuro.

A Garissa, lo spettro delle 148 vittime dell’attacco terrorista del 2 aprile, ha provocato la chiusura a tempo indeterminato di 95 scuole. A terrorizzare gli insegnanti di Mandera è, invece, il ricordo dell’attacco ad un autobus di docenti che tornavano a casa per le vacanze natalizie, il 22 novembre scorso, rivendicato da Al-Shabaab. I terroristi liberarono i musulmani e uccisero gli altri: morirono 32 persone. Molte delle vittime erano colleghi dei professori che ora si rifiutano di tornare a Mandera. «Li sostituiremo con altri insegnanti non ancora abilitati, in attesa di avere risposte dal governo» ha dichiarato il direttore dell’ufficio provinciale per l’educazione, Ismail Barrow. Da parte sua il governo prende tempo, dice che sta cercando soluzioni, ma appare in affanno: «Cosa dobbiamo dire alla gente di questa regione? – chiede il segretario all’educazione, Joseph Kaimenyi – Dobbiamo dirgli che i loro figli non hanno diritto ad imparare?».

Di sicuro da oggi, a Mandera e provincia, non hanno più diritto ad imparare i ragazzi stranieri. Nei giorni scorsi, infatti, il ministero per l’Educazione ha deciso che i non kenyani non saranno più ammessi nelle scuole e che gli 890 stranieri attualmente scritti, dovranno finire gli studi “sotto stretta sorveglianza”. A preoccupare il governo è il fatto che il 70% degli studenti stranieri in Kenya sia concentrato lungo il confine con la Somalia (dunque di nazionalità somala) e che, una volta ottenuto un certificato di nascita kenyano – necessario per registrarsi negli istitituti scolastici – questi giovani, al compimento dei 18 anni, diventino, legalmente, cittadini kenyani.

Questo clima di terrore e diffidenza potrebbe celare la strategia jihadista di demolire il sistema dell’istruzione governativa, per sostituirlo, in futuro, con il loro. Si attende una risposta altrettanto determinata da Nairobi, ma per ora si registra soltanto la decisione presa dal Coordinatore della regione di nordest, Mohamud Saleh: per far fronte alla minaccia terroristica, tutti i responsabili locali che hanno ricevuto addestramento paramilitare, saranno dotati di armi e del potere di arrestare i sospetti. Verranno richiamati, inoltre, i riservisti della polizia e militari in congedo, per pattugliare la porosa frontiera a Mandera e Garissa. «Li pagheremo bene» ha aggiunto Saleh.

Ma a pesare sugli studenti kenyani non c’è solo la minaccia terrorista. Molto spesso sono gli stessi docenti a rivelarsi come nemici. Delle femmine in particolare. Il 10 giugno scorso la Commissione disciplinare (Teachers Services Commission) ha radiato dall’insegnamento 126 professori, responsabili di “gravi colpe”, per lo più abusi sessuali, compiuti su studentesse tra il 2011 e il 2014. Nel 2010, oltre 1.000 insegnanti furono radiati per gli stessi crimini, commessi in maggioranza su bambine delle scuole Primarie, nelle zone rurali del paese. Nessuno di loro è stato arrestato.