Prima Giorgia Meloni, poi il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, ieri e oggi ad Algeri – ma la storia non finisce qui -, hanno trattato per attaccarsi più solidamente alla canna del gas naturale che li lega all’Algeria.
Con la guerra in Medioriente, il blocco dello stretto di Homuz e la chiusura dell’impianto di produzione del gas naturale liquefatto (GNL) di Ras Laffan in Qatar, dopo il bombardamento iraniano, il passo è obbligato.
Ancora una volta l’Europa si scopre vulnerabile dalla gas-dipendenza e più in generale dall’energia da fonti non rinnovabili. In attesa di cambiare il mondo e di misure palliative come quelle promosse dall’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), l’Europa cerca il gas dove può, dopo aver programmato lo stop all’importazione di gas russo entro il 2027.
I principali fornitori di gas all’Europa nel 2025 sono stati: Norvegia (31.1%), Stati Uniti (25.4%), Russia (13,1%), Nordafrica (12.8%), Regno Unito (4.3%), Azerbaigian (4%), Qatar (3,8%). Gli USA sono stati anche i principali fornitori del GNL, con quasi il 58%.
La strategia di Algeri
In questo quadro, del tutto naturalmente l’Algeria si trova al centro di un rinnovato interesse, per le sue riserve e per la prossimità all’Europa. Con l’occasione ritorna anche lo scetticismo nei confronti del paese, la cui produzione di gas è in forte aumento, unitamente al consumo interno, ancora più dinamico, lasciando sempre meno margini all’aumento dell’export che anzi si è ridotto negli ultimi vent’anni.
Questa analisi non tiene però in conto della strategia globale che da diverso tempo l’Algeria ha costruito attorno al suo sistema economico idrocarburi-dipendente. Il governo vuole diversificare la propria economia anche dal punto energetico, puntando sulle rinnovabili e soprattutto – in un contesto mondiale così poco intellegibile, per non dire caotico – è risoluto a diversificare non solo i suoi partner ma anche gli ambiti dello scambio.
L’Algeria ha smesso di vendere il proprio gas per procurarsi valuta estera con cui sviluppare l’economia, ma lega il gas alla cornice economico-politica da stabilire con i potenziali partner.
L’Italia, un partner solido
L’Italia da questo punto di vista è particolarmente ben piazzata per ragioni economico-politiche che risalgono alla sua indipendenza. Enrico Mattei ha sostenuto politicamente e finanziariamente la lotta di liberazione algerina (1954-1962) e ha contribuito ad affrancare la nascente industria petrolifera del paese dalla dipendenza dalla Francia.
Il 25 marzo la premier Giorgia Meloni ha compiuto la sua seconda visita ufficiale in Algeria, dopo quella del gennaio 2023. Si è trattato di un breve viaggio finalizzato all’ovvia richiesta dell’aumento delle forniture di gas all’Italia, per supplire al venir meno della quota del 10% di gas che ci viene dal Qatar via nave sottoforma di GNL e per mettere a punto lo stato della collaborazione tra i due paesi e la visione dei problemi nel mondo, che sono gli aspetti cui è particolarmente sensibile l’Algeria in questo momento.
Nelle dichiarazioni del presidente Tebboune si è insistito sul partenariato strategico e sulla volontà dell’Algeria di rispettare gli impegni presi.
Il ruolo di ENI e il gasdotto trans-sahariano
Nelle dichiarazioni di Giorgia Meloni c’è stato un riferimento più esplicito al tema del gas e alla collaborazione tra l’ENI e la corrispondente società nazionale algerina Sonatrach, che lavoreranno anche su nuovi fronti come il gas di scisto e la ricerca offshore. Quest’ultima per l’Algeria è una primizia, tanto che ha convocato un incontro internazionale dall’11 al 13 maggio ad Algeri, in vista dell’esplorazione del giacimento offshore nel Mediterraneo occidentale.
Ricordando tutti questi aspetti Meloni ha concluso: «E questo chiaramente consentirà anche, in prospettiva, di rafforzare il flusso della fornitura di gas dall’Algeria all’Italia», ricordando con l’occasione il Transmed, il gasdotto che unisce l’Algeria all’Italia tramite la Tunisia.
Tebboune ha da parte sua ricordato la normalizzazione delle relazioni col Niger e il ristabilimento del programma di collaborazione che prevede la realizzazione – in prospettiva – del gasdotto dalla Nigeria al Mediterraneo che come è noto è in concorrenza col progetto di gasdotto lungo la costa atlantica sostenuto dal Marocco. Per le quantità, i prezzi e i tempi dell’aumento delle forniture di gas all’Italia si dovrà attendere il lavoro congiunto tra i due partner.
Non solo gas
La visita ha permesso di mettere a punto lo stato delle collaborazioni, in particolare l’accelerazione dei progetti del Piano Mattei in campo agricolo: la cerealicoltura nella regione di Timimoun e il centro di formazione agricola Enrico Mattei, a vocazione africana, nella regione di Beni Abbes che dovrebbe essere avviato entro l’estate.
È stata annunciata la prossima istituzione di una Camera di commercio Italia-Algeria per rafforzare la cooperazione. In particolare Meloni ha fatto riferimento all’agroindustria, all’industria della difesa, alla farmaceutica, ai trasporti, alla logistica, alle infrastrutture, all’innovazione e al digitale.
A breve ci sarà anche la convocazione di nuovo vertice intergovernativo. Altro tema affrontato quello del contrasto alle migrazioni irregolari e al traffico di esseri umani, per il quale Meloni ha espresso apprezzamenti per la collaborazione di Algeri.
Sul piano politico è stata sottolineata la convergenza sulla necessità di porre fine alla guerra in Medioriente, di regolare i problemi per via diplomatica, di trovare una soluzione sulla questione palestinese – Meloni ha auspicato la nascita di due stati -, di lottare contro il terrorismo nel Sahel, di superare le difficoltà in Libia e di consentire l’autodeterminazione nel Sahara Occidentale secondo i principi dell’ONU.
Ripresa dei rapporti con Madrid
Quest’ultimo tema come è noto aveva provocato la rottura tra Spagna e Algeria da quando, nel marzo 2022, il premier spagnolo Sanchez aveva decisamente preso posizione a favore del Marocco. L’odierna visita del ministro degli Esteri di Madrid Albares ad Algeri segna la fine della crisi diplomatica tra i due paesi. Ricevendo ieri il ministro spagnolo, il presidente algerino Tebboune ha riattivato il Trattato di Amicizia, di buon vicinato e di cooperazione con la Spagna.
Spagna e Algeria sono collegate da un gasdotto, il Medgas, in attività dal 2011, mentre il gasdotto Magreb-Europa che portava il gas dall’Algeria alla Spagna e al Portogallo attraverso il Marocco è inattivo dal 2021, quando, con la crisi dei rapporti con Rabat, Algeri ha sospeso le forniture. La situazione non si è più sbloccata malgrado le pressioni europee. Anche Madrid è dunque in trattativa per aumentare di un 10% le sue importazioni di gas dall’Algeria.
Come per l’Italia anche per la Spagna si pone il problema della capacità di Algeri a far fronte a questi nuovi impegni. In Algeria si sottolinea come, già prima della guerra contro l’Iran, nel gennaio di quest’anno, l’export di gas algerino verso l’Europa fosse aumentato del 22%.
La Compagnia statale Sonatrach è impegnata in un vasto piano di investimenti entro il 2030. Intanto non è senza orgoglio che l’Algeria si scopre ancor più al centro della questione energetica, e quindi politica, nel Mediterraneo.