Kenya

Ieri, con una dichiarazione letta da Musalia Mudawadi, uno dei suoi leader, la coalizione di opposizione (Nasa) ha comunicato di aver rimandato la cerimonia del giuramento di Raila Odinga come “presidente del popolo”, prevista per domani, festa dell’indipendenza. Le ragioni della decisione e nuove azioni politiche saranno comunicate nei prossimi giorni. Nel suo discorso Mudawadi ha sottolineato che il Nasa “rimane fermamente impegnato nel perseguire la giustizia elettorale”.

La decisione, che arriva alla vigilia di una data attesa da una considerevole parte dei keniani, potrebbe essere stata motivata da pressioni da parte dei leader religiosi e della comunità internazionale perché si trovasse una composizione politica al conflitto elettorale. Il dibattito sul tema era molto vivo anche nell’opposizione stessa, preoccupata per le conseguenze del giuramento per il paese. Negli ultimi giorni la tensione era infatti cresciuta ancora, a causa delle minacce della polizia, che si diceva pronta ad arrestare i leader del Nasa e a mettere agli arresti domiciliari lo stesso Odinga per impedire la cerimonia.

Alcuni commentatori politici, come L. Muthoni Wanyeki, ex direttrice regionale di Amnesty International che ha una colonna settimanale sul The East African, e Maina Kiai, noto attivista per i diritti umani che scrive sul Saturday Nation, avevano messo in guardia sull’escalation dello scontro. Avevano sottolineato che la repressione di un atto tutto sommato simbolico avrebbe potuto scatenare un bagno di sangue e radicalizzare l’opposizione.

Il luogo in cui la cerimonia avrebbe dovuto svolgersi era stato tenuto segreto proprio per evitare l’intervento delle forze dell’ordine per impedirla, com’era successo per la veglia funebre convocata dall’opposizione in onore dei morti del periodo elettorale che avrebbe dovuto tenersi contemporaneamente al giuramento del presidente.

Solo ieri si è saputo che era stata preparata a Mombasa, circostanza che avrebbe segnato in modo simbolico la divisione del paese. Mombasa, seconda città del Kenya, è infatti saldamente in mano all’opposizione. Nei giorni scorsi l’assemblea della contea ha approvato una risoluzione sull’assemblea del popolo, voluta dal Nasa in contrapposizione al Parlamento nazionale. Il suo governatore, insieme a quello della contea limitrofa di Kilifi, hanno dichiarato di sostenere i progetti di autodeterminazione, riemersi con forza all’indomani delle contrastate elezioni. (Voice of America / Redazione)