L’accusa di Human Rights Watch
Human Rights Watch denuncia la polizia del Kenya: estorsioni, violenze e abusi sui profughi somali. Un dettagliato rapporto riporta le testimonianze delle vittime e il governo è costretto a nominare una Commissione d’inchiesta per accertare la verità.

I somali in fuga dalla guerra sono vittime di estorsioni e violenze da parte della polizia del Kenya. La denuncia arriva da Human Rights Watch (Hrw) l’organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani. In un rapporto dal titolo significativo – “Benvenuti in Kenya: abusi della polizia sui profughi somali” – l’organizzazione denuncia gli agenti della polizia di frontiera, i quali avrebbero usato violenza sui somali in fuga dalla guerra minacciandoli e picchiandoli per estorcere loro denaro e accordargli l’accesso ai campi profughi.

Il rapporto si basa sulle testimonianze di oltre cento profughi, intervistati lo scorso mese di marzo, che hanno parlato dell’esistenza di un vero e proprio racket nelle mani della polizia. Coloro che non sono in grado di pagare vengono respinti.

Solo nei primi mesi del 2010 sarebbero, infatti, centinaia le persone deportate in Somalia. Le autorità respingono le accuse e negano qualunque relazione con chi ruba denaro ai profughi o si rende responsabili di altre violenze.

Oltre all’estorsione, i profughi sono spesso vittime anche di stupri, percosse, detenzione arbitrarie e deportazioni di massa. Il governo aveva già preso visione del rapporto e lo scorso 5 maggio George Saitoti, ministro della Sicurezza, con una lettera indirizzata a Hrw ha dichiarato che qualsiasi atto illecito commesso dalla polizia non rappresenta un riflesso della politica del governo.

Nel documento, infatti, Hrw accusa alcuni funzionari governativi di alimentare la retorica anti-somala e di incentivare in questo modo le violenze. Il governo ha subito riferito di aver nominato una Commissione che dovrà condurre le indagini per accertare le eventuali responsabilità della polizia e fare chiarezza su quanto denunciato.

La Somalia, senza un governo dal 1991, è martoriata da feroci combattimenti, che, dal 2007, vedono opporsi le milizie di insorti islamisti, al governo di transizione, sostenuto dalle Nazioni Unite. Il conflitto è costato la vita, negli ultimi tre anni, ad almeno 21mila persone e costretto mezzo milione di somali a fuggire nei paesi confinanti, in cerca di rifugio e protezione.

Al riaccendersi del conflitto, il Kenya ha chiuso la frontiera, allestendo però alcuni campi profughi lungo il confine. Il più grande è il campo di Dadaab, costantemente sovraffollato. Il Kenya infatti è il paese con il più alto numero di rifugiati somali (circa 300 mila) e per la maggior parte si tratta di donne e bambini.