Italia-Tunisia: il Mediterraneo sotto controllo digitale - Nigrizia
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Esperimenti europei di deterrenza tecnologica. Lo rivela l’ultimo rapporto del Forum tunisino per i diritti economici e sociali e Mozilla Foundation
Italia-Tunisia: il Mediterraneo sotto controllo digitale
L'Europa finanzia sistemi di sorveglianza sempre più sofisticati per fermare i migranti prima che raggiungano le sue coste. Roma e Tunisi sono al centro di una rete avanzata che trasforma il mare in una frontiera invalicabile, sollevando interrogativi sui diritti umani
06 Novembre 2025
Articolo di Nadia Addezio
Tempo di lettura 4 minuti
Credito: Copernicus

Le tecnologie avanzate stanno ridisegnando la gestione delle frontiere, e l’Italia ne è tra i principali promotori. Lo rivela l’ultimo rapporto del Forum tunisino per i diritti economici e sociali (FTDES) e Mozilla Foundation, pubblicato il 27 ottobre. Il lavoro ripercorre le diverse fasi di evoluzione dell’esternalizzazione delle frontiere in Tunisia, analizzando come le tecnologie emergenti vengano sistematicamente impiegate lungo i confini italo-tunisini.

La prima fase: l’EUTF for Africa e l’IBM

The Nexus of Technology and Migration: Tech-Facilitated Border Control and Implications for Tunisia è il titolo del lavoro dell’FTDES, ong tunisina in prima linea per i diritti delle persone migranti. Il suo lavoro mette in luce la centralità della Tunisia nell’intercettazione e respingimento dei migranti.

Un’attività resa possibile dai finanziamenti europei che hanno permesso alla Guardia nazionale marittima tunisina di sviluppare ISMariS, il “sistema integrato per la sorveglianza marittima”.

La strada che porta all’ISMariS comincia nel 2015, quando giunsero più di un milione di persone sulle coste europee. Circa un sesto era partito dall’Africa.

Motivata a diminuire gli arrivi, fu durante il Vertice de La Valletta che la Commissione europea creò il Fondo fiduciario d’emergenza dell’UE per l’Africa (EUTF for Africa) per finanziare progetti per la gestione delle frontiere. L’Italia è oggi il secondo donatore del fondo.

In tale contesto, la Tunisia risultava strategica sia per la sua posizione geografica sia per la sua apertura a cooperare. Un potenziale alleato nel contenimento dei flussi, ruolo che si sarebbe formalizzato nel 2016 con il lancio del Support to the Government of Tunisia for the Integrated Border Management (IBM Tunisia): il primo programma operativo dell’EUTF in Tunisia.

Con un budget di 24,5 milioni di euro, l’IBM gettava le basi allo sviluppo di infrastrutture e sistemi di sorveglianza costiera. Prevedeva, inoltre, l’addestramento delle forze di sicurezza tunisine con il supporto tecnico e la supervisione del governo italiano.

La seconda fase: il BMP-Maghreb

Implementato dall’International Centre for Migration Policy Development (ICMPD), un’organizzazione intergovernativa fondata da Austria e Svizzera con sede a Vienna, l’IBM fece emergere l’esigenza di estenderlo a livello regionale.

Nacque, così, nel 2018 il Border Management Programme for the Maghreb (BMP-Maghreb), che coinvolge anche il Marocco e sarà attivo fino al 2028. Il nuovo programma ha dotato la Guardia marittima nazionale tunisina di radar di navigazione, telecamere termiche, Automatic Identification System (AIS) e altre apparecchiature informatiche per la sorveglianza marittima.

Entra in azione ISMariS

Una volta che i programmi supportati dall’EUTF for Africa ottennero i risultati di formazione e competenze tecniche della Guardia costiera tunisina previsti, fu il turno dell’ISMariS. Il sistema – di cui l’Italia ha co-supervisionato lo sviluppo – ha tra i suoi fini il rafforzamento della cooperazione operativa nel settore marittimo tra Tunisia e Italia, nonché con altri stati membri UE anche attraverso Eurosur e Frontex.

Come spiega il rapporto FTDES, il software tunisino serve a fornire informazioni all’UE attraverso l’interconnessione di posizioni GPS, sensori radar VHF e telecamere di sorveglianza. Sul punto, sebbene non vi siano prove concrete, FTDES ipotizza che il sistema ISMariS “potrebbe svolgere un ruolo significativo nello scambio di dati su basi sospette con altre agenzie e programmi di controllo delle frontiere, come l’agenzia Frontex e il programma informativo dell’UE EUROSUR”.

L’evidenza è che ISMariS è usato per intercettare i migranti prima che riescano a raggiungere il territorio italiano. I pushback o respingimenti avvengono in violazione dei diritti dei migranti e impediscono alle missioni SAR (Search and Rescue) di intervenire in soccorso delle persone in gravi condizioni mediche.

Uso dell’IA: i migranti come minaccia alla sicurezza

L’Italia, insieme ad altri stati membri dell’UE e ad agenzie europee come Frontex, ha aumentato gli investimenti in tecnologie innovative e applicazioni di intelligenza artificiale per la gestione delle frontiere.

Gli stati membri, infatti, ricevono finanziamenti dal Border Management and Visa Instrument (BMVI) – fondo da 7,92 miliardi di euro per il periodo 2021-2027 – destinati all’acquisto di droni, veicoli, sensori, sistemi satellitari e termici, software di riconoscimento e altri strumenti digitali di sorveglianza.

Nel caso dell’Italia, il rapporto FTDES evidenzia un incremento degli investimenti in sistemi di sorveglianza e identificazione tecnologica, per un valore di oltre 671 milioni di euro, secondo il Programma nazionale dell’Italia BMVI.

Frontex, nello stesso periodo, ha aumentato del 51% le ore di volo dei droni sul Mediterraneo, passando da 3.307 a 4.993 tra il 2023 e il 2024. A pattugliare la regione sono i droni Heron-1, prodotti dall’azienda israeliana Israel Aerospace Industries (IAI) e gestiti in Europa dalla tedesca Airbus Defence and Space (ADS).

Sebbene i costi finanziari della tecnologia applicata alle frontiere siano elevati, a superare ogni misurazione restano i costi umani. Quelli su cui il rapporto invita a riflettere, richiamando a rimettere al centro la dignità della persona.

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