Secondo mandato presidenziale
È di nuovo la presidente della Liberia. Ma il secondo turno è stato boicottato dal suo rivale, che ha denunciato brogli, e la partecipazione al voto è crollata. La neoeletta punta ad un governo di unità nazionale.

Parte male il secondo mandato di Ellen Johnson-Sirleaf – premio Nobel per la pace 2011 – alla presidenza della Nigeria. Al secondo turno di martedì 8 novembre, è stata sì eletta con oltre il 90% dei suffragi, ma con una partecipazione al voto di appena il 37,4% degli aventi diritto, dimezzata rispetto al primo turno dell’11 ottobre.

Significa che ha funzionato l’appello di boicottare il voto, lanciato dal suo rivale Winston Tubman. E significa che la presidente si trova ad iniziare cinque anni di governo con un sostegno limitato: il che non è poco in un paese dove non si sono ancora del tutto rimarginate le ferite di una guerra civile, durata una quindicina d’anni (1989-2003), che ha provocato 250mila morti.

Winston Tubman, leader del Congresso per il cambiamento democratico (Cdc), aveva annunciato il proprio ritiro dalla competizione il 4 ottobre, denunciando che «il secondo turno, così come il primo, sarebbe stato viziato da frodi e irregolarità». Quello stesso giorno, militanti del Cdc, riuniti davanti alla sede del partito per sostenere il boicottaggio del voto, sono stati attaccati dalla polizia anti-sommossa: il bilancio è stato di almeno due morti. La Johnson-Sirleaf ha annunciato la costituzione di una commissione d’inchiesta per far luce su questi fatti.

In riferimento al voto, la neoeletta ha invece rimarcato che la legittimità a governare gli deriva dal primo turno, che l’ha vista sconfiggere quindici candidati. Quanto alla partecipazione degli elettori al secondo turno, l’ha definita «sufficiente». E ha aggiunto che vorrebbe poter formare un governo di unità nazionale e che per questo ha intenzione di contattare tutti i leader che si sono candidati alle presidenziali.

Durante la campagna elettorale era stato contestato alla Johnson-Sirleaf di aver avuto un ruolo, sia pure indiretto, nella guerra civile e di non aver fatto abbastanza, nel corso del primo mandato, per la riconciliazione nazionale.

Per un’analisi del contesto, ecco quanto pubblicato su Nigrizia di novembre.