La vita in una township di Johannesburg raccontata in una spirale di delirio e dolcezza, di abuso di stupefacenti e tentativi di autoconsapevolezza, di violenza e sesso, di fantasie suicide e fugaci frammenti di equilibrio. Junx. Non basterebbe una notte segue un protagonista di cui non sappiamo il nome ma di cui conosciamo i pensieri e di cui vediamo, solo noi e lui, l’amico immaginario Ari, contrappunto di ogni momento critico del libro e testimone della depressione che affligge il personaggio principale.
Sono ore che trascorrono tra avventure al limite della legalità, consumo di droghe, musica e amicizie. E con un finale potente. Una notte intera in una township della più grande città del Sudafrica che finisce per abbracciare molto dell’attualità del paese: dalla xenofobia alla criminalità fino alle conseguenze più profonde di decenni di apartheid. E poi la corruzione e lo sfacelo di 30 anni di gestione dell’African National Congress (Anc): il partito che fu la grandezza di Nelson Mandela e che ora incombe sulla vita dei sudafricani come un’allucinazione maligna.
Tshidiso Moletsane si era appuntato il testo del romanzo sul suo cellulare, nel 2016, ma l’ha dovuto riscrivere da capo dopo aver perso il telefono in una rapina, pubblicandolo nel 2021, sua opera prima. Nel 2022 ha vinto il prestigioso Sunday Times Literary Award sudafricano. La prima edizione italiana è dell’anno scorso. Moletsane è deceduto a soli 31 anni nel 2024. Lascia il ritratto di una notte folle e disperata, raccontata con la compassione di chi sa dare un nome alle paure. Uno stile elettrico, scarno ma onirico. Lascia l’immagine di un Sudafrica che prova a resistere, immerso nella decadenza di un grande sogno disatteso. Almeno finora.