I punti dell’accordo
Il Trattato, passato in prima lettura alla Camera, prevede un forte partenariato con Tripoli e collaborazioni in campo militare. Sono previste manovre congiunte, lo scambio di esperti e lo sviluppo dell’industria del settore.

La Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura la ratifica del Trattato con la Libia. Un accordo con il quale il nostro paese intende chiudere definitivamente il capitolo delle sofferenze arrecate al popolo libico a causa della colonizzazione e sviluppare un rapporto speciale caratterizzato da un forte partenariato politico ed economico. L’Italia si impegna a realizzare infrastrutture di base per un valore di 5 miliardi di dollari in 20 anni, a costruire 200 abitazioni, a concedere borse di studio agli studenti libici, a ripristinare il pagamento delle pensioni di guerra, a garantire un programma di cure per le vittime delle mine che non possono essere curate a Bengasi, in un centro sanitario realizzato dalla cooperazione italiana.

L’Italia si impegna a restituire reperti archeologici sottratti durante l’era coloniale

Viene sancito il rafforzamento delle relazioni bilaterali in numerosi campi: turistico, scientifico culturale, energetico, economico, industriale…. Particolarmente significativo l’impegno dei due paesi nella realizzazione di un’area mediterranea priva di armi di distruzione di massa.

Il Trattato prevede la collaborazione in campo militare. Sono previste manovre congiunte, lo scambio di esperti e soprattutto c’è l’impegno ad agevolare «un forte e ampio partenariato industriale nel settore». È evidente il rischio che con il decollo di un’industria militare locale sia ancora più difficile contrastare la proliferazione delle armi. Tale disposizione appare incoerente con la legge italiana 185 del 1990, che disciplina il commercio delle armi e vieta le esportazioni ai paesi che violano le libertà fondamentali.

Il Trattato prevede anche una stretta collaborazione nel contrasto all’immigrazione clandestina: è perfino prevista la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere libiche, che sarà realizzato da aziende italiane, il cui costo di 300 milioni di euro sarà per il 50% pagato dall’Italia e l’altro 50% dall’Unione Europea.

Inoltre sarà attuata la collaborazione marittima fra i due paesi nel contrasto dell’immigrazione, come già sancito dall’accordo di fine 2007, ma che ancora non è operativo.

L’intesa prevede pure di istituire una giornata dell’amicizia italo-libica, il 30 agosto di ogni anno, data in cui è stato firmato l’accordo da Berlusconi e Gheddafi.

Italia dei Valori e Udc hanno votato no al provvedimento, così come i radicali nelle file del partito democratico e alcuni onorevoli della maggioranza.

I contrari hanno motivato il voto negativo ritenendo troppo limitato il risarcimento di 150 milioni di euro in tre anni previsto per i profughi italiani cacciati da Gheddafi nel 1970, troppo elevata la tassa posta a carico dell’Eni, che presumibilmente la società scaricherà sugli utenti, per il pagamento dei 5 miliardi di dollari per cancellare il debito coloniale. Ma soprattutto le critiche sono relative a un atteggiamento ritenuto troppo generoso con un regime che non può essere ritenuto democratico.

C’è il rischio, come ha rilevato l’on. radicale Matteo Mecacci, che il pattugliamento marittimo congiunto, l’invio dei nostri soldati e poliziotti in Libia al di fuori delle norme del diritto internazionale (visto che la Libia non ha firmato la convenzione sui rifugiati) espongano l’Italia a delle responsabilità nelle violazioni dei diritti umani. Non è una remota eventualità viste le ripetute denunce, ad esempio di Amnesty International.

Sempre Mecacci, ha sottolineato come il nostro paese abbia finanziato la realizzazione di centri di detenzione per gli immigrati a Sabra e a Cufra in cui si sono verificati gravissime violazioni delle libertà fondamentali.

Durante l’iter parlamentare non è stata approvata la proposta di un continuo monitoraggio del provvedimento, allo stesso modo non è prevista una relazione al parlamento sulle attività svolte in base al Trattato.