Boko Haram / Politica
Con l'avvicinamento del voto, già rinviato al 28 marzo, sembrano intensificarsi gli scontri e le stragi provocate dagli estremisti di Boko haram. Il presidente Goodluck Jonathan ha ammesso di aver sottovalutato la forza dei miliziani, ma sembra più preoccupato del calo del prezzo del petrolio e della campagna elettorale.

Strage su strage. I giorni che separano il gigante africano, la Nigeria, dalle elezioni sono segnati, quotidianamente, da eccidi, bombe, raid, e controffensive, poche, contro i Boko haram. Più si avvicinano le elezioni, che ora dovrebbero tenersi il 28 marzo dopo il rinvio di sei settimane (erano fissate per il 14 febbraio), e più si alza e si allarga il livello dello scontro nel nord est del Paese e in vaste aeree dei paesi confinanti.

Voto rinviato per consentire alle forze armate e di sicurezza nigeriane di fare piazza pulita dei Boko haram. Questa è la ragione ufficiale. Ma in molti, nel paese e fuori, si chiedono come mai adesso la Nigeria è in grado di sconfiggere i fondamentalisti del califfato nero mentre negli ultimi due anni è stato fatto poco o nulla. Lo stesso arcivescovo di Abuja, John Onaiyekan, a tale proposito aveva detto: «Per noi questo rimane un mistero. Ora dicono che in sei settimane ripuliranno la Nigeria da Boko haram. Volevo sentirlo dire due anni fa, come mai non l’hanno fatto prima?». Riuscirà il governo a mantenere la parola data? Lo vedremo con l’approssimarsi delle elezioni.

Intanto il presidente Goodluck Jonathan ha ammesso di aver sottovalutato la forza dei miliziani di Boko haram, che dal 2009 hanno scatenato una guerra civile nel nord-est con l’intento di instaurare uno stato islamico in Africa Centrale. Progressivamente, infatti, hanno esteso il loro raggio di azione anche nel vicino Camerun, nel Ciad e in Niger. I numeri del conflitto sono tremendi: 14 mila morti e oltre un milione e 600mila sfollati. Numeri che probabilmente il presidente non conosce e se ne è al corrente è stato troppo impegnato per porre rimedio a una situazione che gli è totalmente sfuggita di mano. Troppo distratto quindi, insieme al suo ministro delle Finanze, Diesani Alison-Madueke, del calo del prezzo del barile, tanto da pensare di convocare un vertice straordinario dell’Opec e lo può fare visto che attualmente è il presidente di turno del cartello.

Il petrolio cala, la Nigeria brucia, e il presidente pensa alla sua rielezione. Vuole riaffermare il suo potere. Ammettere di aver sottovaluto la forza degli islamisti, forse, è una mossa elettorale, ma ora dovrà far seguire questa affermazione ad azioni concrete tese davvero ad arginare, se non sconfiggere, Boko haram. In questa fase tutto è possibile. Se non fossimo in Nigeria potremmo pensare che politici animati da buon senso e da realismo politico, trovandosi di fronte a una situazione di questo tipo, optino per: unità e governo di coalizione o di transizione, per respingere e arginare la furia jihadista. Ma questo non accadrà mai.

In occasione dell’apertura dell’assemblea plenaria della conferenza episcopale nigeriana, Jonathan è stato chiaro: «L’unico governo di transizione possibile sarebbe un governo militare, che certamente nessuno accetterebbe». E il presule di Abuja ha sottolineato che un governo di transizione «non è previsto dalla Costituzione».

Che il presidente abbia evocato lo spauracchio dei generali non è un caso. I nigeriani non amano molto lo strapotere che tutt’oggi hanno, sono certamente impopolari, anche perché nel vessare la popolazione sono esperti, secondi a nessuno, ma nel difenderla lasciano davvero a desiderare. Non serve ricordare che spesso le postazioni militari governative nel nord-est del paese sono state abbandonate prima ancora che Boko haram sferrasse il suo attacco.

Militari impopolari da tutti i punti di vista. Ma, di fronte a un’emergenza come quella del califfato nero, occorre uno slancio di realismo: unità di intenti e di paese. Fosse l’unica emergenza: povertà, contese per la terra, distribuzione della ricchezza, corruzione, diritti umani…

Vedremo, nei prossimi giorni, quale sarà l’entità dell’offensiva governativa nei confronti degli jihadisti.

Intanto proprio oggi arriva la notizia di un nuovo attentato che porta la firma degli estremisti islamici. Almeno 18 persone sono morte in seguito all’esplosione di una bomba su un bus pieno di passeggeri a Potiskum, nel nord-est della Nigeria. Lo riferisce la Bbc online, sulla base delle ricostruzioni dei servizi di soccorso.
Secondo l’arcivescovo di Abuja comunque la Nigeria ha la possibilità di farcela da sola senza l’aiuto della comunità internazionale: «Il governo ha il personale, la formazione militare, i soldi per affrontare questo gruppetto di fanatici, ma vi è una mancanza di volontà politica». Appunto, manca la volontà politica, ma come dice il presidente nigeriano da qui al 28 marzo tutto cambierà. Difficile credergli.

Nella foto in alto un Autobus nella capitale Abuja con delle pubblicità elettorali e riferimenti alla lotta contro i Boko haram. (Fonte: Ansa/Epa)