Sudafrica / Guptagate
Il 3 novembre scorso la Corte suprema di Pretoria ha autorizzato la pubblicazione di un rapporto sulla corruzione in Sudafrica che accusa il presidente Jacob Zuma d'essere nelle mani della potente famiglia di affaristi Gupta. Il giorno prima migliaia di persone sono scese in piazza per chiederne le dimissioni, ma la polizia le ha disperse sparando proiettili di gomma.

La posizione del presidente sudafricano, più passano i giorni e più diventa insostenibile. L’ultimo scandalo sono le manovre per bloccare la pubblicazione del rapporto sulla corruzione ai vertici dello Stato, stilato dal difensore civico, la signora Thuli Madonsela, poco prima che, a metà ottobre, lasciasse il suo incarico. L’esasperazione della gente è al limite. Mercoledì 2 novembre, mentre gruppi di cittadini, in strada chiedevano le dimissioni di Zuma, la giustizia sudafricana ha finalmente dato ordine di pubblicare quel rapporto che contiene prove schiaccianti contro il presidente.

Il rapporto, dal titolo “Controllo dello stato” – 355 pagine a dir poco esplosive -, affronta le relazioni tra la famiglia Gupta, ricca famiglia industriale di origine indiana, e il presidente sudafricano. I fratelli Gupta avrebbero influenzato Jacob Zuma sulla scelta di due ministri per favorire i loro interessi (l’approvazione del progetto nucleare sudafricano): il ministro delle miniere, Mosebenzi Zwane, e quello delle Finanze, Des Van Rooyen.

Un comportamento illecito che espone il presidente Zuma ad azione giudiziaria. Il documento è ora nelle mani del nuovo difensore civico, la signora Busisiwe Mkhwebane.

Il tentativo di Zuma di bloccare la pubblicazione del rapporto, ha fatto infuriare la Fondazione Nelson Mandela che ha espresso il suo sdegno in un comunicato molto critico nei confronti del presidente. Per la fondazione è giunto il momento che «le persone che compromettono la nostra democrazia e saccheggiano le sue risorse ne rispondano davanti alla giustizia». E ancora: «Lanciamo un appello al partito al potere perché prenda le misure necessarie a proteggere lo Stato e lo metta in mani sicure e capaci».

La Fondazione lancia infine un appello perché alla testa del Sudafrica avvenga un cambiamento di leadership: «La capacità e l’impegno del capo dello Stato di difendere la Costituzione è uno dei pilastri del nostro paese, ma ora sembra crollare, così sono tutti gli altri fondamenti delle nostre istituzioni che rischiano a loro volta di sbriciolarsi».

Il partito al potere, l’African national congress (Anc), si sta dilaniando intorno a Zuma. A capo della fronda, il ministro delle finanze, Pravin Gordhan, uno dei ministri più ascoltati, che ha fatto della lotta alla corruzione il suo cavallo di battaglia. Nel suo braccio di ferro contro il presidente, è appoggiato da diverse alte personalità dell’Anc. Tra queste, il vicepresidente Cyril Ramaphosa e il capogruppo dei deputati dell’Anc, Jackson Mthembu che ha chiesto però le dimissioni di tutto il Comitato esecutivo del partito (“hanno ridotto il partito a qualcosa che lascia l’amaro in bocca”, dice) oltreché le dimissioni di Zuma.

La perdita di credito di Jacob Zuma in seno all’Anc è legata anche alla storica «sconfitta» del partito presidenziale alle elezioni amministrative di agosto, quando diverse città sono finite in mano ad Alleanza democratica, il principale partito di opposizione, come Pretoria o Mandela Bay. A Johannesburg, l’Anc ha perso la maggioranza.

Quanto sta avvenendo in Sudafrica «è una vittoria per la democrazia e per il potere costituzionale», dice Mmusi Mainame, leader dell’Alleanza democratica. Che denuncia anche gli affari realizzati dai Gupta con la compagnia nazionale di elettricità Eskom. Un cancro, la corruzione in Sudafrica, che va estirpato. Il risultato, a mio parere, della “dittatura” del partito unico…anche se questi porta il nome di Anc, il partito che fu di Mandela.