Storie perdute – febbraio 2015
Mauro Armanino

Una potenza coloniale non deve tornare a intervenire nella propria colonia. La storia recente mostra il presidente del consiglio Berlusconi mentre stringe la mano e firma accordi con Gheddafi. Materie prime in cambio di risarcimenti, una strada asfaltata e il controllo dei migranti. E poi c’è stato l’invito a Roma del Colonnello sotto la tenda.

Non troppo tempo dopo l’Italia, mostrando di avere una visione superficiale della politica, ha offerto spazi, luoghi e personale alla guerra per eliminare il Colonnello. Dal 2011 ad oggi la Libia si è disintegrata tra divisioni e radicalismi.

Ci sono state armi per i ribelli amici. Addestramenti alla guerra per combattere la “buona battaglia” e infine bombardamenti protettivi mirati e interessati. Il tutto accompagnato da menzogne su presunti massacri compiuti dal regime libico, rivelatisi infondati. La finzione politica non ha tardato a manifestarsi e con essa gli attori nazionali e internazionali. Il Sahel ha pagato il conto maggiore dell’impresa. La guerra in Mali, i tentativi di destabilizzazione in Niger e in Nigeria sono figli naturali dell’impresa libica. Le armi e i combattenti sono andati ancora più lontano: in Siria, per esempio.

Fermiamo le parole di guerra. Fermiamo l’idea di guerra in Libia. Fermiamo la cecità e l’incompetenza della ministra della difesa italiana. Fermiamola prima che sia tardi. Cieca perché le guerre non hanno prodotto che altre guerre. Incompetente perché dell’Africa conosce forse solo i percorsi turistici. Lo dico con cognizione di causa. Prima di trovarmi in Niger ero a Genova, dove ha fatto politica la Pinotti.

Fermiamola e fermiamo le armi. Fermiamo quanto di colpo diventa un problema solo perché si avvicina alle coste italiane. Fermiamo il pensiero della guerra. Fermiamo i traditori della politica.

L’Italia non deve tornare in Libia ancora con le armi. Non ne ha mai avuto il diritto. Ha già versato troppo sangue innocente in repressioni che sono costate la vita a migliaia di persone. L’Italia può solo offrire la domanda di perdono per quanto accaduto durante la colonizzazione e l’eliminazione di Gheddafi.

L’Italia potrebbe invece concedere spazi di mediazione. Potrebbe fornire appoggio a politiche di accompagnamento democratico. L’Italia deve astenersi da ogni intervento che possa anche solo insinuare l’intromissione nella politica che la Libia, sovranamente, sceglierà. L’Italia dovrebbe ricordare di ripudiare la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. (art. 11 della Costituzione). L’Italia deve fermare la vergogna.

Sia detto per inciso: La colonizzazione italiana, più breve nel tempo rispetto a molte altre, non è stata meno violenta. Per riconoscerlo ci sono voluti molti anni. Tra gli altri Angelo del Boca ha contribuito a smascherare il mito di “italiani brava gente”. Basta vedere quanto oggi accade nei paesi “benedetti” dalla colonizzazione italiana: Libia, Eritrea, Etiopia e Somalia.

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